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Torna al Teatro Olimpico il grande show di “Queen at the Opera”

Torna al Teatro Olimpico il grande show di “Queen at the Opera”

Domani sera Roma ospita ancora una volta il più grande evento rock sinfonico mai visto, sul palco oltre 50 straordinari performer e 4 cantanti

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giovedì 15 settembre 2016 13:21

Dopo gli ultimi successi raccolti lo scorso anno all’Atlantico e soprattutto il 23 luglio al Centrale del Foro Italico sta per tornare ancora una volta a Roma “Queen at the Opera”, il più grande evento rock sinfonico mai visto. La cornice questa volta è uno dei teatri più importanti della Capitale: il Teatro Olimpico. Oltre 50 straordinari performer si esibiranno sul palco per regalare al pubblico le grandi emozioni dei capolavori di Freddie Mercury e soci. Quattro cantanti di talento, Federica Buda (finalista in “The Voice of Italy” con il Team Raffaella Carrà), Luca Marconi (protagonista del tour mondiale di “Notre Dame de Paris” nei ruoli di Gringoire e Phoebus), Roberta Orrù (soprano e cantante pop finalista in “The Voice of Italy” con il Team Piero Perlù) e Jordan Trey (frontman di Rokage, Miracle e Galileo) si confronteranno con i grandi classici di una band che ha fatto la storia della musica.

Al Teatro Olimpico risuoneranno alcuni dei classici senza tempo dei Queen come We are the champions, Radio ga ga, We will rock you, The show must go on e via dicendo. Una fusione sonora unica che solo un’orchestra sinfonica e una band unite insieme sono in grado di creare, il tutto sarà accompagnato e impreziosito da un visual show che renderà l’atmosfera ancora più emozionante e coinvolgente. Tra le 4 voci che canteranno sul palco c’è, come detto, Luca Marconi, un giovane performer, impegnato su più fronti.

«I Queen hanno sempre fatto parte della mia vita – afferma l’artista – li ho sempre ascoltati, studiati. Grazie a Freddie Mercury ho imparato a migliorare me stesso: dalla stesura di una canzone all’approccio di un ritornello, insomma è stato molto importante per la mia vocalità. Il primo brano che ho registrato – avevo 17 o 18 anni – è stato proprio “The show must go on”. È uno dei brani a cui sono più legato. Vocalmente è molto impegnativo, ma la sua anima drammatica ti permette di interpretarlo con mille sfaccettature e questo aiuta molto un cantante-attore come me».

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