Intervista ad Alex Marquez: “Essere il fratello di Marc non è facile. Ma faccio la mia strada”© EPA

Intervista ad Alex Marquez: “Essere il fratello di Marc non è facile. Ma faccio la mia strada”

È stato la grande sorpresa del 2025 e oggi scatta con rinnovata fiducia: ecco la sua intervista
Gianmaria Rosati
6 min

Nella MotoGP edizione 2026 Alex Marquez è uno degli uomini copertina, e dietro al suo cognome ci sono tante storie da raccontare. Classe 1996, due titoli mondiali all’attivo tra Moto3 e Moto2, Alex ha rappresentato la grande sorpresa della scorsa stagione, in sella alla Ducati di quel team Gresini che su di lui ha scommesso quando nessuno ci credeva più, e che ora sta sbancando il casinò della MotoGP a suon di risultati. Ovviamente essere il fratello di Marc Marquez ha il suo peso, ma Alex non ha mai rinunciato ad essere se stesso, e ora si gode i panni del top rider cercato dai team ufficiali, tanto che il passaggio alla KTM per il 2027 sembra oramai cosa fatta.  

Marquez, un anno fa iniziava la stagione con il ruolo di possibile sorpresa, ora invece è riconosciuto da tutti come un pilota di vertice. Che sensazione è? 

«La sensazione è la stessa, dato che in questo mondo puoi passare in un anno da possibile sorpresa a top rider ma anche compiere il percorso inverso: ho ben chiaro in testa che ogni anno devi dimostrare tanto e si passa rapidamente di moda, quindi devi lavorare sempre con la stessa calma e fiducia. È altrettanto vero che inizio questa stagione con un grado più alto di fiducia, dato che nel precedente inverno i test erano andati bene, ma mancava la conferma nei GP, che è poi arrivata in gran parte dei circuiti, quindi sono motivato».  
 
Si è dato una spiegazione per l’incredibile salto in avanti compiuto nell’ultimo anno?  
«Non voglio elogiarmi ma penso che ero pronto per un salto di qualità del genere già nel 2024, ma in quella stagione la moto andava quasi contro il mio stile di guida, così ho faticato, ma al contempo ho capito tante cose, ed anche per questo il salto in avanti del 2025 è stato così grande. È stato un insieme di cose che si sono raggruppate».  
 
Il team Gresini le ha restituito il sorriso ed i risultati. Una casa ufficiale potrebbe portarla via dalla sua isola felice?  
«Bisogna mettersi al tavolo e capire. Puoi essere felice in un posto ma devi anche pensare anche al futuro, quindi non è solo una questione di moto ufficiale o no. Con il nuovo regolamento tutto è aperto, quindi può essere il momento giusto per prendersi dei rischi, anche perché ho trent’anni e più vai avanti più è difficile prendere rischi. Dire no a Gresini sarà difficile: il mio lato emotivo dice Gresini, ma ci sono anche altri elementi da valutare. Ho abbastanza chiaro quello che farò, ma non è stato facile».  
 
Ripercorrendo la sua carriera c’è stato un momento in cui ha detto “non ce la faccio”? 
«Il 2022. È stato il momento più difficile: una parte di me diceva “non ce la fai”, mentre l’altra voleva continuare e ha prevalso, altrimenti non sarei qui. La metà buona mi diceva di concedermi un’ultima possibilità, in sella ad una moto competitiva come la Ducati ed insieme con un team come Gresini, per vedere se ero capace. Il sì ha vinto ed è bello così, dato che mi piace questa vita». 

Con una stagione come la sua nel 2025 sente di essersi preso una rivincita verso chi l’ha considerata troppo il fratello di Marc e troppo poco Alex il due volte campione del mondo? 
«Io ero già in pace con me stesso. Non puoi piacere a tutto il mondo, è così, quindi ci sarà sempre qualcuno che ti critica o pensa che sei in MotoGP per Marc o per qualcos’altro: è il loro pensiero e lo rispetto, ma non mi sono vendicato con nessuno. Faccio la mia strada, ho quasi già trent’anni ed a certe cose ci pensi di più quando nei hai venti, ora sono troppo in pace con me stesso e non ho molto tempo da perdere pensando a queste cose. È vero che ora sento maggiore rispetto dalla gente, lo status è un po’ cambiato, ma non è qualcosa che mi cambia più di tanto».  
 
Qual è l’aspetto più complicato del lottare per un titolo mondiale con il proprio fratello? Il legame tra voi, le critiche dei malpensanti… 
«Per me non è stato facile, ma questo perché mi sono trovato in una situazione che nessuno si aspettava, a cominciare da me (ride ndc). Per me è stato strano, ma dall’altra parte questo mi ha aiutato, e a volte mi sono chiesto “come ho fatto a fare tutto questo?”. È un qualcosa di strano ma io e Marc ci siamo un po’ aiutati a vicenda l’anno scorso, ponendo molto in alto l’asticella dell’altro, ma ora tutti miglioreranno, anche se io potrò affrontare certe situazioni con maggiore consapevolezza e maturità. L’anno scorso non ero pronto neanche mentalmente, mentre ora posso contare su una certa esperienza».  
 
In cosa avere un fratello come Marc l’ha aiutata? In cosa invece l’ha limitata? 
«Per me è stato solo un qualcosa di positivo. L’unico lato negativo è stata la maggiore pressione, dato che essere il fratello di Marc ti porta più occhi addosso, ma questo mi ha reso più forte mentalmente, già da piccolo. Era un qualcosa di negativo al tempo, ma che in seguito mi ha aiutato tanto. Avere Marc vicino ed allenarti con lui ti regala la certezza che stai lavorando bene a casa, ed una volta in pista tocca a te dimostrare il tuo valore». 
 
Alex Marquez ha tutto quello che serve per vincere un titolo in MotoGP?  
«Non è mai abbastanza, si può fare sempre di più (sorride ndc). Sulla carta sì, ma poi bisogna vedere in pista. Risposta filosofica? Esattamente».  


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