
Come parava Garella, storia di un portiere atipico
La recente scomparsa di Osvaldo Bagnoli ha riportato alla ribalta il meraviglioso Verona dello scudetto - succedeva quarantuno anni fa - ed anche il ricordo del suo grande e stravagante portiere, quel Claudio Garella dal naso da pugile e dagli interventi istintivi ma estremamente efficaci. Anche Garella, torinese di Barriera, è morto, nel 2022 a 67 anni, e la sua figura viene rievocata con garbo e competenza in questo bel libro di Emanuel Fatello. Nel meraviglioso calcio italiano degli anni Ottanta - ambito dai giocatori più forti del Pianeta - si ritagliò uno spazio non banale questo ragazzone (“compare Orso”, lo soprannominò Gianni Mura) capace di vincere due scudetti, in squadre (Verona e Napoli) che non avevano festeggiato mai la conquista del Tricolore, e di battere anche la diffidenza della stampa e dei tifosi, passando dalle Garellate (termine coniato da Beppe Viola, per indicare certi suoi grossolani errori) a Garellik, chiamato così dopo una clamorosa partita contro la Roma all’Olimpico. «Un eroe vestito da uomo», lo definisce Adalberto Scemma nella prefazione, ricordando anche il suo essere atipico, come atipica fu la fuga - durante una trasferta del Verona in Danimarca - verso il castello di Amleto, a Kronborg. «Mi avete mai chiesto che libri leggo, se vado a teatro, se leggo poesie? Che ne sapete, voi, di Claudio Garella?», rispose franco a chi gli chiedeva il motivo di questa visita, considerata stravagante per un calciatore.
Fatello ricostruisce la personalità e la carriera di Garella, dal debutto in serie A con il Torino alla sfortunata parentesi con la Lazio, dagli scudetti vinti (e per giocare con il Napoli dei suoi miti Zoff e Castellini rinunciò alla Coppa dei Campioni con il Verona) agli ultimi lampi con Udinese e Avellino, facendosi aiutare dalle testimonianze dei suoi ex compagni di squadra e dai ricordi commossi della moglie Laura e delle figlie Claudia e Chantal. Non manca l’intervento - da una dimensione parallela - di Valerio Bacigalupo, indimenticato portiere del Grande Torino, e del giovane Leandro, che ci racconta il “vero” Claudio Garella. «Voi dite che sono brutto e grasso, clownesco e antiatletico - disse in una intervista a Mura - io invece dico che sono un portiere vero. E un uomo felice».
GARELLIK, un eroe vestito da uomo; di Emanuel Fatello, Edizioni Incontropiede, 277 pagine, 19 euro.
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