Il tornello dei dileggi di Fazio: ll mio testamento d'amore al popolo giallorosso

E' il primo romanzo dello scrittore catanese (pubblicato da Arkadia): Paolo e i suoi appunti di vita, per parlare di ipocrisie, paura di scegliere, e poi l'amore che non basta, che serve. Massimo Salvatore Fazio è psicopedagogista, filosofo, saggista e tanto altro, ma nella vita vorrebbe fare "il tifoso della Roma e basta! Amare questa squadra abbraccia la mia tesi filosofica: puoi farcela, ma sempre qualcosa ti blocca. Mourinho è perfetto, assorbe l'enormità di chi tifa e ama Roma. Il calcio femminile può riportare il mondo a una civiltà egualitaria. Chi vince il campionato? Ricordo che chi tifa Roma non perde mai e chi non perde mai vince sempre"
Il tornello dei dileggi di Fazio: ll mio testamento d'amore al popolo giallorosso
12 min
Valeria Ancione

Lei chi è, signore? Massimo o Salvatore, anzi Salvatore o Massimo? Fazio di certo. Si accomodi al tornello per il riconoscimento. Dunque, signore della testa e della penna e del pennello, ma soprattutto, forse, del tifo. Lei chi è o chi crede di essere, signor Fazio? Psicopedagogista, filosofo, saggista, romanziere, recensore, pure pittore e qualcosa dimentichiamo di certo, non sarà troppo? Dica la verità al tornello e non dileggi!

Viene così quando ti misuri con Salvatore, detto Massimo, Fazio, personaggio sopra le righe (nel senso migliore), un motore sempre acceso, vulcano di idee, di intenzioni e azioni, sarà mica perché è figlio di sua maestà l’Etna? In qualche modo c’entra: se nasci lì sotto e di fronte hai pure il mare non puoi essere “normale”: l’isolana grandezza genera certa specialità. Siete mai stati a Catania? Beh, città unica, come molte in Sicilia ognuna per sua caratteristica per carità ma... E va bene va bene: una ha lo Stretto, un'altra il Monte Pellegrino con la Santuzza, un'altra l'isola di Ortigia eccetera eccetera, però Catania tra vulcano ardente e acqua di mare è contraddizione e integrazione degli opposti al tempo stesso. Insomma, è decisamente una superba invenzione.

Fazio, catanese, in questo spazio tutto per noi è esordiente come romanziere con “Il tornello dei dileggi” (Arkadia, 15 euro), ma soprattutto, direbbe egli stesso, tifoso. Il suo romanzo, per quanto breve, non fatevi ingannare, va letto in un tempo diluito affinché sia possibile soffermasi, farsi domande, porsi dentro ai personaggi, ritrovarsi o dissociarsi. Il protagonista Paolo, consulente filosofo, tifoso del Catania e della Roma,  attraversa città, situazioni, locali, musica, amici e ogni cosa o persona attraversata è un'occasione per toccare un tema umanamente condivisibile. Di sottofondo, ma nemmeno tanto, l'amore. L'amore sciupato e quello desiderato, Giovanna che viene Giovanna che va... E poi Adriana, la scelta, il coraggio, il cambiamento o solo un'altra via lungo quel percorso che si chiama vita e che a quarant'anni esplode di richieste ed energia. Incomunicabilità e bisogno di comunicare, solitudine, distacchi e assenza. C'è molto di questi tempi benché non si svolga in questi tempi: un po' un distanziamento dell'anima e un bisogno di contatto, una resa alle incomprensioni e il desiderio di non essere fraintesi. Paolo è uno specchio su cui riflettere il proprio vissuto e vedere cosa combacia cosa no. E le sue donne chi sono davvero?

Paolo, il protagonista del suo romanzo, è tifoso giallorosso: un omaggio alla Roma?

«Paolo è il mio testamento d'amore incondizionato per il popolo giallorosso»

Come nasce il Tornello dei Dileggi?

«Il titolo nasce da un evento, poi diventato consuetudine per due anni, nel 2013 a Catania. Si tenne un format nella piazza che qui chiamiamo “Umberto”. Questo format lo plasmò un visionario, Andrea Pennisi, il titolo era “Il dileggio del tinello”. Tra gli appunti nel mio girovagare per l’Europa avevo inserito questo ‘cameo’ per un potenziale libro. L’editor ebbe una intuizione: modifichiamolo, mi disse. Mi piacque, chiesi ugualmente al Pennisi di poterlo utilizzare, perché il riferimento era chiaro e palese al suo format. Il romanzo nasce da un insieme di appunti, osservazioni e un gioco a miscelare le figure della lingua italiana scritta, che ho raccolto nelle diverse città dove ho vissuto.»

