Mancini il predestinato, e 50 ritratti di basket

Dal Bologna alla panchina dell'Italia, la carriera di Roberto Mancini, genio spesso incompreso. E poi i grandi protagonisti della storia del basket in 50 ritratti
Mancini il predestinato, e 50 ritratti di basket
Massimo Grilli

«Mentre Johan Crujiff comincia da abbracciare i suoi giocatori uno a uno, subito dopo il triplice fischio dell’arbitro, le telecamere indugiano sula figura di Mancini accovacciata a terra. Il suo è un pianto inconsolabile, le lacrime che prendono a rigargli il viso senza il minimo cenno di una tregua non sono solamente quelle di un fuoriclasse che ha appena perso la finale di Coppa dei Campioni. Quella disperazione autentica e inarrestabile sa di fine di un’epoca. Per Mancini si conclude il periodo dell’innocenza e della spensieratezza…». Parte dal pianto a dirotto nella notte di Wembley, 20 maggio 1992 - uno dei pochi cedimenti emotivi di un atleta e un uomo che sembra sempre molto controllato - il racconto bello, molto coinvolto e coinvolgente, del campione di Jesi, del predestinato capace A a 16 anni di debuttare in serie A, di vincere poi sia in campo che in panchina, dell’uomo a cui sono affidate le speranze azzurre di un ritorno al successo, dopo un decennio nerissimo. Ma non è stato tutto così lineare nel percorso di Mancini: se da una parte la sua classe è sempre stata cristallina e riconoscibilissima, molto più sfaccettati si presentano - e in questo libro ne abbiamo una chiara immagine - il suo carattere e la sua personalità, i cui eccessi, e facilmente il ricordo va a quella intemerata verso la tribuna stampa dopo un gol alla Germania in un Europeo, ne hanno probabilmente impedito una ascesa ancora maggiore, come sostiene l’autore, basti pensare alle poche soddisfazioni che ha saputo trarre in maglia azzurra. Le giovanili nel Bologna, il passaggio determinante alla Sampdoria, alla corte del presidente Mantovani, dove formò con Vialli una coppia d’attacco straordinaria, capace di regalare il primo scudetto (e la Coppa delle Coppe) alla società blucerchiata, poi la seconda giovinezza alla Lazio e il nuovo tricolore, infine la sua esperienza da allenatore, con i trionfi al Manchester City e soprattutto all’Inter, con i tre scudetti vinti. Una carriera straordinaria che forse non ha ricevuto i dovuti riconoscimenti. Troppo bravo in campo (alcuni suoi gol sono diventati leggenda), troppo distaccato fuori, almeno all’apparenza, per essere amato come merita. Un campione, e un uomo, senza mezze misure.
ROBERTO MANCINI, SENZA MEZZE MISURE, di Marco Gaetani; edizioni 66THA2ND, 256 pagine, 18 euro.


Pochi sport vantano una origine così bizzarra come il Basket, con il Padre Fondatore, James Naismith, che alla vigilia di Natale del 1891, cercando un’attività da fare al chiuso di una palestra, per difendersi dal freddo inesorabile di Springfield, cittadina dell’Illinois, si inventò - prendendo spunto dagli anelli magici dei Maya - un gioco dove il pallone doveva essere indirizzato in un cestino… per la raccolta delle pesche, posto a tre metri di altezza, da dove poteva poi essere recuperato solo con l’aiuto di una scala. Quel gioco, poche settimane dopo inquadrato in 13 regole, per dare il via ufficialmente al basket ball (per l’unificazione delle due parole bisognò attendere fino al 1920) è diventato uno sport praticato da 450 milioni di persone in 215 nazioni del mondo, che viene qui celebrato al meglio grazie a 50 ritratti, opera di Dan Peterson - il tecnico che ha inventato e ci ha fatto conoscere il basket moderno in Europa - e Umberto Zapelloni, per una volta tornato al suo primo amore, con il decisivo aiuto delle illustrazioni di Fer Taboada. Da Kareem Abdul-Jabbar, il miglior marcatore nella storia del NBA, a John Wooden, punto di riferimento per ogni allenatore, capace di vincere dieci titoli NCAA, passano in rassegna i grandi protagonisti della storia di questo sport. I super campioni come Bryant, Lebron James, Michael Jordan, Magic Johnson, Wilt Chamberlain, ma anche i santoni delle panchine (Phil Jackson, Auerbach, Bobby Knight) gli europei che si sono fati largo nel basket internazionale (Drazen Petrovic, Sabonis, Nowitzki) e gli italiani che hanno scritto pagine importanti, come Belinelli - vincitore del titolo NBA con San Antonio nel 2014 - Gallinari e quel monumento nazionale che risponde al nome di Dino Meneghin, il più forte giocatore italiano di tutti i tempi. E poi Ginobili, Shaquille, D’Antoni, Doncic, Curry… Con una bella ed esauriente introduzione, dove vengono ricordati i passaggi chiave di questo sport nato da un cestino di frutta.
LA STORIA DEL BASKET IN 50 RITRATTI, di Dan Peterson e Umberto Zapelloni, illustrazioni di Fer Taboada; Centauria Editore, 172 pagine, 19,90 euro.

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