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Caschi D’oro 2016: premiati i campioni

Caschi D’oro 2016: premiati i campioni

Andata in scena a Imola la quarantesima edizione della festa del campioni di Motosprint: tra i premiati, i giovani Antonelli, Bastianini e Fenati e tanti piloti del passato

 

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di Riccardo Piergentili

martedì 15 dicembre 2015 11:11

I Caschi D'oro tornano alle origini. La festa di fine anno in cui Motosprint, da quarant'anni premia i piloti della velocità, del fuoristrada, è tornata in Emilia Romagna (dopo diversi anni in cui l'evento si era svolto a Milano, durante l'EICMA), con una formula più classica e più adatta a raccontare la storia del motociclismo italiano attraverso le interviste ai piloti e ai manager protagonisti delle loro epoche.

I RICORDI DI BEGGIO - Come non ricordare Ivano Beggio, il numero uno dell'Aprilia negli anni in cui i giovani sognavano lo scooter anziché lo smartphone e in cui l'Aprilia dominava le categorie a due tempi del mondiale GP: “Sono nel mondo delle moto da oltre 40 anni e per me le moto rappresentano una grande magia. Ricordo le vittorie ma anche le sconfitte; sono state tante, però mi hanno reso più forte. Alla fine posso dire che mi è andata bene, perché sono stato nel Paese giusto, al momento giusto, con l'azienda giusta e i piloti giusti. Da Loris Reggiani a Max Biaggi... che ha un caratterino un po' particolare: Max era il più ostico quando si trattave di parlare di contratti! E poi, Valentino Rossi. Sapeva gratificare tutti. Con Rossi ho raggiunto il massimo. Vorrei ricordare anche la produzione, nella quale abbiamo costruito anche il mito dello Scarabeo, nato cinquantino da cross e cresciuto come scooter. Un successo con un nome inventato da una donna… Mia moglie!”.

GLI ECCESSI DI LUCKY - Nel 1981, quando il motociclismo non era famoso come il calcio, un italiano venne eletto sportivo dell'anno dai lettori del Guerin Sportivo. Marco Lucchinelli, il pilota della 500 più famoso dei calciatori: “Dalla Liguria a Imola. Qui ho vinto, mi sono sposato, separato, mi hanno anche arrestato! Mi hanno votato sportivo dell'anno nel 1981... Certo, dopo che Agostini aveva rotto i coglioni per anni serviva un volto nuovo! Ho in testa tutte le mie vittorie ma, a differenza di molti altri piloti, a casa non ho nulla, come se non avessi corso!”.

LA SCOMMESSA DI RINALDI - Dalla pista agli sterrati, con Michele Rinaldi, il primo azzurro a vincere un titolo iridato nel cross, oggi un team manager di successo che ha scommesso su Romain Febvre: “Nessuno voleva Febvre in MXGP perché veniva dalla MX2 ed il suo talento non era ancora noto. Noi l'abbiamo preso e abbiamo fatto centro! Con Romain e con Antonio Cairoli il mondiale 2016 sarà uno dei più belli degli ultimi anni. Per fortuna, perché oggi il mondo delle corse è cambiato. Mio padre non voleva neppure che io corressi in moto. Mi ha aiutato mio fratello, senza il quale forse oggi non sarei qua. Oggi, invece, molti piloti corrono perché accontentare i genitori. Non è giusto. Nello sport, per fare davvero la differenza, devi correre per te stesso. Solo quelli che corrono per se stessi non mollano mai. Romain Febvre è così ed è per questo che ha vinto”.

LA COSTANZA DI ORIOLI - Dal cross ai rally, dove un italiano è diventato leggenda. Edi Orioli, undici Dakar un solo ritiro: “Era la mia tecnica. Non fermarsi mai e correre per arrivare in fondo. Io venivo dall'enduro e non capivo come fosse possibile partire puntando la ruota anteriore in mezzo al deserto! Il mondo dei rally mi ha sempre affascinato tantissimo, poi ho scoperto che avevo l'istinto per la navigazione. Amo l'Africa e vado spesso in Africa anche se oggi è difficile godersela, perché c'è sempre qualche Cecchino in agguato pronto a sparare. D'altronde l'Africa è rischio, lo è sempre stata. La Dakar è come la roulette russa: viaggi a lungo sulle piste per poi trovare l'imprevisto, quando meno te lo aspetti. L'importante è non mollare”.

