Valentino Rossi, tutti i segreti dalla MotoGP alla nuova vita da gamer ai simulatori: "Sono 'ValentinoRossi2' perché l'1 l'hanno già preso..."
Valentino Rossi, è stato ospite al podcast di Daniele Tinti e Stefano Rapone, dove si è raccontato, parlando degli inizi della sua carriera, dei primi passi nella MotoGp e del rapporto con il suo paese natale. Il 9 volte campione mondiale di Moto Gp è ancora un pilota, non corre più con la sua storica Yamaha con il 46, ma corre per BMW M Motorsport ed è attualmente impegnato nel GT World Challenge Europe.
Gaming e simulatori: "Non vinco spesso"
Il Dottore ha raccontato le sue esperienze con i simulatori e con i giochi di Moto Gp, confessando di non essere bravissimo: "Gioco ad Iracing con il pc, con quello posso allenarmi, sia online che da solo. Ho i miei amici con cui gioco, i miei 'amici immaginari', su Discord. Mi chiamo 'ValentinoRossi2' perché l'1 l'hanno già preso. Ci sono tanti livelli: alcuni lo fanno di lavoro, io sono abbastanza "lento", sono più le volte che non vinco. Ci sono tre schermi e ha un abitacolo come quello della Formula 1, con freni, volante, pedali: ce l'ho di sotto in una stanza, la 'stanza dei giochi. Purtroppo i giochi di auto sono di alto livello, quello di moto no. 'MotoGP' ha avuto anni bellissimi, come il 2004, ora no. Con la moto il simulatore non esiste, devi giocare col pad. Io sono cresciuto con i videogame, sono passato anche per SuperMarioKart: mio fratello, Morbidelli, Bezzecchi giocano sempre". Poi aggiunge un particolare sulla F1 che lascia capire l'importanza di questi simulatori anche a livello professionale: "I piloti di F1 giocano sempre con i simulatori: secondo Verstappen è più importante allenarsi col simulatore rispetto ad andare con il go-kart".
Gli inizi e il rapporto con le moto: " Mi hanno sequestrato due mezzi in un giorno"
Il racconto di Valentino rossi prosegue poi parlando di come si sia appassionato alla moto e della sua adolescenza; poi si sofferma sulla sua Academy e su come i tempi siano cambiati. Ma tutto parte dall'inizio e dai primi metri macinati sull' Ape: "Avevo 15-16 anni, alle superiori andavo a Pesaro quindi avrei dovuto prendere il tram da Montecchio, ma ci avrei messo troppo, quindi andavo col motorino. D'inverno però faceva freddo: mio padre propose un'Ape, che era per persone anziane. Da lì divenne un mezzo per i giovani, tutti la comprammo. Ai tempi era bello non tanto dove andare, ma il viaggio. Da lì nacquero le prime bagarre e le sportellate: ci si divertiva così. Sono riuscito a farmi sequestrare i miei due mezzi in un giorno: avevo il motorino, sequestrato perché ero senza casco, poi tornando dal bowling la sera mi hanno ritirato l'Ape. Il giorno dopo ero a piedi e mio padre si arrabbiò". La passione nasce grazie al suo "babbo"- come lo chiama lui- che lo ha fatto avvicinare molto al mondo dei motori; da li nessun secondo piano, già sapeva cosa avrebbe voluto fare, vincere: "Mio babbo era un pilota di moto, poi corse in macchina: per lui giocare con me era portarmi su qualcosa con motore, invece di portarmi al parco. All'inizio degli anni '80 si potevano fare più cose. Da lì, ho sempre sognato di fare il pilota, non ho mai avuto un piano B". Infine, l'Academy, il progetto che sta portando avanti non solo con i piloti più conosciuti che gareggiano in Moto GP: "Noi aiutiamo i piloti italiani ad arrivare alla MotoGP. Quest'anno abbiamo tre ragazzi dagli 11 ai 15 anni. Ai miei tempi era una cosa più romantica, si andava in moto per passione. Ora i 'pilotini' hanno in testa che questo potrà essere il loro lavoro: comunque hanno voglia, l'adrenalina e la velocità ti toccano subito".
La motivazione, la paura e le figlie: " Ora capisco cosa provava mia mamma"
"Mi è sempre piaciuto essere pilota", così continua il viaggio nella vita di Valentino Rossi, che poi svela la sua più grande motivazione, ciò che lo ha spinto a correre fino alla fine, senza mai annoiarsi: "Allora volevo correre finché non ce l'avrei fatta. Ne ho parlato anche con Schumacher, Bayliss... Li vedevo tristi. La mia grande motivazione è il gusto di correre. Quando sono diventato più grande correvo con ragazzi più giovani: ho dovuto quindi alzare il mio livello per poter correre contro di loro". Correre è bello, si, ma anche pericoloso e il Dottore lo sa bene ed è così che racconta il suo rapporto con la paura e il dilemma che lo frena dallo spingere le figlie a non entrare in questo mondo: "Più diventi grande, più hai paura. E' una cosa più da 22enni. Poi capisci che devi trasformare la paura, rischiare un po' meno con tutti i trick che hai imparato nella carriera. Quando ti fai male non torni al 100%, ritorni al 97%: poi cerchi di sbagliare meno. Infortuni? Sono stato attento e fortunato. Le mie figlie? Ho paura, mi piacerebbe che non corressero sulle moto. Già con mio fratello... Ora capisco cosa provava mia mamma. Mi piacerebbe che diventassero delle sportive, perché secondo me è una figata".
Tavullia, il posto che lo ha visto nascere: "È il mio paese, ci sono tante cose mie lì"
Tavullia, si trova nelle Marche, ma tutti lì si sentono romagnoli, ma è anche il luogo che ha visto Valentino crescere e diventare il Valentino Rossi che noi tutti conosciamo. "Sui cartelli il limite è a 46 km/h in mio onore. Ora ha 10mila abitanti, ma prima ne aveva 3mila: ci sono un sacco di cose mie lì, il ristorante, lo store, il castello con il mio store, è il mio paese, è nelle Marche, ma ci sentiamo romagnoli".