
Tudor Alinghi Team - La leggenda che viene dalle montagne
C'è un paradosso che racconta meglio di qualsiasi slogan la storia di Alinghi: il team che ha cambiato per sempre l’America’s Cup è nato in un paese senza mare. La sfida prende forma nel 1994 sul lago di Ginevra, all’interno della Société Nautique de Genève, per volontà di Ernesto Bertarelli, italiano di nascita e svizzero d’adozione. Da lì parte una delle rivoluzioni più clamorose nella storia dell’Auld Mug.
FARE LA STORIA
Nel 2003, ad Auckland, Alinghi si presenta per la prima volta e travolge Team New Zealand con un netto 5-0. Un debutto che ha il rumore di un’esplosione e lascia dietro di sé una scia di record: è il primo team capace di vincere l’America’s Cup all’esordio e, ancora oggi, l’unico europeo ad aver conquistato il trofeo più antico dello sport. Il mondo della vela scopre che anche un Paese di montagne, con un lago al posto del mare, può dettare legge. Bertarelli, certo, non aveva improvvisato. Aveva investito nel meglio che la vela potesse offrire, portando in Svizzera una parte del patrimonio tecnico di Team New Zealand: il timoniere Russell Coutts, il tattico Brad Butterworth e il campione olimpico tedesco Jochen Schümann. All’epoca i vincoli sulla nazionalità degli equipaggi erano ben diversi da quelli odierni e Alinghi sfruttò legittimamente quella libertà per costruire una squadra senza eguali.
EDIZIONE RECORD
Nel 2007, dopo il duello tra Valencia e Napoli per ospitare l’evento, è la città spagnola a spuntarla. Nasce un’edizione entrata nella memoria collettiva: dodici team al via, tre italiani, Luna Rossa, Mascalzone Latino e +39, e un’atmosfera irripetibile. Da Defender, Alinghi difende il trofeo battendo Emirates Team New Zealand per 5-2. L’ultima regata si decide per appena un secondo, il margine più ridotto mai registrato in una finale di America’s Cup. Un altro record. Poi la storia si complica, in America’s Cup, la differenza non la fanno soltanto le regate. Si corre anche nell’interpretazione delle regole, nella ricerca delle pieghe del Protocollo e, troppo spesso, nelle aule della Corte Suprema di New York, unico arbitro delun approccio molto concreto, consapevole che il livello è altissimo e che serve ancora tempo per crescere ma il team sta lavorando con grande intensità per costruire una struttura solida e competitiva non solo per il 2027, ma anche guardando al futuro. La ricetta per vincere, del resto, ad Alinghi la conoscono bene: «Abbiamo conquistato due America’s Cup e sappiamo che si vince quando ogni componente funziona all’unisono: velisti, progettisti, shore team e organizzazione». Per Bertarelli per la prima volta si sta costruendo un modello più condiviso tra tutti i partecipanle controversie.

L’interpretazione del Protocollo paralizza la Coppa per quattro anni tra ricorsi e sentenze. Nel 2010 arriva il verdetto: si correrà con i multiscafi. Restano iconiche le immagini del gigantesco catamarano di Alinghi, costruito sul lago di Ginevra e trasportato in elicottero oltre il Gran San Bernardo fino a Genova, prima di raggiungere Valencia. La sfida è nel febbraio 2010 tra i soli due contendenti, con temperature vicine allo 0. Stavolta, però, il trofeo prende la strada degli americani di Oracle che lascia sul campo l’inappellabile risultato di 2-0. Dopo l’uscita di scena, Alinghi torna in Coppa a Barcellona nel 2024, vent’anni dopo il trionfo dell’esordio. Nel frattempo tutto è cambiato: barche volanti, tecnologie, metodi di lavoro. Con il supporto di Red Bull, il team ha ricostruito la propria struttura e Barcellona è stata soprattutto un laboratorio: esperienza, apprendistato e la base su cui costruire una squadra capace di tornare protagonista nella 38ª America’s Cup di Napoli.
Oggi Bertarelli è più attivo che mai con il Tudor Alinghi Team, con un approccio molto concreto, consapevole che il livello è altissimo e che serve ancora tempo per crescere ma il team sta lavorando con grande intensità per costruire una struttura solida e competitiva non solo per il 2027, ma anche guardando al futuro. La ricetta per vincere, del resto, ad Alinghi la conoscono bene: «Abbiamo conquistato due America’s Cup e sappiamo che si vince quando ogni componente funziona all’unisono: velisti, progettisti, shore team e organizzazione». Per Bertarelli per la prima volta si sta costruendo un modello più condiviso tra tutti i partecipanti, non solo sul piano sportivo ma anche organizzativo. Significa maggiore certezza sul calendario e, allo stesso tempo, risultati ancora più imprevedibili. «È quello di cui lo sport moderno ha bisogno», e ancora: «Napoli sarà un campo di regata tecnico, variabile e spettacolare. Per i velisti rappresenterà una sfida continua, per il pubblico uno scenario unico. Ma c’è anche altro: la città ha energia, passione e un’identità fortissima. L’America’s Cup non sarà soltanto un evento per gli appassionati di vela, ma una festa internazionale vissuta dall’intera città»
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