LA TECNICA DI CADALORA - Dopo gli anni in cui il fuoristrada aveva preso il posto della velocità nel cuore degli appassionati, c'è stata una generazione di piloti che ha riacceso la passione per i circuiti asfaltati. Uno dei più tecnici è stato Luca Cadalora, un campione che ancora oggi coltiva la passione per i motori: “Ho avuto la fortuna di lavorare con Erv Kanemoto. Nella classe 250 io ero un quasi ufficiale... e la Honda voleva che vincessero anche I piloti ufficiali. Per fortuna io ho vinto più di loro... Poi c'è stata l'avventura nella classe 500, con Wayne Rainey; nessuno voleva correre con lui perché era fortissimo. Io accettai la sfida e non fu facile ma almeno ho imparato l'inglese! Però... che fatica! Oggi guido ancora in pista ma non vado più forte come un tempo. Diciamo che.. sono. Svelto e mi diverto, perché anche se vuoi andare un po' più piano non ti sgrida nessuno!”.

I GIOVANI DI SIMONCELLI - Dai piloti al papà di un pilota tanto amato, Marco Simoncelli, ricordato dal padre Paolo: “Lo consideravo un pilota antico, perché aveva uno stile di guida moderno ma amava il modo di vivere le corse di una volta. In pista non si risparmiava ed è stato accusato di essere uno che dava delle sportellate. E pensare che oggi sono diventate di moda... Se Marco avesse fatto quello che altri hanno fatto nel 2015 sarebbe stato crocifisso. Parliamo di altro, del futuro. Presto diventerà realtà il centro diurno per ragazzi disabili che Marco avrebbe tanto voluto e ringrazio tutti quelli che hanno dato un contributo. E poi il nostro team: nel 2016 correremo con KTM nell'italiano e con Honda nel CEV. Io e Fausto Gresini, con fatica, stiamo cercando soldi per far correre i giovani che hanno davvero talento. Ci stiamo sostituendo alla federazione italiana. Ci tengo a dirlo”.

LA PAZIENZA DI DOMENICALI - Il 2015 è stato l'anno in cui la Ducati avrebbe voluto tornare alla vittoria in MotoGP, obiettivo più volte avvicinato ma ancora mai centrato, come ha sottolineato Claudio Domenicali: “Quest'anno è mancata solo la vittoria. Dovi è partito fortissimo e ha fatto tante belle gare. Poi abbiamo avuto qualche problema, anche meccanico, ma abbiamo il potenziale per fare bene. Nel 2007 abbiamo rischiato molto, con una moto molto estrema, guidata da un certo pilota Australiano. Nel 2016 Stoner sarà un collaudatore di lusso. Per adesso solo quello. Ci vuole pazienza... ”.

LE SPERANZE ITALIANE - Dal passato al presente, che sarà anche il futuro del motociclismo italiano. Tre ragazzi con tanto talento, che in Moto3 stanno vincendo, dimostrando di avere la possibilità di riportare il titolo iridato in Italia. Romano Fenati: “In Moto3 c'è traffico. Infatti io cerco di passare sempre all'esterno, dove ci sono meno piloti! Non volevo andare in Moto2 facendo il passo più lungo della gamba. Il mio capo? Rossi è fantastico. Mi dà consigli, come un papà. Un papà molto giovane...”.
Niccolò Antonelli: “La vittoria? Ci ho preso gusto. Il podio va bene ma quando sali sul gradino più alto del podio è un'altra cosa. C'è molto rispetto tra di noi piloti italiani. Alla fine qualcuno deve stare davanti, nessun problema: ci si stringe la mano e si pensa alla prossima gara. Non ci alleniamo tutti insieme. Quelli della VR46 lo fanno. Andiamo al ranch e ci mettiamo alla prova. È bello!”.
Enea Bastianini: “Sono stato l'ultimo a vincere una gara in Moto3 ma sono contento ugualmente. Mi piacerebbe fare ancora meglio il prossimo anno anche se in Moto3 è molto semplice fare peggio! Volevano portami via dal Team Gresini. Per me è stato bello, per Fausto (Gresini, ndr) un po' meno!”.

LA SCUOLA DI GRESINI - Già, Fausto Gresini. Dopo anni di collaborazione con Honda ha scelto Aprilia, che nel 2015 ha iniziato la sua avventura in MotoGP e nel 2016 dovrà fare un salto di qualità e di risultati. Romano Albesiano, il capo del racing del Gruppo Piaggio, è consapevole che ora tutti si aspettano qualcosa in più dalla MotoGP di Noale: “Quest'anno siamo andati a scuola e con una certa dose di pazienza crediamo di poter arrivare molto in alto. Abbiamo lasciato la SBK, la categoria in cui Aprilia ha vinto tantissimo, per affrontare una sfida difficilissima ma che ci sta dando stimoli enormi”.

Come tutti gli anni, la serata dei Caschi d'Oro si è conclusa con la premiazione del Top Rider, il pilota più amato e votato dai lettori. Il Top Rider 2016 è stato Valentino Rossi, al quale il direttore Stefano Saragoni ha consegnato il premio durante il Rally di Monza.

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