Mario Zamma: «Ritroviamo il sorriso per andare avanti»

Lo storico comico del Bagaglino cambia veste e sale sul Teatro degli Audaci con il suo nuovo spettacolo, "Sbussolati", in scena dal 12 al 22 ottobre
Mario Zamma: «Ritroviamo il sorriso per andare avanti»
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Gli “sbussolamenti”, quelli «di una società deviata e completamente fuoristrada». Insomma qualcosa di molto attuale sta per arrivare sul palco del Teatro degli Audaci (in scena dal 12 al 22 ottobre ndi) . Qualcosa di molto attuale ma anche di nuovo per chi come Mario Zamma (protagonista e scrittore dello spettacolo insieme a Roberto D’Alessandro) si avvia a percorrere una nuova strada che mette in mostra qualcosa che in tutti questi anni ancora non era venuto fuori. “Sbussolati” è tutto questo ma anche musica, poesia e soprattutto tanto divertimento perché «ridere fa bene al cuore e all’anima». 

 

Cosa dovrà aspettarsi il pubblico che verrà a vedervi?

«Il grande pubblico mi conosce per la mia esperienza al Bagaglino, però in questo spettacolo c’è una parte di me nuova. Mi sono espresso al meglio come attore all’interno del Bagaglino però in questo caso ho preso una strada nuova e diversa insieme a Roberto D’Alessandro, che è anche il regista. Con Roberto ci siamo trovati in sinergia e abbiamo pensato a uno spettacolo che mettesse in mostra qualcosa di me che ancora non era venuto fuori. In “Sbussolati” ci saranno parti musicali, di poesia e ovviamente tante risate».  

Di cosa parla “Sbussolati”?

«Parla delle logiche “sbussolanti” di questa società che ormai è deviata, completamente fuoristrada. Ormai c’è un “sbuossolamento” totale al punto da non capire qual è la nostra direzione. Siamo tutti un po’ bruciai, fulminati da questa società e da tutto quello che le girà intorno. Tutto parte da uno “sbussolamento” molto personale, che rappresenta il filo portante dello spettacolo: una storia d’amore che naufraga e crea una situazione difficile, soprattutto quando i due si separano. È uno spaccato di vita molte reale che forse molti di noi conoscono, ma volevo porre un’importante lente d’ingrandimento su questo disastro sociale». 

Che ricordi si porta dietro dell’esperienza più grande della sua carriera, quella al Bagaglino?

«Sicuramente quello di una famiglia fantastica che in questi trent’anni mi ha insegnato tantissime cose su questo straordinario mestiere. Ho sempre detto di aver fatto l’università salendo sul palcoscenico, confrontandomi e avendo l’opportunità di conoscere, guardare e carpire il meglio da grandi maestri».

Quali sono stati i suoi maestri?

«Sicuramente Oreste Lionello, Pippo Franco, Leo Gullotta e Pier Francesco Pingitore. Da loro e dal Bagaglino ho preso tutto il meglio di questo bellissimo mestiere. Ho imparato a fare tesoro di tutte le esperienze, facendole mie e utilizzandole per creare un percorso mio. E spero che questo spettacolo possa essere un nuovo inizio».

Quando hai scoperto che ridere poteva essere il tuo mestiere?

«Fin da molto piccolo. Già quando frequentavo il conservatorio prendevo molto in giro i professori ed erano i segnali di una dote innata, di un humor che nessuno ti può insegnare. Non esiste una scuola di umorismo, ma è un regalo che il Signore ti dà e devi saper cogliere, un po’ come la scrittura che mi è arrivata ultimamente. Bisogna saper ridere perché fa bene al cuore e all’anima. Dobbiamo tornare a sorridere di noi stessi, delle nostre ossessioni, prenderci un po’ più in giro perché è l’unico modo per combattere questa tristezza immonda che tutti i giorni ci avvolge. Dobbiamo per forza ritrovare il sorriso per andare avanti, non c’è altra strada».

Cosa c’è in programma nel futuro?

«Fino al 22 ottobre vi aspetto con “Sbussolati” a Roma, poi porterò lo spettacolo in tour in tutta Italia. Prima della tournée in programma c’è anche il nuovo spettacolo del Bagaglino, dal 29 novembre al 5 febbraio».

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