© LAPRESSE Mercato e le Case europee
Il mercato dell’auto in Europa è ancora incerto e sempre sotto di un paio di milioni di vetture vendute rispetto al periodo pre Covid. Febbraio in verità è cresciuto rispetto al febbraio dello scorso anno, ma nei primi due mesi il mercato è sotto di un punto percentuale rispetto al 2025. I propulsori che crescono sono gli elettrici puri, l’ibrido plug-in e il full hybrid. Le motorizzazioni endotermiche continuano a decrescere, ma non si può dire che il consumatore dimostri in grande maggioranza, propensione all’acquisto delle vetture elettriche come richiederebbe il percorso ideale per arrivare al 90% nel 2035. Altre indicazioni interessanti in febbraio vengono dal gruppo Stellantis dove il brand Fiat è in chiara crescita con le piccole e la Leapmotor, in parte di proprietà Stellantis, è ormai tra i marchi cinesi più venduti.
Le Case cinesi in totale continuano la crescita in volumi e sono destinate a occupare uno spazio notevole in Europa che i giapponesi non sono riusciti a realizzare in questi anni. Il gruppo Volkswagen tiene, seguito anche da Mercedes e BMW. Rimane da vedere come il piano di ripresa di Stellantis impostato da Filosa trovi rispondenza sui mercati europei che sono sempre orfani delle vetture piccole. Questo oltre il tutto elettrico è l’elemento centrale che va risolto al più presto. Non si possono caricare le vetture piccole di tutti i dispositivi ADAS previsti per le vetture per gli alti spendenti, il costo cresce notevolmente e rende sostanzialmente invendibile il prodotto nel mercato. Stellantis, Renault e in parte VW, debbono smarcare questo principio con i burocrati e tornare a una regolamentazione giusta ma accessibile. Da un po’ di tempo non si parla sui media principali europei degli eff etti della crisi dell’auto europea. Saltuariamente si pubblicano notizie di licenziamenti e molto poco delle fabbriche auto e componentistica che sono state chiuse in Europa in questi anni e quante ancora verranno chiuse, ma si evita di parlare della gravità del fenomeno. In ogni Paese si è proceduto a ridurre la produzione di auto, componenti e pneumatici, mandando a casa decine di migliaia di addetti. Siamo al limite, qualcosa va fatto subito per rimettere il mercato e l’industria in carreggiata. I costruttori europei si devono muovere insieme se vogliono fermare l’emorragia di volumi, invece di sperare che il brand concorrente crolli prima
