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Alle origini del calcio olandese e il segreto dell'Atalanta dei giovani

Alle origini del calcio olandese e il segreto dell'Atalanta dei giovani

Da Rembrandt a Cruyff, come la storia e l'arte olandese hanno contribuito alla diversità del calcio Orange; e poi la lezione dell'Atalanta: vincere nel segno dei giovani

 Massimo Grilli

martedì 19 settembre 2017 13:59

«E Vincent vede il granturco, e Einstein il numero, e Zeppelin lo Zeppelin, e Johan vide il pallone». Era tanta la meraviglia che suscitava Cruyff da giocatore che il grande numero 14 dell’Ajax finì anche in una canzone di un noto cabarettista olandese, insieme a Van Gogh e al grande matematico. E’ proprio dopo una sfida di Coppa dei Campioni dei lancieri di Cruyff  con l’Arsenal, che nacque negli Anni Settanta la passione dell’autore - giornalista e scrittore inglese - per il Calcio Totale degli Orange. «Adoravo la squadra olandese, sia per lo spettacolo che offriva sul campo che per l’aria rilassata, saggia e sofisticata che aveva fuori. Davano l’impressione di battersi per qualche specie di ideale culturale, anche se non avrei saputo dire quali…». In questo libro brillante e divertente, Wimmer cerca di capire il senso della “diversità” del calcio olandese, di quella “genialità nevrotica” impersonata soprattutto da Cruyff, mescolando abilmente la dottrina di Michels agli interni dei grandi pittori del Seicento, il controllo dello spazio su un campo di calcio alla battaglia degli olandesi per il controllo delle terre, analizzando insomma la storia e l’arte di questa nazione per capire le origini del Totalvoetbal. Senza dimenticare la capacità di scialacquare le proprie capacità, come le tre finali mondiali perse ampiamente dimostrano. Dimenticavamo: in onore della bislacca numerazione delle maglie nel Mondiale del 1974 (ricordate il portiere, Jongbloed, con il numero 8?), l’autore non ha voluto rispettare la normale sequenza dei capitoli: si parte dal 5º, poi c’è il numero 7, il 9, il 14 chiaramente…
BRILLIANT ORANGE, il genio nevrotico del calcio olandese; di David Winner, edizioni Minimum Fax; 364 pagine, 18 euro.

La partita con il Napoli di un anno fa, domenica 2 ottobre 2016, con Gasperini che decise di schierare contro lo squadrone di Sarri una formazione ricca di semi-esordienti (Conti, Caldara, Petagna, Gagliardini) in grado di giocare alla grande e soprattutto di vincere la partita, è sicuramente il punto di svolta più recente, come mette in evidenza Luigi Garlando nella prefazione. Per capire però il fenomeno Atalanta, quello cioè di una provinciale capace di sfornare giovani talenti in quantità industriale, di issarsi al quarto posto del campionato e di dare una lezione di gioco all’Everton di Rooney, bisogna cominciare da lontano, da Zingonia, da quei maestri di calcio che hanno assemblato come autentici artigiani - in virtù anche di una esperienza ultradecennale - quel ricco materiale umano poi sfruttato alla perfezione da Gasperini, un altro che di giovani si intende, e molto. Gli autori questo hanno fatto, hanno cercato quel filo magico steso tra un certo Scirea e Caldara, provando a studiare il “modello” Atalanta, interrogando i maestri del vivaio nerazzurri (dal mitico Favini a Pizzaballa, molto più di una figurina), gli allenatori che hanno legato parte della loro carriera ai colori nerazzurri (Prandelli, Vavassori), tratteggiato alcuni ritratti dei giovani storici dell’Atalanta (Donadoni, il capitano Bellini dalle 435 presenze, il povero Morfeo) senza trascurare il territorio, il Centro Sportivo Bortolotti, le interviste a Antonio e Luca Percassi. Il risultato? Una ricetta fatta di passione e abilità, un cocktail non facilmente ripetibile ma una lezione al calcio italiano: lanciare giovani e vincere si può.
LA DEA della giovinezza; Atalanta, un vivaio di uomini e campioni; di Stefano Corsi e Stefano Scarpellini, Bolis Edizioni, 157 pagine, 14 euro.

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