Dentro il mito di Maradona, l'eroe imperfetto

Dentro il mito di Maradona, l'eroe imperfetto

Un libro sull'immortale Diego, curato da Gòmez Villar e a firma di scrittori, intellettuali, sociologici, femministe, a cinque anni dalla sua scomparsa
Valeria Ancione
3 min

Se è vero che «il calcio è l’unica cosa che i poveri hanno rubato ai ricchi», come ha detto una volta Jorge Valdano, ex stella dell’Argentina e del Real Madrid e ora acuto opinionista, per sottolineare come il successo e la popolarità del gioco del pallone, nato come passatempo per le scuole private inglesi, siano cresciuti rapidamente quando è assurto a sport di massa, non stupisce che Diego Maradona ne sia diventato la "divinità" maggiore, «ambasciatore plenipotenziario di tutti subalterni»: un mito plebeo, come suggerisce il titolo di questo intrigante libro collettivo, curato da un professore di filosofia dell’università di Barcellona, Antonio Gòmez Villar. A poco più di cinque anni dalla scomparsa del “Pibe de Oro” (morto il 25 novembre 2020) la figura di questo campionissimo - cresciuto nella povertà di Villa Fiorito - è ancora viva nell’immaginario collettivo di chi lo ha visto all’opera o magari ne ha solo sentito parlare, nel culto che le città di Napoli e Buenos Aires officiano nel suo nome. Una figura che resta oggetto di studi e approfondimenti, da cui Diego stesso sembra sgusciare come se fosse ancora impegnato nei dribbling, per cui era impossibile sottrargli il pallone, mostrandosi costantemente nelle sue due facce, alternative ma complementari: quella del ribelle insofferente di fronte ai potenti del calcio mondiale, emblema di tutti i Sud del mondo, ma anche quella del maltrattatore maschilista, dell’imbroglione e del tossico. Due aspetti della stessa personalità, che non a caso si rivelarono entrambi chiaramente nella partita che lo consacrò alla storia, non solo del calcio, quella vinta contro l’Inghilterra nei Mondiali del 1986 - c’era anche Valdano, in campo - quando in pochi minuti Maradona segnò un gol di mano (da cui la famosa frase «è stata la mano di Dio», ripresa dal regista, tifoso del Napoli, Sorrentino per un suo film) e uno a capo di una clamorosa serpentina nella difesa inglese, che tutti ricordiamo anche per l’epica telecronaca di Victor Hugo Morales, quella del “Barrilete cosmico”, dell’aquilone cosmico. Un eroe altamente imperfetto, Maradona, il cui lascito viene riletto con amore e senza ipocrisia in questa raccolta di contributi politici e sentimentali a firma di intellettuali e scrittori, di sociologi e femministe, tutti di estrazione sudamericana, con un paio di inserimenti (quelli di Gennaro Ascione e Francesca De Rosa) ad arricchire l’edizione italiana. Di Maradona si continuano a comprare le magliette con il numero 10 sulla schiena, il murale che lo ritrae nei Quartieri Spagnoli resta uno dei simboli più visitati di Napoli. Un mito che resiste, quello «di chi rincorre la palla rotolante della meraviglia come fosse energia per immaginare un altro mondo possibile».

MARADONA, UN MITO PLEBEO a cura di Antonio Gòmez Villar, Tamu Edizioni (279 pagine, 19 euro)


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