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Spina calcaneare, cause, prevenzione e cura

Spina calcaneare, cause, prevenzione e cura

È un problema fastidioso che affligge il paziente fin dal momento in cui poggia il piede a terra la mattina, poi diminuisce, ma continua comunque a infastidire durante tutto l'arco della giornata

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lunedì 27 giugno 2016 12:34

Ogni giorno ognuno di noi si muove per andare a lavoro, per fare una passeggiata o per fare una salutare corsetta, magari in un parco o su un tapis roulant. Tutte queste attività sono possibili grazie ai nostri piedi. Essi infatti sostengono il nostro peso e ci permettono di spostarci dove vogliamo.

Ne abbiamo parlato con il dottor Alessandro Danieli, fisioterapista della Fisiodanieli Srl in Roma. 

«Il piede ha una caratteristica curvatura sulla pianta, ovvero la volta plantare. Questa struttura anatomica – ci spiega il dottor Danieli – è formata dalle ossa del piede, dai legamenti che le tengono unite e dalla muscolatura plantare, comunemente detta “fascia plantare”. Quest’ultima serve a fornire la propulsione del passo, mentre sostiene e permette la distensione e il ritorno alla forma della volta». 

Il piede è concepito per camminare scalzo, a contatto con le superfici naturali, non per essere stretto (o peggio maltrattato) in una calzatura, che a volte non permette la sua ottimale funzione fisiologica. È per questo che molte case produttrici si prodigano ogni giorno nella ricerca e produzione di calzature e plantari “anatomici” o addirittura “ortopedici”. Anche la calzatura più costosa e tecnologica, inoltre, non può fare molto per evitare che terreni artificiali restituiscano al piede ogni singola vibrazione e l’energia che il nostro corpo vi imprime sopra ad ogni passo. Campi da calcetto cosparsi di sabbia, in terza o quarta generazione, tapis roulant ammortizzati e, peggio ancora, l’asfalto ed il cemento non costituiscono propriamente un terreno ottimale per la salute delle nostre strutture plantari. 

«La fascia plantare – prosegue il dottor Danieli – si àncora sulle teste dei metatarsi, ed origina dalla parte inferiore del calcagno. È proprio lì, la parte meno dinamica e “ammortizzata” del piede, che la fascia plantare viene sollecitata maggiormente, più precisamente l’inserzione del tendine sull’osso. Sollecitazioni eccessive e/o ripetute della fascia plantare ne provocano una infiammazione, ovvero la fascite plantare. Essa si presenta come un dolore che 

 si acuisce ad ogni passo; a volte rimane silente, nonostante la cronicizzazione dell’infiammazione, che a lungo andare può provocare il deposito di sali tra le fibre tendinee, con la conseguente ossificazione del tratto della fascia plantare vicino all’inserzione ossea». 

Il dott. Gianpiero Cutolo, medico specialista in Medicina Sportiva ci spiega come si tratti «di un problema denominato spina calcaneare, dalla forma caratteristica che questa neoformazione ossea presenta all’esame radiologico o ecografico. È un problema fastidioso, che affligge il paziente fin dal momento in cui poggia il piede a terra la mattina. Il dolore all’inizio è acuto, poi diminuisce, ma continua ad infastidire durante tutto il giorno, nel passo “normale” e specialmente durante la corsa». 

«La cura mira alla disinfiammazione della parte interessata e alla “demolizione” dello sperone osseo che si è formato - prosegue il dottor Danieli - la medicina fisica permette ottimi risultati. L’ultrasuonoterapia, oltre ad essere antinfiammatoria e antidolorifica, agisce fisicamente sulla spina, grazie alle onde fisiche ad alta frequenza, che la raggiungono ammorbidendola ed erodendola. Il laser Hilt® e la Tecar® rappresentano una efficace soluzione al dolore localizzato. Oltre alla terapia fisica il paziente può imparare, grazie al suo fisioterapista, esercizi che vadano a detendere la muscolatura fasciale, in modo da sollecitare il meno possibile l’inserzione tendinea. Nei casi più gravi si può ricorrere alla terapia ad onde d’urto eco guidata, somministrata dal medico o dal fisioterapista, a seconda del tipo di trattamento. In questa maniera, come l’ultrasuonoterapia, si agisce fisicamente sullo sperone». 

Conclude il dottor Danieli: «Tutte queste sono terapia da somministrare (e farsi somministrare) con serietà e dedizione, perché il trattamento possa risultare efficace e porre rimedio a questo fastidioso problema in tempi il più possibile brevi».

 

www.fisiodanieli.it

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