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Le regole di Zenga e le autobiografie di Bertolucci e Gianni Clerici

Le regole di Zenga e le autobiografie di Bertolucci e Gianni Clerici

Le venti regole, di vita e di sport, di Walter Zenga, tecnico giramondo. E poi, il Tennis degli Anni Settanta e Ottanta nelle parole di Paolo Bertolucci e l'autobiografia di Gianni Clerici, grande cantore dello spot della racchetta.

 Massimo Grilli

venerdì 27 novembre 2015 19:02

Le regole di Zenga e le autobiografie di Bertolucci e Gianni Clerici
Zenga, basta la parola. In America di lui direbbero: bigger than life. Questa sua autobiografia è una perla rara nell’editoria sportiva italiana. Per un motivo semplice: non somiglia a nient’altro. Niente caramelle, paroline dolci, ammiccamenti ai colleghi. Qui ci trovate invece il percorso - umano e professionale - di un uomo che si è messo in gioco più volte, ogni volta ribaltando le banalità. Perché la forza non è stare in piedi. Ma rialzarsi dopo che si è caduti. Capita che facciano fuori l’Uomo Ragno. E’ capitato di recente, vedi alla voce Sampdoria. Ma l’Uomo Ragno non si spezza. Magari si spiega. Come fa in «Coach» (ed. ERI, scritto con David de Filippi). Ci mette le sue venti regole, di vita e di sport. Sono il totem a cui guardare quando le certezze si incrinano. Prendiamone una: «Don’t follow the money». Giusto, sacrosanto. Lo dice uno che - per sua stessa ammissione - i soldi li ha seguiti (sbagliando). Prendiamone un’altra: «Vivere il momento, sognare in grande». Zenga l’ha sempre fatto, affinando negli anni l’arte del sorriso. Fa il duro, è nel personaggio; ma sembra più morbido di una volta. Più saggio, forse. E’ di sicuro più vecchio, ma non è meno giovane. Scrive Zenga: «Spesso mi sono sentito come uno chef, ma non ho solo cucinato portate molto apprezzate: ho pure apparecchiato la tavola. Solo che poi me ne sono dovuto andare quando arrivava il momento di sedersi a mangiare». Ha allenato a Brera (quartiere) e in America, a Bucarest e a Belgrado, svariate volte negli Emirati e tre in Italia, Catania, Palermo e Sampdoria. Non sarà un Ferrero ad abbatterlo. E’ caduto, si rialzerà. Leggere la sua autobiografia significa capire come ci è riuscito. (Furio Zara)
COACH, le mie venti regole nel calcio e nella vita; di Walter Zenga con David de Filippi. Edizioni ERI, 221 pagine, 16 euro.

Le regole di Zenga e le autobiografie di Bertolucci e Gianni Clerici
Le regole di Zenga e le autobiografie di Bertolucci e Gianni Clerici
L’autobiografia di Paolo Bertolucci è uno splendido e divertente tuffo nel Tennis degli Anni Settanta, uno sport meno estremo e più umano rispetto a quello praticato nei giorni nostri da Djokovic e compagni, popolato com’era da campioni e personalità straordinarie (basti ricordare i nomi di Borg, Nastase, Gerulaitis, Connors, McEnroe, Ashe, Vilas, e poi i grandi australiani…). E’ la storia di un ragazzo nato a Forte dei Marmi nel 1951, in continua lotta con la bilancia («quando smisi con il tennis feci un giro d’Italia gastronomico di 33 giorni, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, con tappe nei migliori ristoranti d’Italia…») ma in possesso di una grande conoscenza del gioco (cosa che gli ha permesso di diventare anche un eccellente telecronista) e di un rovescio straordinario, che l’hanno spinto fino al 12º gradino della classifica ATP, a vincere tornei importanti (tra cui Amburgo, che a quei tempi valeva un Master 1000 di adesso) ad arrivare in semifinale agli Internazionali d’Italia e ad eccellere nel doppio, con il suo grande amico Panatta. E’ la storia di una bella carriera, vissuta sempre sul filo dell’ironia e senza rimpianti, che ha avuto il suo apice nella conquista nel 1976 della Coppa Davis. Naturalmente le parti più divertenti sono quelle degli aneddoti sulla vita nel circuito, così diverso da quello di ora, da non perdere anche il dialogo semiserio con Panatta.
    Parla di un tennis (e di una vita) d’altri tempi anche l’altra autobiografia, quella di Gianni Clerici. Non crediamo che ci sia un appassionato di tennis che non abbia mai letto un suo articolo, che non abbia goduto almeno una volta del piacere di perdersi tra le righe - a volte deliziosamente “fuori tema” - delle sue composizioni. Nato nel 1930, forse non a caso lo stesso anno della prima edizione degli Internazionali italiani di tennis, Clerici è stato da giovane un ottimo tennista - tra i primi dieci d’Italia, entrato in tabellone a Wimbledon ed al Roland Garros, compagno di doppio di Fausto Gardini - poi uno straordinario giornalista, della scuola di Gianni Brera, e soprattutto il grande cantore del suo sport preferito, tanto da essere ammesso (unico italiano insieme al suo grande amico Nicola Pietrangeli) nella “Hall of Fame” della racchetta. Ma soprattutto ha vissuto sempre da disincantato “flaneur”, capace di destreggiarsi alla grande sia di fronte ad Hemingway che a Federer. Le sue avventure da piccolo partigiano della “brigata Luigi Clerici”, un suo parente, la giovinezza sui campi da tennis di Alassio, il primo straordinario viaggio da Como a Wimbledon - 22 ore di guida filate, da solo su una 500 - poi gli incontri con uomini straordinari, i suoi amici, i suoi libri, le donne, tutti capitoli di una esistenza affascinante, da autentico “dilettante” della vita che non si è mai preso troppo sul serio. E questa è sempre stata probabilmente la sua grandezza.
PASTA KID, il mio tennis, la mia vita; di Paolo Bertolucci con Lucio Biancatelli, Ultra Sport edizioni, 142 pagine, 14 euro.
QUELLO DEL TENNIS, storia della mia vita e di uomini più noti di me; di Gianni Clerici, Mondadori editore, 200 pagine, 20 euro.

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