Di cosa parla o di cosa vuole parlare?

«In breve è un attacco alle ipocrisie, ai modus operandi e facendi di troppe persone: la scelta, manca la scelta per paura di non avere relazioni con il simile, si scende così a compromessi, auto compromessi direi meglio, che dilaniano l’esistenza e questo me lo ha fatto notare il mio lavoro in studio».

Paolo, Adriana, Giovanna: un trio, una catena, una proiezione?

«Una vale tre!»

E lei signore esattamente chi è?

«Sono Salvatore Fazio detto Massimo o Massimo Salvatore Fazio, psicopedagogista contento del suo lavoro, amante della cucina, sa ho anche conseguito la maturità alberghiera. Quanto allo scrittore, prima del “Tornello”, avevo scritto soltanto di saggistica, questo lungo parto di sette anni e le iscrizioni ai premi Campiello, Comisso, Robinson Repubblica, mi hanno fatto montare la testa per circa due secondi. Sono io quello che si giocherà il podio? No, non credo, perché a giocarselo sarà il romanzo che ho scritto e che felicemente in Arkadia è stato pubblicato».

Si confessi qui al tornello della verità: cosa vuole fare da grande?

«Il tifoso della Roma e basta! Vivo a Catania, l’aereo mi terrorizza eppure per lei (la Roma, ndr) tutto si ribalta: un capitale le ho dedicato, che oggi potevo essere pensionato a 48 anni. Ne vale la pena? La Roma non si discute, si ama, come ci ha insegnato Renato Rascel, motto ripreso dal grandissimo Dino Viola che oggi tifosi di tante squadre hanno emulato».

Che ci fa un tifoso della Roma a Catania?

«Godeva a sapere che il cuore, seppur è meglio che sia legato a una sola squadra, poteva esultare per una integrazione che lo colorava di giallorossazzurro. Il tutto dagli spareggi del Catania nel 1983 contro Como e Cremonese allo Stadio Olimpico per approdare in Serie A con il popolo giallorosso a supportare Catania e il Catania. Già con l’acquisto, da parte dell’immenso Franco Sensi, del Palermo, il nemico per antonomasia del Club Calcio Catania 1946, si passò all’antipatia, ma dopo Roma-Catania 7-0 del novembre 2006 i rapporti si sono molto incrinati e si è sfociati nell’odio. Dunque cosa ci fa un tifoso della Roma a Catania? Tenta di riunire e riportare almeno all’indifferenza le uniche due tifoserie delle uniche due squadre storicamente definite magiche: il Magico Catania e la Magica Roma. Inutile che di questo aggettivo ne usurpino altre squadre».

Cosa significa tifare per la Roma?

«Nel mio personalissimo caso, tifare per la squadra della Capitale, è quasi un’alchimia: cresco in un ambiente familiare e socio-sportivo catanista e interista, pertanto ho sempre provato per il Catania amore, per l’Inter interesse, al fine che la gioia in casa mia vi fosse sempre, ma da buon ‘sofferentista’, chi e come poteva scegliermi? La Roma! E chi potevo scegliere? La Roma. Amante del masochismo è sempre stata in linea con me: Roma-Lecce 2-3 addio scudetto; Venezia-Roma 2-2, con il Venezia già retrocesso sette settimane prima della fine del campionato 2002-2003, addio scudetto. Roma Liverpool, finale di Coppa dei Campioni, gironi di Champions League con Capello, giungiamo a pari merito nella seconda fase a gironi e chi passa? Loro che ci battono 2-0. In porta il migliore al mondo Alisson, semifinale di Champions League perdiamo 5-2 all’andata, succede un casino fuori dagli spalti in Inghilterra, al ritorno vinciamo 4-2, chi va in finale? Loro che poi prendono tre pere e perdono quella coppa maledetta! Dunque tifare Roma abbraccia sicuramente la tesi filosofica che mi è stata affibbiata come fondatore: il nichilismo cognitivo, non si perdono i valori, credi di farcela, puoi farcela ma sempre qualcosa ti blocca quando la meta è lì a due passi. La speranza dell’uomo è la storia della Roma: onestà, impegno, sudore, fatica ma poi vince sempre chi ha rapporti fuori scena con il potere! Senta, me lo faccia dire per favore: Forza Roma forza Romaaaaaa!»

Mourinho chi è com’è?

