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Burasca 1200, ecco la special di Aldo Drudi

Burasca 1200, ecco la special di Aldo Drudi

Il designer dei caschi di Valentino Rossi l'ha realizzata partendo dalla base della Honda VFR 1200

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dal nostro inviato Federico Porrozzi

martedì 24 maggio 2016 10:20

RIMINI - E’ stata una presentazione in grande stile, quella della Burasca 1200, la special su base Honda VFR 1200 che Aldo Drudi sognava di realizzare sin da bambino. E' andata in scena al Teatro Galli di Rimini, davanti ai piloti della MotoGP e a vari vip, tra cui comici famosi. Perché chi l’ha disegnata e realizzata è uno dei figli più illustri della “terra dei motori”, l’Emilia Romagna: non c’è da stupirsi, quindi, se nel foyer del teatro riminese c’erano molte delle figure più note del paddock della MotoGP: da Ciabatti e Tardozzi della Ducati a Meregalli della Yamaha, passando per Carlo Fiorani di Honda (partner dell’iniziativa) e Paolo Simoncelli e anche molti volti noti della tv e della comicità come Paolo Cevoli, Sergio Sgrilli o Fabio De Luigi.
 
LA PRESENTAZIONE - Tutti presenti per salutare Aldo Drudi, intervenuto sul palco per presentare il suo progetto insieme al sindaco di Rimini (e padrone di casa), Andrea Gnassi, e per ammirare lei. La Burasca 1200. «Burasca? Un pretesto per fare due risate con i ragazzi mangiando una piadina alle due di notte dopo aver lavorato al prototipo con lo stesso entusiasmo di quando si elaborava il motorino per la corsa del sabato a Cattolica», spiega Drudi. Un video proiettato sulla facciata di un palazzo ha raccontato in poche, emozionanti, immagini da dove arriva l’idea. Ovvero da un desiderio di moto che Drudi aveva sin da bambino, quando imitava le gesta dei “grandi” del motomondiale (Barry Sheene su tutti) in sella alla sua… bicicletta a tre marce. 
 
SQUARCIO SU RIMINI - E, dopo un toccante intermezzo di un’elegante cantante affacciata sul balcone del palazzo comunale, un bambino con lo stesso casco, gli stessi vestiti e la stessa bici del video (con tanto di carta da gioco fissata sui raggi, per fare “rumore”) ha attraversato la passerella realizzata lungo tutta la piazza, anticipando di qualche secondo l’arrivo della Burasca. Il suono degli scarichi “squarcia” l’attesa silenziosa e il buio sceso su Rimini, mentre i fari illuminano la passerella e le centinaia di persone accalcate lungo le transenne. E’ arrivata. 
 
IL PROGETTO – Partiamo dall’inizio. La Burasca è stata realizzata in 15 mesi in un’officina piuttosto particolare, l’Air Garage, un container di 70 mq con struttura gonfiabile (in materiale riciclato) posizionato sul tetto del Museo Civico della città di Rimini. Perché, come si legge sul sito, “le idee volano in alto, leggere nell’aria, come le nuvole bianche”. Aldo Drudi ha guidato un team di professionisti in questo lavoro artigianale mentre Paolo Picchi, cresciuto al fianco di un maestro design come Massimo Tamburini, è stato il responsabile dello sviluppo 3d e dello stile. Giuseppe De Gruttola ha curato l’assemblaggio, Luciano Guerri ha fornito consulenza tecnica, Luciano e Thomas Betti supporto tecnico, Dino Ciarnese supporto alla progettazione mentre Stefano Marchi e Davide Degli Innocenti si sono occupati di grafica e coloring.
 
COM’E’ FATTA - La Burasca 1200 è stata ridisegnata mantenendo originali il telaio a diamante con doppia trave in alluminio, il motore 4 cilindri a V da 1.237 cc e 172 cv e la trasmissione a cardano della Honda VFR1200F. E’ stato scelto questo modello perché l’idea era di realizzare una concept dall’animo sportivo ma utilizzabile anche per i viaggi. Grazie alle stampanti 3D, non è stato necessario realizzare la maquette ma dal disegno si è passati direttamente alla creazione dei vari pezzi in carbonio, alluminio e ergal. Che contribuiscono a rendere più leggera la Burasca di circa 30 kg rispetto alla VFR originale.
 
La Burasca è una moto che guarda al futuro nei componenti ma che ha radici ben salde sul presente, con qualche richiamo al passato. La linea è “futuristica” ma non troppo, perché per Drudi è importante far capire da dove si è partiti per arrivare fino alla versione definitiva. Molto importante è stato il tempo utilizzato per dare il giusto peso all’ergonomia generale, alla posizione di guida (più avanzata rispetto alla VFR standard) e alla manovrabilià del mezzo. 
 
Per i cerchi è stata scelta la soluzione in ergal realizzata dal pieno della Fast Mec, che si è occupata anche degli altri particolari come piastre forcella, telaietto posteriore, supporto della (splendida) strumentazione, leveraggi cupolino, flap laterali e le ghiere dei fari. Le sospensioni sono Ohlins (Andreani Group ha ottimizzato il set-up, la regolazione del mono posteriore è vicina allo sterzo), le pinze freno Nissin (monoblocco radiale davanti) e lo scarico doppio, caratterizzato da collettori e terminali in titanio, realizzato da Akrapovic su disegno della stessa Drudi Performance. Il cablaggio è opera di Tecno Elettra, capace di realizzare anche luci e frecce a LED e il cruscotto digitale con schermo LCD.  
 
A saltare all’occhio è il look camouflage dato dalla particolare lavorazione del carbonio (opera della CPC) utilizzato per le plance laterali, per la cover del serbatoio e della sella, per il carter del cardano e per il parafango posteriore. Questi particolari si “mixano” alla perfezione con le parti anodizzate in Ergal, con il serbatoio e il carter motore in grigio-oro opaco, con i cerchi neri, lo scarico in titanio e l’unico particolare in rosso (colore ufficiale di Honda e Drudi Performance) delle prese d’aria. 

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