Hakkinen e il futuro Ferrari: “Hamilton? Anche a 40 anni...”
«Sono un vecchio pilota in pensione, ma sono sempre in giro». Mika Hakkinen, 56 anni, è costantemente di fretta, perché quando l’argomento diventa lo sport, il suo eloquio sfora i tempi previsti, “colpa” dell’entusiasmo con cui ama circostanziare le risposte. Ed è indifferente che sia la Formula 1 dei suoi tempi, con i due titoli vinti con l’iconica McLaren grigia di fine anni ‘90, o quella odierna, con Max Verstappen e Lewis Hamilton, che ha eguagliato i titoli di quel Michael Schumacher che Hakkinen seppe battere. O magari Andrea Kimi Antonelli, il debuttante a cui il finlandese fornisce qualche buon consiglio, per arrivare magari un giorno a quel Laureus Award di cui Hakkinen è giurato. «L’odierna Formula 1 è un grande show, e il campionato che sta per cominciare è uno dei più incerti di sempre. Potrei trascorrere un’intera giornata a spiegare perché un pilota potrebbe prevalere su un altro, senza maturare la conclusione che tutti chiedono: se non hai una palla di cristallo, non puoi prevedere chi vincerà il titolo».
Verstappen riparte dopo quattro Mondiali: cosa serve per mantenere intatta la voglia di vincere?
«Mentalmente non è facile, perché da fuori si vedono le gare, le prove, le interviste, ma dietro c’è un lavoro lontano dai riflettori, in primis fisico, che richiede grande impegno. E poi serve saper gestire la pressione e le critiche, concentrandosi sui punti negativi, perché non puoi passare la giornata a guardarti allo specchio dicendoti “sei il migliore”. Questo è il lavoro che Max ha saputo svolgere, e che anch’io ho provato sulla mia pelle: anche lui lo sta facendo in una F1 ricca di talenti, da Hamilton a Norris, da Leclerc a Russell, e merita grande rispetto».
Lei fu compagno di team di Ayrton Senna e duellò con Schumacher: cosa separa i cannibali dai “semplicemente” grandi piloti?
«La voglia di crescere sempre. Ricordo il mio debutto nel 1991, alla Lotus: ero sempre in fabbrica, per parlare con i tecnici; gli ingegneri a un certo punto non ne potevano più di vedermi! I campioni sono i più curiosi, i più affamati, quelli che sanno interfacciarsi meglio con le persone al loro fianco, cose per le quali serve un sesto senso».
È ciò che servirà a Hamilton nella nuova avventura a Maranello?
«Credo che Lewis avrà un impatto positivo, proprio come in McLaren e Mercedes, la differenza è che la Ferrari ha tifosi in tutto il pianeta, e questo porterà ulteriori motivazioni. Lui si è sempre saputo evolvere, ha tanta esperienza e secondo me 40 anni non sono troppi: forse lo erano ai miei tempi, ma i metodi di allenamento e la scienza hanno fatto passi da gigante».
La Ferrari potrà insidiare la McLaren che nei test è parsa superiore?
«Non sarà semplice per nessuno perché la McLaren odierna ricorda quella dei miei tempi, che visse una crescita progressiva e si “preparò” nel modo giusto per vincere. Il segreto di Zak Brown e Andrea Stella è stato capire un aspetto: l’entusiasmo che serve in ogni singola persona. Tutti si sentono coinvolti e responsabili del risultato: è un vantaggio che arriva fino ai piloti».
Tra loro, Lando Norris è uscito ridimensionato dal duello con Verstappen nel 2024.
«Credo che Lando sia pronto per vincere, dipende da quanto avrà fatto tesoro di quelle esperienze attraverso le quali deve passare ogni pilota sulla strada per il titolo. Sbagliare non è un disonore e la sola velocità non è sufficiente per vincere. Non si arriva subito al 2024 di Verstappen, in cui ha vinto nonostante uno sviluppo della vettura non perfetto».
Quale consiglio darebbe a Norris?
«Tenere giù il piede. Sembra banale, ma in certi duelli non lo è...».
Tra le quattro scuderie di testa, torna a esserci finalmente un pilota italiano: pensa che per Andrea Kimi Antonelli, a 18 anni, sia troppo presto?
«18 in fondo è soltanto un numero. La sua è una bellissima storia, non lo conosco ancora a fondo, ma tutti me ne hanno parlato bene. Per lui inizia una nuova vita, non tanto per quanto riguarda le corse - gareggia da quando ha 6 anni - ma per tutto il contorno. Dipende da quanto sarà maturo, indipendente e con le idee chiare, e dalla capacità di scegliere le persone giuste al suo fianco, perché più che in pista, troverà ostacoli legati alla pressione e alle critiche. Ma il talento non mi sembra in discussione, altrimenti non sarebbe in F1».
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