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Il caso St.Pauli e un ritratto intimo di Garbelli

Il caso St.Pauli e un ritratto intimo di Garbelli

Un fenomeno tutto tedesco, il St. Pauli e la sua tifoseria, emblema dello spirito libero del quartiere portuale di Amburgo; e poi il racconto della carriera e della vita di Giancarlo Garbelli, campione italiano di pugilato degli Anni Cinquanta, scritto dalla figlia.

di Massimo Grilli

domenica 12 luglio 2015 18:18

«Il St.Pauli rappresenta molto più di una squadra di calcio. E’ un porto franco per tutti quei tifosi che credono in un calcio e in un tifo liberi dalle discriminazioni e dal business». A metà strada tra il trattato sociologico e l’analisi sportiva, Marco Petroni ci ha regalato un libro sorprendente e molto interessante, dove affronta e sviscera il caso St.Pauli, la società di calcio tedesca - attualmente in serie B - espressione di un fenomeno unico, in contrapposizione con i cugini ricchi e borghesi dell’Amburgo. Il St.Pauli nasce nel quartiere omonimo - portuale e popolare - di Amburgo alla fine del diciannovesimo secolo, ma si sviluppa nella sua forma che conosciamo solo a partire dagli Anni Ottanta, attorno a due punti fermi, la Hefenstrasse - una strada diventata il fulcro del movimento autonomo, centro di grandi battaglie sociali - e il Millerntor, il piccolo stadio di calcio attorno al quale nasce un’idea diversa di fare tifo (lontanissimo anche da certi rigurgiti neofascisti) e di concepire il calcio, che si esprime nel grido «Mai più guerra, mai più fascismo, mai più serie C». Dalle battaglie contro il razzismo e l’omofobia al Jolly Roger, la bandiera con lo stemma dei pirati diventata il simbolo della squadra, dalla volontà di non adeguarsi alle regole del calcio moderno e televisivo all’incontro con personaggi romanzeschi come il portiere Ippig, il «Guardiano della rivolta», ora macchinista al porto di Amburgo, il racconto di un’utopia che è diventata realtà, tanto da poter vantare numerosi fan club in tutto il mondo - da noi il St.Pauli è gemellato con gli ultras della Ternana - il romanzo di una squadra e di un quartiere ribelli, la dimostrazione che un altro calcio è possibile.
ST. PAULI SIAMO NOI; pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo; di Marco Petroni, Edizioni Derive Approdi, 224 pagine, 17 euro.

Giancarlo Garbelli è stato un grande pugile in un’epoca - gli Anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta - nella quale la boxe aveva un peso e protagonisti ben diversi da quelli attuali. Nato a Milano nel 1931 (è morto due anni fa) Garbelli fu protagonista di 98 incontri, di cui 72 vinti, senza mai andare al tappeto e subire un ko. Un vero campione, insomma, di cui si ricordano soprattutto - e ingiustamente - due incontri non vinti, da autentico “Re senza corona”, come è passato alla storia. Uno del 1955 contro Duilio Loy, per l’Europeo dei Welter, perso ai punti con verdetto molto contestato e soprattutto il pareggio contro l’ungherese Papp - tre volte medaglia d’Oro alle Olimpiadi - nel 1960 a Milano per i pesi medi. Anche qui, le cronache del tempo parlano di un Garbelli punito oltremodo dal verdetto. Del Garbelli campione italiano e del Garbelli uomo parla questo libro, scritto dalla figlia Gianna. E’ un ritratto della carriera del campione milanese, un autentico sportivo («il pugilato è violenza ma la violenza non è pugilato», come recita il sottotitolo), ma anche e soprattutto di un padre affettuoso, un papà speciale, anche se con un carattere controverso. «Mio padre benda e sbenda le sue belle mani grandi - scrive la Garbelli - e parliamo di boxe, e parliamo di noi. Io sono cresciuta in queste storie, ne conosco sin da bambina gli odori, le emozioni e anche la poesia. Il pugilato l’ho masticato nell’amore della severità paterna».
IL FIGHTER D’ITALIA. Giancarlo Garbelli, il pugilato è violento ma la violenza non è pugilato; di Gianna Garbelli; Rai Eri, 458 pagine, 19 euro.

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