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Maria Herrera: "Sempre più donne nel paddock"

La spagnola è l'unica pilota nella Coppa del Mondo FIM ENEL MotoE

Maria Herrera:
© EPA

MADRID - "A sette anni ho iniziato a fare le prime gare, mi piaceva vincere e ho lavorato tanto per rendere il mio hobby il mio lavoro”. Parola di Maria Herrera (Aspar Team), unica donna pilota nella Coppa del Mondo FIM ENEL MotoE. Spagnola, classe 1996, Maria ha trascorso tutta la sua vita in moto, una passione che le ha trasmesso suo padre. La sua carriera è iniziata quando aveva 12 anni. “A volte per partecipare alla gare non andavo a scuola il venerdì e recuperavo poi verifiche e interrogazioni in un secondo momento, spesso era un sabato in cui sarei potuta restare a casa ma mi trovavo in classe da sola con l’insegnante a recuperare perché non volevo e non potevo restare indietro col programma scolastico”, spiega in un'intervista al sito della MotoGp. “Mia madre è sempre stata molto rigida sulla scuola. Dopo gli allenamenti, dovevo fare tutti i compiti e solo dopo averli finiti potevo andare a giocare”.

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L'occasione della vita

Nel 2013 è arrivata l'occasione della vita: la Monlau Competicion ingaggiò Maria Herrera per partecipare al Campionato Spagnolo. “Avevo 17 anni quando mi sono trasferita a Barcellona per vivere vicina alla mia squadra”. Inseguire il suo sogno l’ha portata a 700 chilometri di distanza dalla famiglia quando era ancora minorenne. “Vedevo i miei genitori alle gare ma trascorrevo la maggior parte del tempo in pista o a Barcellona per allenarmi”, ha raccontato. Da lì, il salto nella Moto3, come wildcard al Gran Premio di Aragon. “Mi presentavo da campionessa in carica del campionato spagnolo e condividere il tracciato con piloti come Luis Salom, Sandro Cortese e Alex Rins mi sembrava incredibile, avevo l’impressione di guidare la moto stando su una nuvola”.

Una donna in un mondo di uomini

“Per anni, tanto nel campionato spagnolo come nel mondiale, ero l’unica ragazza in squadra. Ora vedo che, di anno in anno, ci sono sempre più ragazze impegnate in diverse mansioni. La maggior parte di loro si occupa della coordinazione all’interno delle squadre”, ha spiegato. “Noi ragazze ci siamo fatte valere nel paddock. Basti vedere in quante oggi sono telemetriche o ingegnere e se sono lì è grazie alle loro capacità e non per una mera questione di genere”, sottolinea. “Io non voglio essere dove sono solo perché sono una ragazza, voglio far parte di questo ambiente perché sono valida. Altrimenti farei qualcos’altro. Penso che ci si stia abituando sempre di più a vedere delle donne impegnate al box, anche se mi piacerebbe vederne un numero sempre maggiore soprattutto nell’ambito dell’ingegneria e della telemetria”.

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