"Nome Nero": storia di una famiglia rapita dagli alieni

Il secondo romanzo di Massimo Colonna, giornalista umbro e ufficio stampa dell'Andes, l'associazione che riunisce gli steward degli stadi italiani, scandaglia il mondo dell'abduction e l'animo umano, le storie spesso buie che ci sono dietro. Una riemerge in questo libro
"Nome Nero": storia di una famiglia rapita dagli alieni
Fabio Massimo Splendore

“Nome Nero”, un titolo su cui... far luce. Esce il nuovo romanzo di Massimo Colonna, giornalista e scrittore umbro che si occupa anche di sicurezza stadi da ufficio stampa dell'Andes, l'associazione che riunisce i delegati alla sicurezza dell'evento sportivo e gli steward. Si tratta della seconda fatica dopo il romanzo d’esordio “Il sogno finisce all’improvviso” (Letteratura Alternativa Edizioni), che nel 2018 era stato selezionato per la Fiera internazionale del libro di Francoforte oltre ad essere protagonista al Salone del Libro di Torino.
Con “Nome Nero”, pubblicato sul circuito Amazon in formato cartaceo e digitale, Colonna si rilancia nell’ambito del surreale e racconta la storia di una famiglia che denuncia di essere stata rapita dagli alieni. Il lavoro di analisi di due agenti specializzati in casi di abduction, attraverso sedute di ipnosi regressiva, fa emergere un passato familiare cupo e la presenza di un misterioso essere. Sullo sfondo, ipnotiche teorie sul significato della vita raccontate da diversi senzatetto.
L'autore sfrutta a pieno il potenziale immaginifico del surreale, trascinando il lettore in mondi che solo in apparenza non esistono. Lo stile torna ad essere quello della narrazione non lineare: accanto ad una linea classica, compaiono elementi come misteriosi scritti postumi, storie basate su destrutturazione e condensazione psicologica, tesi di laurea mai pubblicate, teorie a metà tra realtà e irrealtà. Una sorta di romanzo multistrato.
«Il nostro cervello - dice Colonna - è già predisposto ad affrontare narrazioni non lineari, perché lo fa di continuo, tutti i giorni. L’idea è riproporre questi stessi procedimenti di autorappresentazione, basati sui meccanismi psicologici della condensazione e della destrutturazione. L’obiettivo è creare una piattaforma di significati su cui poi il lettore potrà posare la propria esperienza di vita».

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