La storia di Eneas, che scoprì la neve a Bologna; e due libri sul pugilato
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La storia di Eneas, che scoprì la neve a Bologna; e due libri sul pugilato

La breve vita di Eneas, brasiliano che all'inizio degli Anni Ottanta giocò una sola stagione con il Bologna prima di perdere la vita in un incidente stradale; e poi la rivalità infinita tra Benvenuti e Mazzinghi e una carrellata di protagonisti del ring

Per Franco Colomba, Eneas era «un bambinone, buonissimo, umile, simpatico, generoso in campo e fuori»; per Adelmo Paris, «un atleta eccezionale, fu un grave errore mandarlo via perché non aveva ancora espresso tutto il suo potenziale. Ricordo la sua meraviglia davanti alla neve, e quanto mangiava…». Nell’estate del 1980, per la riapertura delle frontiere, sbarrate dopo la Caporetto del Mondiale del 1966, arrivarono undici calciatori stranieri. Tra questi anche il primo brasiliano di colore a giocare nel Bologna, Eneas de Camargo, ricordato ancora affettuosamente dai suoi ex compagni, come negli esempi di cui sopra. Eneas non era molto conosciuto da noi, per qualche giornale era De Camargo, e lo stesso Radice, allenatore di quel Bologna, all’inizio lo chiamava Enea. Aveva 26 anni, era nato a San Paolo ed era un idolo della Portuguesa, con la cui tradizionale maglia rossa con i bordi verdi aveva vinto un campionato Paulista e meritato la nazionale brasiliana, dove giocò tre volte. A distanza di trent’anni dalla sua morte (avvenuta nel dicembre del 1988, in seguito all’aggravarsi dei postumi di un terribile incidente stradale di quattro mesi prima) solo i tifosi (anche quelli bolognesi) di una certa età possono ricordarsi di questo ragazzo esile, un attaccante più portato a rifinire che a segnare, che da noi giocò solo lo spazio di una stagione, fino a decidere di tornare in Patria dopo un breve e infruttuoso periodo nell'Udinese. In un libro molto interessante, arricchito da foto, curiosità e tabellini, Cenacchi ricostruisce la breve esistenza di Eneas, dal successo in Brasile allo sbarco in Italia, dalla scoperta della neve ai problemi fisici che lo angustiavano, dalla nostalgia di casa di cui fu vittima soprattutto la moglie, ai pochi gol segnati (3), dalla mitica calzamaglia che indossava in campo nell’inverno emiliano alla vittoria in casa della Juventus, probabilmente la sua migliore prestazione.
ENEAS, una storia di saudade tra Bologna e il Brasile; di Carlo Alberto Cenacchi, editrice La Mandragora, 302 pagine, 20 euro.


C’era un tempo felice - fino agli Anni Settanta - nel quale il pugilato, come il ciclismo, contendeva al calcio i suoi tifosi. La gente si divideva nelle grandi sfide, parteggiando per l’uno o per l’altro campione, e riempiendo regolarmente i palazzetti. E’ l’Italia di Coppi e Bartali ed è anche quella di Benvenuti e Mazzinghi, protagonisti di una delle più sentite rivalità della nostra boxe. Entrambi campioni dei pesi medi, trovavano nelle loro diversità (Benvenuti bello e di famiglia senza problemi economici, Mazzinghi rustico e nato povero, uno di destra l’altro - forse - di sinistra) la linfa per dividere e far quantomeno discutere appassionati, giornalisti, addetti ai lavori. Il nuovo libro di Andrea Bacci ci fa rivivere l’atmosfera di quel mondo e di quel lungo duello, due carriere parallele intrise di sudore e sacrifici, che dovevano necessariamente incontrarsi: successe prima a Milano, nel giugno del 1965, e poi a Roma per la rivincita, sei mesi dopo. Due vittorie di Benvenuti: la prima più netta, la seconda sempre contrastata da Mazzinghi, cosa che non fece altro che rinfocolare le polemiche tra i due schieramenti. Una rivalità durata a lungo, anche dopo il ritiro agonistico, e che solo ora - con i due protagonisti entrambi ottantenni - si è trasformata in una pace fatta di stima reciproca.
Di pugilato e di pugili parla anche il libro di Marco Nicolini, boxeur lui stesso in età giovanile, appassionatosi ai grandi match al tempo delle sfide tra Hagler e Leonard ed ora accanito studioso della materia. «Scrivo di boxe perché ne vale la pena - si legge nel blog dell’autore - il ring trattiene tra le corde le storie che la fantasia di un romanziere faticherebbe a eguagliare». E Nicolini non ha paura di sfidare le grandi penne del
pugilato proponendo una sua personalissima classifica dei 50 migliori pugili “pound to pound” della storia, dove il numero 1 è Sugar Ray Robinson, con il podio da Joe Louis e Muhammad Alì, quest'ultimo introdotto dalla splendida foto in bianco e nero della copertina. Bravo anche con la penna, l’autore ci regala poi 36 ritratti di grandi protagonisti di questo sport, da personaggi come Angelo Dundee e Don King ai pugili più famosi, a quelli protagonisti di storie minori ma ugualmente appassionanti. Dal tempo dei pionieri che combattevano a mani nude in sfide interminabili ai grandi campioni neri a caccia di riscatto, dagli italiani (Benvenuti, Carnera, Mitri…) agli ultimi interpreti di questo sport. Storie note ed altre poco conosciute, a ritrarre un mondo molto particolare, quello dei pugili, perché, ci ricorda ancora Nicolini, «è tra le corde di un ring che si consumano le lotte individuali più accese; non esiste combattente più furente e generoso di chi si confronti ad armi pari».
I DUE NEMICI, Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi, la sfida infinita; di Andrea Bacci, Ultra Sport, 188 pagine, 16 euro.
STORIE DI PUGILI, di Marco Nicolini; Piano B Edizioni, 174 pagine, 14 euro.

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