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Capossela canta per Roma

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© Chico De Luigi

Stasera nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, il cantautore porta sul palco il lato Ombra di Canzoni della Cupa insieme ai brani del suo repertorio

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lunedì 10 aprile 2017 11:22

Polvere e Ombra sono i due protagonisti dell’album Canzoni della Cupa e altri spaventi. La prima parte del tour di Vinicio Capossela, la scorsa estate, ha visto liberarsi nell’aria le note di una sola metà del disco, Polvere. È stato uno spettacolo dalle «evocazioni ancestrali, agresti e di frontiera» e perciò parla di lavoro, di vita, di terra. 

Quello di stasera, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, è dedicato all’altra faccia dell’album. «L’Ombra è come una grande scatola in cui abbiamo buttato fin da bambini le cose che abbiamo temuto di mostrare. L’inconscio personale e quello collettivo stanno in questa grande scatola» e da qui emergono canzoni che sanno di notturno, di leggende e di mistero. Canzoni della Cupa e altri spaventi è un lavoro costruito nel corso di molti anni (tredici) ed è un lavoro complesso. Ventinove canzoni che costituiscono un viaggio e che vanno ascoltate continuamente: solo così se ne può comprendere il vero significato, all’interno del quale si mescolano sfumature e dettagli. Perché il disco è doppio? Perché va alle radici del cantautore, anche in senso fisico. Al centro del lavoro c’è Calitri, il paesino lucano da cui ha origine la sua famiglia e di cui Capossela racconta miti e storie del passato. Si va da canti popolari riarrangiati a vere e proprie invenzioni dell’artista, nate dagli spunti più disparati. 

Un concerto che colpirà lo spettatore in maniera forte, forte come il disco che «richiede tempo per essere ascoltato, fa immergere in un altro mondo. Per queste canzoni vale il principio che le ha originate: bisogna darsi tempo perché il minuscolo si possa ingigantire in noi». 

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