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Un viaggio sulle orme di Totti e due libri sul tennis

Un viaggio sulle orme di Totti e due libri sul tennis

Due ragazzi in Vespa, Roma e le tante tracce del Grande Capitano. E poi l'autobiografia di Arthur Ashe e un viaggio tra rituali e scaramanzie dei campioni del tennis

 Massimo Grilli

mercoledì 28 giugno 2017 13:27

Ci sentiamo già orfani del nostro Capitano, che ci ha accompagnato,
divertito e fatto gioire per venticinque anni. Una sensazione strana,
pensare alla prossima stagione della Roma senza Totti, una sorta di salto
nel buio che Lorenzo e Matteo, i protagonisti di questo divertente
libretto, cercano di esorcizzare salendo a bordo della loro Vespa - dopo
aver ritrovato uno scatolone pieno di cimeli giallorossi, dove il nome
Totti figura quasi ovunque - e cominciano a girare per la città. Novelli
Nanni Moretti, hanno ripercorso chilometro dopo chilometro le tappe principale della carriera del
numero 10 giallorosso, da via Vetulonia 18 a Porta Metronia, dove Totti è
cresciuto da bambino, al campo della Fortitudo - dove tutto è cominciato -
poi Trigoria, l’Olimpico, passando dal cucchiaio a Van de Sar nell’Europeo
del 2000 allo scudetto del 2001, dagli sberleffi alla Lazio fino agli
ultimi ruggiti di una carriera infinita. Un racconto di calcio e di vita,
inframmezzato dalle vicende personali dei due, dalle gioie e dalle
sconfitte che affollano le nostre esistenze, dove intere generazioni di
romanisti o semplici appassionati di calcio possono rivedersi.
C’E’ SOLO UN CAPITANO, due ragazzi in Vespa alla ricerca di Francesco
Totti; di Lorenzo De Alexandris e Matteo Pontes; Ultra Sport Edizioni, 137
pagine, 14 euro.

 

«Arthur, come è possibile che non abbia mai sentito parlare male di lei?
Come è possibile che non abbia mai insultato un arbitro, preso a pugni un
avversario, o si sia ubriacato in modo molesto? Per quale motivo è così un bravo
ragazzo?». «Perché quello che le persone pensano di un uomo, la sua reputazione, è l’unica cosa che
conta. Questo fu l’insegnamento di mia madre Mattie. Un buon nome vale più dell’oro e dei diamanti». Bastano questo botta e risposta, tra una intervistatrice e il grande campione, per
fotografare al meglio la figura di Arthur Ashe, campione di tennis ma
soprattutto un grande uomo dai saldi principi, sempre impegnato nella
lotta per i diritti civili. Grazie alla benemerita Add, è arrivata
finalmente in Italia “Days of Grace”, Giorni di grazia, l’autobiografia di
Arthur Ashe. Questo libro uscì nel 1993, poco dopo la sua morte, avvenuta
a causa del virus dell’Hiv, contratto a causa di una trasfusione. Fu
scritto in pochi mesi, con l’aiuto di un finalista del premio Pulitzer, da
un uomo che evidentemente si sentiva condannato e quindi con poco
tempo a disposizione. Inutile però cercare in queste pagine una facile
commozione, Ashe ci ha regalato la sua testimonianza di malato di Aids
senza piangersi addosso o inseguire pietismi. C’è tanto tennis,
naturalmente, in questo libro (in fin dei conti Ashe ha vinto tre titoli
del Grande Slam…) dalla storica finale di Wimbledon del 1975, stravinta
contro Connors, alle battaglie da capitano di Coppa Davis - splendide le
pagine sui suoi rapporti con McEnroe e il feroce Jimbo, due che proprio
non si stavano molto simpatici - ma c’è soprattutto l’Ashe amico di Nelson
Mandela e paladino della lotta al razzismo («il fardello più pesante che
abbia mai portato è il colore della mia pelle»), lui che era nato in una
Virginia non certo all’avanguardia da questo punto di vista, e che aveva
dovuto faticare non poco per trovare uno spazio nel tennis, negli Anni
Sessanta sport largamente in mano ai bianchi. Tutte le sue battaglie però
Ashe le ha combattute a viso aperto, senza sotterfugi o bugie. Pensando
alle parole di mamma Mattie.
Può servire da avvicinamento a Wimbledon anche il secondo libro scritto a
quattro mani - dopo l’interessante “Tennis sul divano”- da Marcella
Marcone e Marco Mazzoni, lei psicanalista e lui giornalista e scrittore,
che si occupano anche questa volta degli aspetti psicologici dello sport
del tennis (e del tennis tavolo) con particolare riferimento alle
scaramanzie e ai rituali dei vari giocatori. Tutti sappiamo infatti come
Nadal dispone con precisione ripetuta ad ogni incontro le sue bottigliette
d’acqua, oppure quante volte Djokovic e Serena Williams fanno rimbalzare
la pallina prima di servire. Non sapevamo invece che Nole si rifiuta di
lavarsi due volte di seguito nella stessa doccia, oppure che Ivanisevic -
nella sua splendida cavalcata a Wimbledon del 2001 - si costringeva ogni
mattina a a guardare in televisione i Teletubbies, innalzati a
portafortuna, e non conoscevamo neanche l’importanza che Del Potro annette ai suoi
polsini. Ecco, i due autori provano a condurci per mano nella psiche dei
campioni, superuomini e superdonne che nella estenuante ripetizione di
certi tic (non camminare sulle righe del campo, chiedere di potersi sedere
al cambio di campo sempre da una parte, staccarsi dalle sopracciglia
inesistenti peluzzi…) si rivelano di una fragilità inaspettata. Il cibo,
l’abbigliamento, i continui spostamenti, la preparazione prima del match,
tutto viene analizzato e spiegato in chiave psicoanalitica. D’altra parte,
da quanto tempo il grande Gianni Clerici suggerisce ai vari campioni
qualche visita agli eredi del dottor Freud?
GIORNI DI GRAZIA, la mia storia; di Arthur Ashe con Arnold Rampersad; Add
Editore, 350 pagine, 18 euro.
RACCHETTE E ABITUDINI, aspetti psicologici di rituali e scaramanzie, con
aneddoti sui giocatori; di Marcella Marcone e Marco Mazzoni, edizioni
Libreria dello Sport, 156 pagine, 14,90 euro.


 

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