Che cosa è il lipedema, quanto tempo ci vuole per diagnosticarlo e come si può guarire: l'esperto spiega tutto

Christian Boceda è l'ideatore delle celebri routine circolatorie e anti-infiammatorie ed è seguito da una community social di 1,5 milioni di follower: tutte le sue risposte
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8 min

Pubblicato il 03.10.2026, 09:28 (Aggiornato il 03.10.2026, 09:43)

In Italia una donna con lipedema impiega mediamente dieci anni per ricevere una diagnosi corretta. Dieci anni durante i quali si sottopone a diete, visite specialistiche e allenamenti, sentendosi spesso dire che il problema è il sovrappeso, la cellulite o la ritenzione idrica. In realtà il lipedema è una malattia cronica e progressiva, riconosciuta dall'OMS che nel 2019 l'ha inserita nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) con un codice diagnostico dedicato (EF02.2). Il più recente Consensus internazionale del 2026 la definisce inoltre una patologia sistemica del tessuto connettivo a forte componente infiammatoria.Nonostante il riconoscimento scientifico, continua a essere poco conosciuta e spesso sottodiagnosticata. Abibamo quindi chiesto a un esperto di parlarcene.

Lipedema, cosa è e come si riconosce: i sintomi

"Il motivo è apparentemente banale: dall'esterno il lipedema sembra semplicemente grasso", spiega Christian Boceda, personal trainer esperto di allenamento al femminile e angiologia, founder di CB Coaching. "Ma quel tessuto è completamente diverso. Non è un eccesso di adipe dovuto a uno stile di vita scorretto, bensì un tessuto patologico con caratteristiche biologiche proprie". Il dolore è il primo campanello d'allarme. Se la cellulite rappresenta un inestetismo, il lipedema è una malattia e la differenza più evidente è il dolore. Le gambe risultano dolenti anche alla semplice pressione, gli elastici degli abiti lasciano segni dolorosi, gli ematomi compaiono facilmente senza traumi evidenti e il senso di pesantezza aumenta nel corso della giornata, soprattutto nei mesi più caldi. Al dolore si associano altri elementi caratteristici: l'accumulo di tessuto adiposo è sempre simmetrico, interessa prevalentemente gli arti inferiori creando una marcata sproporzione rispetto alla parte superiore del corpo e, nella maggior parte dei casi, si interrompe bruscamente a livello delle caviglie, lasciando piedi e mani indenni. La comparsa o il peggioramento dei sintomi coincide spesso con momenti di importanti cambiamenti ormonali, come pubertà, gravidanza o perimenopausa. Un altro segnale frequente è la mancata riduzione del volume delle gambe nonostante una significativa perdita di peso. "Quando uno o più di questi sintomi coesistono, non serve iniziare l'ennesima dieta: è il momento di rivolgersi a un professionista formato sul lipedema", suggerisce Boceda. Perché la diagnosi arriva così tardiIl ritardo diagnostico non dipende soltanto dalla scarsa conoscenza della patologia, ma anche dal fatto che il lipedema interessa diverse discipline mediche, dall'angiologia alla linfologia, dall'endocrinologia alla fisiatria, fino alla dermatologia e alla chirurgia plastica. Questa natura trasversale ha fatto sì che per molti anni non diventasse patrimonio consolidato di nessuna specializzazione.

Cosa si può fare per il lipedema

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono la mancanza di linee guida nazionali e l'assenza di un percorso assistenziale dedicato."Il lipedema richiede tempo per essere riconosciuto: bisogna ascoltare la paziente, raccogliere la storia clinica, valutare il dolore e osservare la distribuzione del tessuto. In una visita molto breve è più facile fermarsi al BMI e attribuire tutto al peso corporeo", spiega ancora Boceda.

