I campioni che hanno fatto la Roma e la storia del derby Bari-Foggia

Dai mitici custodi di Testaccio alle prodezze del Capitano, tutti i protagonisti di quasi un secolo di Roma; e poi la storia, ricca di aneddoti e curiosità, del derby dell'Apulia
I campioni che hanno fatto la Roma e la storia del derby Bari-Foggia
di Massimo Grilli

Un pacchetto di sigarette, un bambino che voleva diventare un famoso play maker, il rumore del tifo in un campo diventato leggenda, i tanti cognomi del primo bomber, un ex Ct involontario protagonista nel gol annullato più famoso della storia del calcio (italiano). Particolari. Se è vero che da certi particolari non si giudica un calciatore, è altrettanto sicuro che in talune pieghe del racconto si può nascondere il successo di un libro. E’ quello che abbiamo pensato leggendo questo bel libro di Valeria Biotti (già brava a darci poco tempo fa una sua lettura di Ayrton Senna) sui campioni della Roma, con la sua capacità di rispolverare frammenti della storia o semplici curiosità trascurate, capaci di stupire anche chi sulla squadra giallorossa pensa di aver letto tutto o quasi. La storia della Roma, quindi, rivissuta attraverso le gesta dei suoi campioni. Dalla magia di Testaccio a Francesco Totti, ci sono tutti o quasi (perché è giusto quello che scrive l’autrice, che ogni tifoso ha la sua Roma, con i suoi eroi) i protagonisti che hanno legato il proprio nome alla maglia giallorossa. Senza magari scendere in campo, come Zi’ Checco e la Sora Angelica, i custodi del campo di via Zabaglia, o come Angelino Cerretti, mitico massaggiatore, uno che «massaggiava con gli occhi». E poi i primi eroi, il bomber Volk da Fiume (scritto anche Wolk, a volte in campo con il falso nome di Bolteni, poi ribattezzato Folchi dal regime fascista, ma per i tifosi della Roma per sempre Sciabbolone o Sigghefrido), il capitano Attilio Ferraris IV, volto fiero e ironia romana, in bocca l’immancabile sigaretta di marca Matossian, e poi tra gli altri Bernardini, Masetti, Amadei, Losi, Manfredini, Rocca, Di Bartolomei, Turone, quello del gol annullato alla Juve (forse era tenuto in gioco dal bianconero Prandelli, o forse no), Bruno Conti, Falcao, Ancelotti, Giannini, Pruzzo, Montella, fino ad arrivare ai tempi nostri, quelli di De Rossi e del Capitano. Quasi un secolo di calcio raccontato con abilità e grande affetto, passando in rassegna i pochi grandi trionfi e le tante, troppe delusioni, o quantomeno illusioni deluse. Ma d’altra parte, ci ricorda l’autrice, siamo tutti «ostaggio di un amore», e non c’è «squarcio che possa estirparci la Roma, sgarbo o buio che possa sbeccarne l’orgoglio, sbriciolarne l’identità». Perché, riprendendo dal libro le parole di Cesare Pascarella, «ciò che pe’ l’artri è storia, pe’ noantri so’ fatti de famija».
LE LEGGENDE DELLA ROMA di Valeria Biotti; Diarkos editore, 227 pagine, 17 euro.

«L’Apulia è la regione compresa tra il fiume Tifernus (Biferno) ora in Molise, e Gnathia (Egnazia), nei pressi dell’odierna Fasano (Taranto), e il mar Ionio, a nord di Taranto. Era divisa in due parti, e Foggia e Bari erano i centri più importanti della Daunia, a Nord, e della Pucezia, a Sud». Due città vicine (la distanza tra loro è di circa 140 chilometri) e distanti, alleate e rivali. Ecco, il succo del derby tra Bari e Foggia, appena scese in campo al San Nicola, non può che partire dalla storia, un classico nel nostro calcio di provincia, così legato al Campanile. Ancona - che non nasconde il suo tifo per i biancorossi - ne ha tirato fuori un bel libro, agile ed esaustivo, un viaggio nella memoria di queste due nobili del calcio pugliese alla ricerca di un rientro in un calcio di più alto livello rispetto alla serie C. Una sfida che dura da più di un secolo, se è vero che la prima partita tra club delle due città si fa risalire al 26 maggio 1912, con in palio la coppa “Città di Foggia”, che fu vinta dalla squadra locale dell’U.S. Calciatori. Per trovare invece il primo confronto tra il Bari e il Foggia (o meglio, Sporting Club Foggia) bisogna passare al 1927, con il 2-1 per i biancorossi che portò la firma di uno dei suoi figli prediletti, quel Raffaele Costantino che giocò anche 23 partite nella Nazionale di Meazza e Schiavio. Quasi una cinquantina di confronti che Ancona racconta con divertimento e cura dell’aneddoto, passando in rassegna le partite e i protagonisti principali in campo, da Giuseppe “Peppino” Comei, foggiano di nascita, che le cronache del 1911 descrivono come “artista della sfera di cuoio, dal tocco vellutato e dal tiro potente come un colpo di cannone” a Giosué Poli, molfettano e primo doppio ex, da Annibale Frossi - medaglia d’oro olimpica nell’Italia del 1936 - ingaggiato dal Bari mentre faceva il servizio militare a Barletta, a Paolo Erba, capocannoniere del derby con 5 gol con il Bari, da Ciccio Baiano (sua l’unica tripletta di un giocatore rossonero) a Franco Mancini, un “giaguaro” tra i pali. E poi gli allenatori che hanno lasciato il segno in queste sfide, i vari Pugliese, Zeman, Maestrelli, Toneatto, Fascetti, Catuzzi, e i presidenti (Fasce, De Palo, Matarrese, Casillo…). Vittorie clamorose, spareggi, autogol indimenticabili: le sfide tra Galletti e Satanelli - siano esse state giocate in serie A o tra i dilettanti - non sono mai state banali. Sperando di tornare a rivivere presto questo derby su palcoscenici più prestigiosi.
BIANCO ROSSO NERO, il derby dell’Apulia, di Massimiliano Ancona; Wip Edizioni, 126 pagine, 12 euro.

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