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Autosprint: Ferrari, il "gambero rosso" spera nel caldo

Autosprint: Ferrari, il "gambero rosso" spera nel caldo
© Getty Images

Il punto della situazione sulla Scuderia di Maranello del Direttore di Autosprint, Alberto Sabbatini

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 Alberto Sabbatini

giovedì 9 luglio 2015 10:49

Verrebbe da chiamarla “gambero rosso”. Un passo avanti e mezzo indietro. All’inizio del campionato la Ferrari 2015, quella della riscossa, quella rovesciata come un calzino da Marchionne e Arrivabene negli uomini, nell’organizzazione e nei metodi di lavoro, ci aveva abituato bene e forse illuso. Era partita alla grande: subito un podio che non arrivava da ben otto mesi. Poi una vittoria già alla seconda gara; a seguire una fila consecutiva di altri quattro podii fino a Monaco. 

Però con i primi caldi estivi la Ferrari s’è sciolta. Il divario dalle Mercedes si è incrementato fino al secondo e passa al giro di Silverstone. Tutto giugno senza un podio, appena due quarti posti all’attivo. A Silverstone di nuovo un podio ma fortunoso, soltanto grazie alla pioggia e all’abile strategia di Vettel. Per la prima volta nel 2015 la Ferrari non era più l'anti-Mercedes ma è diventata la terza forza del mondiale. Cos’è successo e cosa si può fare?

Almeno tre le cause: la Ferrari è molto sensibile al caldo, alle gomme e alle piste. A volte queste problematiche si incrociano fra loro. Sui circuiti “di motore” cioé quelli con forti accelerazioni e violente frenate, la Ferrari si difende ancora bene (vedi Australia, vedi Bahrain). Sulle piste “guidate”, quelle con curve veloci in appoggio da 200 all’ora, la SF15-T mostra invece alcuni limiti dovuti a una imperfetta simbiosi fra sospensioni e gomme. Questo accade perché la Ferrari 2015 eredita la sospensione anteriore pull-rod (a tirante), schema che fu scelto qualche anno fa, che fa “lavorare” meno bene le gomme rispetto alla concorrenza. Se la gomma è morbida i problemi sono relativi; il problema di quest’anno è che le Pirelli versione 2015 sono strutturalmente più dure delle gomme dell'anno scorso. Perciò quando si devono usare le mescole più dure (bande colorate bianche o arancio) la Ferrari funziona male e i piloti faticano a portare gli pneumatici alla temperatura ottimale per avere la massima aderenza. 

In questo equilibrio precario il clima fa una grande differenza. Col caldo o con le gomme a mescola morbida e su una pista “di motore” i problemi quasi scompaiono. In Malesia con gomme dure ma molto caldo la Ferrari ha vinto. In Bahrain con gomme morbide e ancora caldo, è andata fortissimo. Ma quando si creano condizioni tipo Silverstone - pista tortuosa, aria fresca e gomme dure - la prestazione precipita. E il divario con gli avversari s’ingigantisce. Insomma, la Ferrari 2015 non è un’auto per tutte le stagioni. La speranza è che la prossima gara, in Ungheria, è su una pista “giusta” con temperatura calda. Basterà?

 

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