Porsche, il romanzo di un genio 

Porsche, il romanzo di un genio 

Nel libro di Ruggeri un nuovo modo di rileggere e scoprire il grande ingegnere e costruttore visionario
Valeria Ancione
4 min

Porsche, il genio senza sregolatezza, anzi. Assennato, determinato, distratto solo dal suo sogno di portare l'elettricità nelle case, e mai laureato ma ingegnere per elezione e poi per honoris causa. Un personaggio unico che tra due secoli, dal 1875 al 1951, e due Guerre Mondiali, ha fatto la storia dell'auotomobile, firmando progetti avvenieristici come la "macchina del popolo". Di libri sull'Ingegnere ce ne sono, ma questo di Christina Ruggeri "Ferdinand Porsche, un genio capace di sognare" è diverso, è proprio un romanzo, un'invenzione. Ruggeri ha trovato un modo originale di raccontare il percorso di un uomo geniale ed è quello del discorso diretto dominante, come se l'autrice fosse stata presente e avesse preso appunti se non proprio registrato ogni incontro che Porsche ha avuto nel suo cammino. Questo rende i lettori spettatori di un passato prossimo e non remoto.

Dall'ossessione per l'elettricità all'età di dieci anni, alle notti in bianco a fare esperimenti, a un padre che lo considera un figlio sbagliato, mal riuscito, problematico e con la testa tra le nuvole, di questo è fatta la giovinezza di Ferdinand, di "stranezze". Ma se il talento e la genialità sono incontenibili si sfida il destino, che lo vuole diverso, e anche un padre severo, sopportando pure le cinghiate. La morte del fratello maggiore potrebbe cambiargli la vita, farlo retrocedere dall'istinto e farlo entrare nell'officina di famiglia a fare il lattoniere e invece... Lui odia quel lavoro. Sognatore? No. Ferdinand non ha un sogno ha un progetto. Riesce a ottenere il benestare del padre, complice la madre, per trasferirsi a Vienna e lì parte tutto, anche grazie a un serie di incontri giusti con persone che ne riconoscono la capacità di progettare il futuro e apprezzano quel suo essere visionario. C'è spazio anche per l'amore e l'amicizia in questo romanzo. L'amore è Aloisa che sposerà e da cui avrà due figli. L'amicizia è Matheus, che sarà anche collaborazione. Scopriamo così un Ferdinand completamente diverso dal padre, e questa è forse l'evoluzione più importante dell'uomo che ha sovvertito il suo destino.

Porsche, tra le mille cose che pensato e fatto, nel 1931 fonda lo studio di progettazione a Stoccarca e realizza il progetto-sogno. Nel 1938 crea per Hitler il famosissimo "Maggiolino" della Volkswagen. Ma finirà anche in prigione in Francia. Poi conosce Carlo Abarth e "sbarca" in Italia. Con Cisitalia di Pietro Desio nasce la monoposto da 300km/h. E nel 1948 da poco liberato dal carcere, mette su strada la Porsche 356/1 Roadster, coupè e cabriolet. E infine arriva un altro progetto da sempre perseguito, quello del "trattore del popolo", accessibile a tutti, firmato Porsche. Nel libro di Ruggeri c'è tutto, tanto, dettagli di pensieri e intimità, che solo chi lo ha vissuto da vicino potrebbe raccontare, ed è questa la strategia della romanziera, calarsi nel personaggio "interpretandolo" dopo ricerche profonde, permettendo al lettore di viverlo come fosse qui in mezzo a noi. C'è tutto della sua vita, fino all'ultimo ballo con l'amata moglie e quella fitta al cuore che se l'è portato via aspettando una tazza di tè che non berrà mai.

FERDINAND PROSCHE. Un genio capace di sognare Christina Ruggeri. Giorgio Nada Editore, pag 288. Euro 22.80


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