Ferrari, tempesta perfetta: ora il caos è totale

Doppia congiura per esautorare Binotto: cruciale il ruolo di Leclerc. Travolto anche Sainz: il padre sta già parlando con l'Audi in vista della stagione 2026
Ferrari, tempesta perfetta: ora il caos è totale© EPA
6 min
Fulvio Solms
TagsferrariBinottoleclerc
A questo punto l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare. Alla Ferrari si è scatenata la tempesta perfetta, conseguenza della sorda sfiducia nei confronti di Mattia Binotto che il presidente John Elkann trascina da mesi, da anni. La colpa dell’ingegnere reggiano sarebbe non essere mai cinico, se del caso anche cattivo. Difende sempre i suoi e qui invece – ecco la convinzione dei vertici di Maranello – servirebbe uno che prenda qualcuno per il colletto, l’accompagni alla porta e gli stampi la forma della suola sui glutei. Un nuovo Briatore. L’atteggiamento garantista di Binotto non va più bene neanche a Charles Leclerc, stufo di non essere chiaramente indicato come il numero uno della squadra alla stregua di Verstappen in Red Bull, Hamilton nel cuore della carriera con Bottas al fianco, o Schumacher ai tempi belli. 
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La linea dura

Ultimo esempio a supporto della tesi è la rinuncia a invertire le posizioni domenica scorsa in Brasile (in origine Sainz terzo e Leclerc quarto), ciò che invece avrebbe aiutato Charles nel duello con Sergio Perez per il secondo posto. «Sainz era sotto indagine e in caso di penalità avremmo rischiato che venisse superato, oltre che da Charles, anche da Alonso e Verstappen», ha spiegato Binotto. La linea Leclerc pretenderebbe altro: priorità al mio secondo posto, Sainz arrivi anche quinto o sesto o decimo, e se ne faccia una ragione. Ma Binotto agì pensando prima alla Ferrari che – quella sì è una priorità! – non deve farsi superare dalla Mercedes nel Mondiale costruttori. 

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Doppia congiura

Comunque sia: l’assenza di questo approccio cinico fa tremare la panchina di Binotto, che oggi è oggetto di due congiure convergenti, una interna e una esterna alla Ferrari. Quella interna s’impernia sull’ambizione di Leclerc, i cui rapporti con il team principal si sono opacizzati, ma coinvolge anche tecnici avversi al capo. La congiura esterna, chissà se fallita perché il nome appare oggi bruciato ma magari è stato solo messo in frigo, fa capo a Frédéric Vasseur, di cui in Formula 1 si sente dire il meglio e il suo contrario. Per alcuni è un talentuoso esperto di corse, un vero “racer”, un duro. Per altri: quello che è stato cacciato da Renault, quello che ogni anno deve chiede a Finn Rausing (patron di Sauber) di coprire un buco di bilancio, il compagno di merende di Toto Wolff. I rapporti di Vasseur con Charles Leclerc sono ottimi. I rapporti di Vasseur con Nicolas Todt sono pessimi. Si sussurra anche che abbia tentato di scalzare Todt junior, suo ex socio, e diventare manager del pilota cercando materialmente una sponda in Gildo Pastor, immobiliarista monegasco tra gli uomini più ricchi del Principato, sponsor e amico di Charles. Il quale Pastor, per la cronaca, gli disse no. 

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Sainz verso Audi

A Maranello c’è chi suggerisce pure che dietro l’aplomb di Binotto si celi un Machiavelli diabolico sotto il profilo della comunicazione, capace di smascherare un anno fa l’arrivo di Jean Todt e ora di Vasseur. Capite bene come la storia sia, a questo punto, ghiaccio secco buttato nella vasca dei pesci (rossi, of course). Non saranno certo le paroline «voci totalmente prive di fondamento», twittate dalla Ferrari, a riportare calma nell’acquario. Tutto sbagliato e tutto da rifare dunque: come se ne esce? Leclerc resta in Ferrari, ma chi con lui? Senza Binotto? Con Binotto “convinto” – scritto così tra virgolette – a puntare tutto su di lui? Anche Carlos Sainz, estraneo a questi giochi, ora è su un terreno magmatico: mai resterebbe per fare il comprimario e intanto Carlos padre assieme all’Audi non corre solo nei raid, ma parla pure di suo figlio. Che molto probabilmente nel 2026 sarà lì, nel nuovo team dei Quattro Anelli da costruire attorno alla Sauber. Senza Vasseur. 

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