Dal 1980 al 2000, gli stranieri della serie A; e poi tutto sui film "olimpici"

Da Luis Silvio a Batistuta, 500 ritratti (con tutte le cifre) sugli stranieri che hanno giocato in A dal 1980 al 2000; e poi per la prima volta schedati tutti i documentari e i film sulle Olimpiadi
Dal 1980 al 2000, gli stranieri della serie A; e poi tutto sui film "olimpici"
Massimo Grilli

I sudamericani Juary all’Avellino, Falcao alla Roma, Bertoni alla Fiorentina, Luis Silvio alla Pistoiese, Fortunato al Perugia, Eneas al Bologna; gli europei Prohaska all’Inter, Brady alla Juventus, Krol al Napoli, Van de Korput al Torino e Neumann all’Udinese. Furono questi i primi 11 stranieri ad essere tesserati dalle nostre squadre di serie A (mentre Ascoli, Brescia, Cagliari, Catanzaro e Como decisero di restare orgogliosamente autarchiche) nella stagione 1980/81, alla riapertura delle frontiere, con un solo giocatore “non italiano” consentito per squadra. Undici stranieri destinati a crescere velocemente: due anni dopo la Federcalcio ne permise il tesseramento di due per squadra (e arrivarono i vari Platini, Boniek, Zico, e poi poco dopo Maradona, Van Basten, Gullit), nel 1988/89 diventarono tre fino all’alluvione consentita dalla sentenza Bosman del 1995. A quarant’anni da quel 1980 spartiacque, Alberto Pallotta, che già abbiamo apprezzato per un paio di libri statistici molto ben fatti sulla Roma, si è divertito a mettere in tutti fila gli stranieri arrivati nella nostra serie A fino al 2000. Dal finlandese Aaltonen - una comparsata con la maglia del Bologna, tre presenze nel campionato 1988/89, accompagnato dalla leggenda che fosse stato una pedina nella scalata della Nokia nel nostro Paese - fino al polacco Zmuda, tra i protagonisti con la sua Nazionale nel Mondiale del 1974 (appena arrivato a Verona si ruppe però il menisco, e in tre stagioni con i gialloblù e la Cremonese scese in campo solo 19 volte), ci sono proprio tutti, dai grandi come Ronaldo il “Fenomeno” e Diego Maradona (c’è spazio però anche per il fratello Hugo, 13 partite con l’Ascoli nel 1987/88) ai dimenticati come Escalona, Ibertsberger, Carr, Tejera… Circa cinquecento ritratti, arricchiti da statistiche anno per anno, che raccontano grandi prodezze e leggende incontrollabili (ma sarà poi vero che Luis Silvio, il “bidone” per eccellenza del calcio mercato, ha lavorato anche come pornostar?), a disegnare il grande romanzo degli stranieri del nostro calcio. Aspettiamo già il secondo volume.
CON QUESTA FACCIA DA STRANIERO, i calciatori stranieri di serie A dopo la riapertura delle frontiere; di Alberto Pallotta, Ultra Sport edizioni, 512 pagine, 24 euro.

La splendida rappresentazione di atleti perfetti, la grazia dei loro gesti, a gettare un ponte tra le gare antiche e quelle moderne, la bellezza della ripresa delle gare, che segnò una svolta nell’universo della cinematografia di genere. Ma anche l’uso dello sport come veicolo di propaganda, la presenza imponente di Hitler, le immagini di ispirazione nazista, a glorificare la potenza della Geramania, che solo tre anni dopo avrebbe dato l’avvio alla seconda guerra mondiale. Se si pensa ai documentari o ai film sulle Olimpiadi, non si può che partire da Olympia, il capolavoro della molto discussa Leni Riefenstahl, film ufficiale di Berlino 1936, che alla Mostra del cinema di Venezia del ’38 vinse il premio come miglior film straniero. Ma la storia delle opere legate alle Olimpiadi è molto più lunga, come ci viene spiegato in questo splendido libro di grande formato, dove Franco Ascani - sociologo dello sport e, tra le altre cose, membro della Commissione Cultura e Patrimonio Olimpico del Cio - è riuscito nell’impresa di catalogare tutte le opere prodotte sulle Olimpiadi, circa duecento, nell’arco di più di un secolo, dividendole in categorie: “Film Olimpici Ufficiali” (è indicato anche il link per la visione su internet), “Film Olimpici”, opere parallele realizzate durante o subito dopo la conclusione delle gare, Film “a tema olimpico” (opere realizzate da produzioni private, a sfondo commerciale), Film Antologici e Film Paralimpici. Dai brevi film su Stoccolma 1912 - considerati nel loro insieme il primo documentario filmato sui giochi olimpici - alla promessa di spettacolo di Tokyo 2020, con il film ufficiale affidato alla regista Naomi Kawase, quello di Ascani è uno splendido - e assolutamente inedito - viaggio nella cultura olimpica e nei suoi protagonisti, uno slalom affascinante tra documentari e film che fanno parte della storia del cinema, come “Momenti di gloria”, quattro premi Oscar, o “Munich” di Steven Spielberg. E poi i grandi registi che hanno partecipato a opere sulle Olimpiadi (Lelouch, Kurosawa, Besson), le schede dettagliate dei Film Olimpici, tante immagini e curiosità. Il modo più bello di costruire e conservare la memoria olimpica.
200 FILM SUL PODIO OLIMPICO, CINEMA & GIOCHI; di Franco Ascani, Edizioni Bradipolibri, 320 pagine, 25 euro.

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