«Meravigliosa mossa di Moratti quando lo portò a Milano e anche con lui si incrociano i destini di Roma e Catania: il secondo anno la Roma ne fa 2 a quell’Inter fortissima; il Catania gliene fa 3, superiamo l’Inter, siamo a meno 5 giornate, incontriamo la Samp all’Olimpico, mister Ranieri si merita lo scudetto testaccino-capitolino-romanista. Perdiamo, giocando bene. L’Inter fortissima, ma mai quanto noi, ha un plus, uno “psicotutto” che motiva, provoca, gira il campo a Barcellona, fa sfiancare i tifosi blaugrana, l’Inter vola in finale. Mou oggi è meno spregiudicato con le parole e più simpatico dell’allora maestro di calcio. Ma c’è un segreto chimico: Mourinho è perfetto per l’ambiente giallorosso, assorbe l’enormità di chi tifa e ama la Roma e questo è un plus che non conosceva, che nessuno può conoscere se non alleni la “Magggica”! Dunque è umano e adesso lo si può titolare, depositando il marchio di Specialone, leggendolo in italiano!»

Quanto c’è del suo lavoro nel tornello?

«Una distorsione in chiave filosofica, dunque una deformazione professionale in chiave filosofica, è associata a Paolo che in un episodio la integra con il calcio: la Roma, il Catania e Montella e in riferimento alla prima esperienza dell’aeroplanino giallorosso anche alla Fiorentina. Poi ci sono i pensieri delle persone, la psicologia applicata che, come racconta un personaggio, ha fatto più danno, me la faccia dire in catanese da bumm’atomica»

Paolo somiglia più a lei o a qualche suo paziente?

«Nella mia prospettiva a nessuno, ma certamente le città e le conoscenze approfondite di alcune di queste che conosce Paolo, sono quelle che io ho vissuto per studio e lavoro»

Incomunicabilità, solitudine, fragilità, questo è l’uomo di oggi o di sempre?

«Anche qui: la comunicazione è modulata da regole e credo che sia la giusta strada da seguire, il problema si pone quando osi fare una domanda al ‘branco’ a cui appartieni: magari chiedi per chiarimento, e non va bene, perché il solo domandare è visto come un atto di dissidenza dalle caratteristiche che uniscono il branco, allora ti accorgi di essere stato un gregge, te ne vai e i crolli da emarginazione si trasformano in solitudine. Se reggi l’urto resisti, se non lo reggi la fragilità ti possiede».

E quanto è fragile un tifoso?

«Perdoni ciò che sto per dirle: basta vedere in campo il Catania contro la Roma. Mi riguarda!»

Adriana sembra più importante di Giovanna, e invece... chi è?

«La spiegazione alle ipocrisie, più volte dirà “Io devo stare lì, perché sono al posto giusto nel momento giusto, sennò sparisco e non si ricordano di me”. Il problema è che proprio non si può dire si deve leggere l’ultimo rigo del libro dopo aver letto le pagine precedenti; anche perché se si legge l’ultimo rigo senza aver letto le precedenti si capisce una azione, ma si rischia di immaginare una storia inesistente».

Le donne come sono?

«Qualunque cosa dica sulle donne il rischio contemporaneo è di essere tacciato di razzismo di genere. Le donne e me ne frego di ciò che si possa rispondere sono stupende, cattive, generose, canaglie, vittime e carnefici al pari degli uomini.»

Le donne possono parlare di calcio?

«Possono? Devono! E il fatto che il calcio, nonostante la visibilità degli ultimi anni su scala mondiale dei campionati femminili, ancora viene vissuto come non professionista mi fa imbestialire. Il calcio è un veicolo di scambio sociale, di divertimento, di godimento di un gesto atletico e aggiungo che il professionismo maschile deve livellarsi a quello femminile. Il calcio femminile, visto in ottica sociologica, sta insegnando tanto e può riportare il mondo ad una civiltà egualitaria».

Cosa si aspetta dal suo romanzo?

«Stimoli per provare a scriverne un altro.»

E dalla Roma?

«Un segnale forte: che sbattano fuori coloro che baciano lo stemma e poi l’anno dopo se ne vanno in altre squadre. La Roma li compra, li strapaga, gli rende la vita facile e poi ogni estate alcuni di questi hanno il broncio perché vogliono approdare in altra squadra».

Chi vince il campionato?

«Sillogisticamente ricordo che chi tifa Roma non perde mai, e chi non perde mai vince sempre: chi se non (il cuore che batte per) la maglia più bella del mondo?»

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