Anche l’Europa non è pronta per la svolta elettrica

I possibli scenari del futuro prossimo, tra aumento dei prezzi, abbandondo del segmento della citycar e svolta totalemente elettrica dell'Europa
Anche l’Europa non è pronta per la svolta elettrica
2 min
TagsMassimo Ghenzer

Il mercato dell’auto in Europa continua a essere negativo. Le motorizzazioni tradizionali si vendono meno ma non si può dire che l’elettrico sia ormai affermato sul mercato del Vecchio Continente. Più l’ibrido che consente la stessa gestione dell’ endotermico e che nelle versioni più evolute veleggia in elettrico per quasi il 50% del tempo, realizzando grandi risparmi nei consumi di carburante e nelle emissioni di CO2.

I numeri del mercato

In Germania, UK e Francia si vende più elettrico che in Italia ma al di sotto del 20%. In Italia siamo a meno del 10%. L’ibrido con la spina stenta a decollare, alcuni si aspettavano di più da questo derivativo ma in effetti il cliente è più polarizzante. O ibrido o elettrico o endotermico. L’Europa come mercato vive un momento di riflessione. Alcuni costruttori mondiali sono disimpegnati in Europa perché non riescono a produrre abbastanza profitto. Tedeschi e francesi invece guidano il gruppo e i coreani si stanno affermando gradualmente di più e sembrano dedicare produzione specifica al mercato europeo.

I punti deboli della strategia

Il tema di fondo che rimane è l’aumento dei prezzi e il disimpegno nella produzione delle city car. Il combinato disposto della esclusiva focalizzazione sull’elettrico per alto spendenti e la defocalizzazione sulle vetture piccole, apre scenari tutti da scoprire nei prossimi anni. I cinesi sono alla finestra e alcuni nuovi Costruttori sembrano in grado di produrre vetture elettriche a costi più bassi di noi europei. Sono monopolisti del litio e in quanto tali ne controllano il prezzo. Se poi i cinesi riescono, con investimenti in tecnologia avanzata, a produrre batterie più leggere ed efficienti, diventano i più forti produttori del mercato, in grado di dettare le regole industriali e produttive. È noto che i prezzi vengono fissati e guidati da chi produce di più, e i cinesi si stanno attrezzando per questo obiettivo. L’Europa a guida Bruxelles vuole fare un percorso verso il 2035, e dopo, molto rischioso e tutto da dimostrare per la validità della strategia industriale e della purezza dell’aria

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