Le maglie gloriose della Juve e tre storie dalla Provincia italiana
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Le maglie gloriose della Juve e tre storie dalla Provincia italiana

La storia della Juventus vista attraverso le sue maglie; e le vicende gloriose di Lucchese, Ancona e Matera, tre società (e tre città) che attendono periodi migliori

Se il bianconero è il colore della vittoria, almeno in Italia, la prima Juventus si vestì di rosa, con cravattino nero. Solo dopo pochi anni si decise di cambiare, e dall’Inghilterra, per la precisione da Nottingham, arrivarono - su iniziativa di John Savage, uno dei padri fondatori della società - le nuove casacche, a righe bianche e nere (in effetti erano state ordinate delle maglie a righe biancorosse, ma la ditta che se ne occupò confuse il Nottingham Forest con il Notts County, facendo così involontariamente la storia). L’affascinante storia della maglia della Juventus, e dei suoi superbi protagonisti, viene rivissuta da Nicola Calzaretta in una nuova edizione della sua splendida fatica, opportunamente aggiornata alla stagione 2018/19, con l’arrivo del marziano Ronaldo a Torino. Dalle divise dei pionieri a quelle del quinquennio, dalle camicione di Boniperti e Sivori fino ai giorni nostri, con tutte le variazioni (blu, grigia, ancora rosa…). Dalla collezione privata di Fabio Gastaldi, con le fotografie di Salvatore Giglio, la storia della squadra più amata dagli italiani, vista attraverso le sue maglie.
I COLORI DELLA VITTORIA, le maglie che hanno fatto la storia della Juventus; di Nicola Calzaretta, Goalbook Edizioni, 256 pagine, 19 euro.


C’era una volta la Provincia che vinceva o, perlomeno, se la passava bene. Se è ormai impossibile o quasi pensare che si possa ripetere la vittoria dello scudetto da parte di un Verona o di una Sampdoria, la permanenza stessa nelle serie minori sembra stia diventando difficile anche per società dal blasone altisonante. Ecco tre libri, su tre squadre storiche della provincia italiana, che stanno attraversando periodi non facili, nella speranza che possano presto puntare ad altri traguardi.
Cominciamo con la storia della Lucchese (attualmente nelle zone basse della serie C, nei giorni scorsi è tornata a far parlare di sé, ma solo per una rissa innescata dal proprio allenatore), rivissuta attraverso le storie di 65 protagonisti. Non solo i campioni più celebri (dal Gatto Magico Olivieri, campione del mondo nel 1938, al bomber Paci, e poi Orrico, Erbst, Fascetti, e il presidente Maestrelli..) ma anche e soprattutto le storie più particolari: Ugo Conti che a ogni gol segnato tirava fuori dai calzettoni una carta, un jolly, e lo baciava; Burroni che a carriera finita ha fondato a Capalbio l’”Ultima Spiaggia”, celebre approdo per Vip, Nicastro che è diventato croupier, Lino Capolicchio che voleva girare un film con protagonista Guerra, attaccante rossonero, senza dimenticare Bruno Neri, che pagò con la vita il suo antifascismo.
Dalla Lucchese all’Ancona, che solo quindici anni fa giocava in serie A e che ora, dopo tre fallimenti in una dozzina di anni, è finita a giocare in Promozione. Gli autori rileggono - spesso con frasi scritte direttamente nel gustoso dialetto locale - la pluricentenaria storia della società biancorossa (fondata nel 1905), accompagnandola alle vicissitudini della cittadina marchigiana. Con una tifoseria appassionata, che nemmeno ora in questi tempi difficili la sta tradendo, l’Ancona conquista nel 1992 la sua prima promozione in serie A e due anni dopo arriva alla finale della Coppa Italia, persa contro la Sampdoria. L’esperienza in Europa - fu semifinalista nel 1995 nella Coppa Anglo-italiana - i campioni che hanno indossato la sua maglia (da Carlo Parola a Lajos Detari), le grandi rivalità, soprattutto quella con l’Ascoli, battuto - forse nell’ultima grande soddisfazione biancorossa - nella finale play off per la serie B del 2000, grazie a un gol a due minuti dalla fine dei tempi supplementari di Mirko Ventura.
E che dire poi del Matera, superpenalizzata in serie C e in attesa solo di ripartire nella prossima stagione da una serie dilettantistica dignitosa. Ne parla Luciano Aprile in un libro fuori dagli schemi, come fuori dagli schemi è l’autore stesso, uno dei protagonisti della clamorosa promozione in serie B (dove ressero solo una stagione) dei biancazzurri, alla fine degli Anni Settanta. Aprile era un buon calciatore, ma molto diverso come personalità dai suoi compagni. Amava leggere, studiare (una volta rinunciò a una trasferta dovendo andare a Bari per un esame, cosa che non fu accolta molto serenamente dalla società), voleva laurearsi. Il “calciatore filosofo”, era chiamato, e non a caso attualmente insegna Storia e Filosofia nel liceo di Cassano delle Murge. Qui racconta il suo percorso di calciatore e di uomo probabilmente mal sopportato dai compagni («Non sono mai stato uno integrato», scrive oggi), le asperità del calcio che non digeriva, dai ritiri ai diktat di allenatori e presidenti, ma anche l’avventura nel grande calcio di Matera, quarant’anni fa ancora ignorata dal grande turismo dei nostri tempi: una cittadina tagliata fuori dalle grandi linee di collegamento, come racconta anche il titolo, ma che riuscì almeno per un anno a guadagnare popolarità grazie anche ai risultati della sua squadra di calcio.
MI RITORNI IN MENTE, Lucchese tra storia e leggenda; di Duccio Casini e Luca Tronchetti, Tralerighe Libri, 231 pagine, 15 euro.
ANCONA E ANCONITANA NEL NOVECENTO, cronistoria della città dorica e delle sue “majete rosce”; di Franco Lorenzini e Sergio Dubbini, Affinità Elettive Edizioni, 391 pagine, 20 euro.
DOVE NON ARRIVANO I TRENI ARRIVO’ LA SERIE B, la mia storia nel Matera; di Luciano Aprile, Los Flaneurs edizioni, 151 pagine, 13 euro.

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