L'aspetto forse meno conosciuto del lipedema è il suo impatto psicologico. Secondo uno studio tedesco pubblicato nel 2023, il 74% delle pazienti manifesta sintomi depressivi: dopo anni di diete, attività fisica e sacrifici senza risultati finisce per attribuire il fallimento a sé stessa. "La frase che ascolto più spesso non è 'voglio essere magra', ma 'voglio smettere di vergognarmi'. La diagnosi rappresenta spesso il primo passo per interrompere quel senso di colpa che accompagna molte donne per anni", prosegue Boceda.L'allenamento è parte della terapia, non un semplice consiglio. Tra i falsi miti più diffusi c'è quello secondo cui il lipedema peggiorerebbe con l'attività fisica. Le evidenze scientifiche raccontano una realtà diversa. La Società Italiana di Medicina dello Sport ha indicato l'esercizio strutturato come una componente terapeutica del trattamento del lipedema, non un consiglio di contorno. L'obiettivo dell'allenamento non è eliminare il lipedema, ma migliorare il drenaggio linfatico, ridurre dolore e pesantezza, preservare la massa muscolare e rallentare la progressione della malattia. “La linfa, infatti, non dispone di una pompa centrale come il cuore e il suo movimento dipende in larga parte dalla contrazione muscolare, dalla respirazione diaframmatica e dal corretto appoggio del piede durante il cammino. Quando una donna con lipedema perde massa muscolare, perde anche una parte della propria capacità di drenaggio. Per questo allenarsi significa prima di tutto mantenere efficiente il sistema, non è solo una questione di bruciare calorie". La personalizzazione nell’allenamento è cruciale. Non esiste un programma di allenamento valido per tutte. Due donne con la stessa diagnosi possono avere esigenze diverse in base allo stadio della malattia, al livello di dolore, alla presenza di obesità, insufficienza venosa o linfedema.Per questo il trattamento deve essere costruito sulla tolleranza del tessuto e non esclusivamente sulla performance. "La paziente non deve uscire dall'allenamento più gonfia e dolorante. Il programma migliore non è quello più intenso, ma quello che può essere mantenuto nel tempo senza aumentare dolore e gonfiore nelle 24-48 ore successive". 

Quale allenamento e dieta fare per il lipedema

La camminata eseguita con una corretta rullata del piede,appoggiando prima il tallone, poi la pianta e infine la punta, il lavoro di forza con carichi controllati e gli esercizi di mobilitàper anche e caviglie rappresentano gli strumenti più indicati, mentre attività ad alto impatto o allenamenti svolti in ambienti molto caldi possono accentuare temporaneamente la sintomatologia. Alimentazione e stile di vita aiutano a controllare la malattiaL'alimentazione non cura il lipedema, ma può contribuire a migliorarne la gestione. L'approccio oggi maggiormente condiviso punta al controllo dell'infiammazione attraverso un'alimentazione equilibrata, ricca di proteine di qualità, grassi insaturi e alimenti vegetali, limitando zuccheri raffinati, alimenti ultraprocessati e alcol. “Consiglio di stare alla larga anche dalle restrizioni estreme e dai digiuni prolungati, spesso proposti come soluzione, che in realtà fanno perdere muscolo, alzano il cortisolo e peggiorano il quadro nel medio periodo”.

Anche alcune semplici abitudini quotidiane possono contribuire a ridurre dolore e pesantezza: dopo un’ora trascorsa seduti, alzarsi e fare 2 minuti di pausa camminando con rullata del piede; praticare 5 minuti di respirazione diaframmatica, limitare l'esposizione al caldo intenso, mantenere una buona idratazione e concedere alle gambe momenti di scarico di 15 minuti durante la giornata. Evitiamo anche di indossare sempre i tacchi o scarpe dalle suole completamente piatte e destrutturate. In Italia il lipedema non è ancora inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza e non esistono linee guida nazionali dedicate. Questo costringe molte pazienti a sostenere autonomamente le spese per visite specialistiche, fisioterapia, calze compressive e, quando necessario, interventi chirurgici. Per questo fare informazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il ritardo diagnostico e contrastare i pregiudizi che ancora circondano la malattia."Il primo passo non è dimagrire. È riconoscere che quel dolore non è normale. Una diagnosi tempestiva può rallentare la progressione della malattia e migliorare concretamente la qualità della vita. Un consiglio pratico che fornisco sempre: le associazioni di pazienti italiane hanno sportelli gratuiti che indirizzano verso professionisti formati, regione per regione. In assenza di un percorso pubblico, oggi sono lo strumento più efficiente per non perdere altri anni", conclude Christian Boceda. Il fondatore di CB Coaching, un metodo olistico e scientifico che ha rivoluzionato l’approccio alla bellezza e alla salute delle donne, consiglia, quindi, come prima cosa l'informazione. Poi una diagnosi precoce e, infine, tutto il resto.