Il romanzo di Klopp e tre libri sul Basket Usa

Dal Mainz al Liverpool, frasi celebri e "gegenpressing", successi e miracoli (sportivi) di Jurgen Klopp. E poi la NBA in tre libri: la lezione di Phil Jackson, l'autobiografia di Andre Iguodala e i miti del grande basket americano

Massimo Grilli

«E Klopp che ci fa qui?», chiese un giornalista, Reinhard Rehberg, al presidente del Mainz Christian Heidel. «Kloppo è qui perché è il nuovo allenatore», la risposta. Nella sala adibita alle conferenze stampa ci fu un boato, scoppiarono tutti a ridere, era un pomeriggio di Carnevale e qualcuno pensò a uno scherzo. «Il giorno dopo, sui giornali, fu una presa in giro unica della nostra scelta», ricorda ancora il presidente. Ecco, la carriera di uno degli allenatori più importanti del calcio del terzo millennio (forse l’attuale numero uno, che Guardiola ci perdoni) è nata così, diciannove anni fa, con un fragorosa risata generale. Promuovere un giocatore difficilmente gestibile come Klopp (o Kloppo, così lo chiamavano allora), un attaccante riciclatosi negli anni come centrocampista con il vizio delle sigarette (e delle salsicce, e delle patatine…) sembrava una scommessa troppo ardita. E invece Klopp, dopo un inizio tormentato (e due promozioni di fila sfumate al fotofinish), riportò il Mainz in Bundesliga, il primo tassello di una carriera che è già leggenda. Honigstein ci ha regalato l’appassionante romanzo di questo allenatore, che ha saputo imparare tanto dalle sue jsconfitte più cocenti («sono il più grande vincitore di semifinali della storia», diceva Jurgen) prima di imporsi con il suo approccio molto Rock. Appassionato del calcio offensivo ereditato dal suo mentore, Wolfgang Frank, a Dortmund ha riportato il Borussia ai fasti di un tempo (due titoli tedeschi vinti, più una Champions League persa in finale) mentre a Liverpool - squadra scelta dopo aver rifiutato il Manchester United - ha conquistato nel 2019 la Champions e pochi giorni fa la Premier League, interrompendo un digiuno che durava da trent’anni (ma il libro si ferma al trionfo europeo). Un tecnico spavaldo nella sua concezione di gioco (il suo gegenpressing, il contro-pressing per cui quando si perde la palla si aggrediscono subito gli avversari, ha fatto scuola), e straordinario nella sua capacità di comunicare (dal cappellino con la scritta “Pohler”, calcio di strada, che indossava a Dortmund, a “sono un Normal One”, come disse il giorno della presentazione a Liverpool, per segnare la sua lontananza dalla prosopopea di Mourinho), ma anche - come Honigstein non manca di mettere in evidenza - un uomo spiritoso, dalla grande umanità, un autentico appassionato del calcio, quello vero. «Il calcio del possesso palla non è il mio sport - ama ripetere - mi piace il calcio delle battaglie, la pioggia, il fango, le partite dove si esce con la maglia zuppa e la faccia sporca. E poi, le tattiche sono fondamentali, ma non può si vincere senza le emozioni».
JURGEN KLOPP, scatenate l’inferno; di Raphael Honigstein, Rizzoli Editore, 336 pagine, 18 euro.


Tre libri sul pianeta NBA, a dimostrazione di un fenomeno globale che ha valicato ormai i confini del semplice sport, e che anche da noi ha un seguito vastissimo di fedeli seguaci. Cominciamo con le memorie di Phil Jackson, uno dei più grandi allenatori del basket americano (sei titoli a Chicago e cinque con i Lakers di Los Angeles) coadiuvato - un capitolo a testa - dall’amico Charley Rosen, ex stella universitaria e suo assistente, diventato poi affermato giornalista e scrittore. E’ un libro, è bene dirlo subito, scritto nel 2001, ma che in vent’anni non ha perso in freschezza e incisività. Jackson - alias coach Zen - ci narra dei suoi inizi, delle prime esperienze da allenatore sulle orme del suo mentore Red Holzman, della sua strategia vincente - basata sul celebre “Triangolo” - dei rapporti con i grandi campioni che ha allenato, Michael Jordan e Kobe Bryant soprattutto. Da parte sua Rosen prova a fare luce sui lati meno conosciuti dell’ambiente cestistico americano, ci parla dei rapporti di forze all’interno delle società, di cosa si nasconde dietro i successi sul parquet. A chiudere, un glossario sui termini più usati nel basket e un’imperdibile serie di diagrammi degli schemi maggiormente utilizzati dalle squadre NBA. Quella su Iguodala è invece una bella autobiografia di uno degli assi di Golden State, quel giocatore dalla grandissima affidabilità (prima caratteristica di ogni autentico “sesto uomo”) che rischia però di passare alla storia soprattutto per quella stoppata compiuta ai suoi danni da Lebron James che probabilmente decise una delle finali più combattute degli ultimi anni, vinta da Cleveland dopo una incredibile rimonta. Naturalmente, Iguodala merita ben altro.Tre titoli NBA e una medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2012 sono solo la parte più luminosa della carriera di un ragazzo partito dall’Illinois per fare strada nel basket delle grandi città, un “tuttocampista” che ha trovato sotto la guida di Jim Kerr la sua definitiva consacrazione. Aneddoti, grandi partite, incontri e scontri con gli altri assi del basket: da quel torneo a Disneyland - era il 2001 - deciso da un suo tiro da tre, fino ai trionfi nella squadra di Stephen Curry, Iguodala ci racconta il suo percorso di giocatore di basket e di uomo, in una nazione dove il colore della pelle - come i fatti delle ultime settimane dolorosamente ci ricordano - è ancora un fattore decisivo nella ricerca del successo e della consacrazione personale. Diverso ma ugualmente interessante il libro di Rosi, che tra i superuomini del basket Usa è andato alla ricerca di segni mitologici ed eroici, da cui trarre insegnamenti esistenziali per tutti noi. Esperimento riuscito, verrebbe da dire, dopo aver passato in rassegna il pantheon dei suoi campioni, raccontati attraverso una particolare caratteristica in grado di diventare essa stessa portatrice di valori, dall’arte del trascendere di Antetokounmpo all’umanità di Durant, dalla capacità di rialzarsi di Butler alla forza assordante del silenzio di Leonard. In otto capitoli, ciascuno legato a un valore da noi riconoscibile (abbattere i limiti, meravigliare, essere vincenti, sorprendere e deludere…) ricordiamo e applaudiamo le imprese degli assi del canestro ma proviamo anche ad imparare qualcosa. Chissà, forse il basket può davvero migliorarci la vita.
PIU’ DI UN GIOCO, di Phil Jackson e Charley Rosen; Baldini+Castoldi Editore, 392 pagine, 16 euro.
IL SESTO UOMO, di Andre Iguodala con Carvell Wallace; Add Editore, 296 pagine, 16 euro.
MITO NBA, come il basket può migliorarci la vita; di Simone Rosi, Bradipolilbri, 220 pagine, 15 euro

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