"Akira" e i suoi fratelli: le moto e gli anime

Il film d'animazione giapponese è solo una delle tipiche opere nipponiche in cui le due ruote sono protagoniste: ve ne sveliamo alcune

Tra l'universo delle moto e quello dei cartoni animati giapponesi esiste un legame non indifferente. Vi portiamo alla scoperta delle opere d’animazione del Sol Levante in cui le due ruote hanno un ruolo determinante, un viaggio che spazia dalle corse professionistiche al genere fantascientifico.

 

È inedito in Italia “Futari Daka” (“I falchi gemelli”), anime del 1984-1985 dello studio Kokusai. È uno dei pochi che si incentra principalmente sulle corse professionistiche di moto. La storia vede protagonisti, i piloti Taka Sawatari e Taka Tojo (sì, hanno lo stesso nome), acerrimi rivali. Nella sigla iniziale vennero inserite immagini reali di corse e incidenti in pista.

 

Non è mai arrivato nel nostro Paese nemmeno “Baribari Legend”, un film di 85 minuti realizzato nel 1987 dallo studio Pierrot. Tratto da un manga durato dal 1983 al 1991, la storia di Baribari si divide in due parti. La prima si concentra sul giro di corse illegali di moto su strade pubbliche: il protagonista Gun Koma è proprio uno di questi piloti, e corre su una Honda CB750. La seconda parte vede invece Gun gareggiare nel campionato professionistico nipponico, l’All Japan Road Race, con una Suzuki GSX-R.

 

Sempre nel 1987, lo studio Unicorn sforna “Circuit Angel: Resolving Starting Grid”, film da 50 minuti che racconta la storia della liceale Mariko, che corre in moto nonostante i divieti del padre, che teme siano troppo pericolose. Mariko riuscirà anche ad iscriversi a delle corse professionistiche grazie ai consigli e agli allenamenti con Sho, ex pilota incontrato in circostanze casuali. Circuit Angel, oltre a Sport, viene però classificato anche nelle categorie Commedia ed Ecchi. Per chi non lo sapesse, quest’ultimo è il termine giapponese per identificare il genere erotico.

 

Motociclette e tecnologia fantasy si uniscono in “Ride Back”, prodotto da Madhouse nel 2009. La giovane Rin è costretta a lasciare il mondo della danza a causa di un infortunio. All’università si iscrive al club dei Rideback: moto che si trasformano in robot (la fantasia dei giapponesi può essere perniciosa). Ne approfitterà, già che c’è, per combattere un’organizzazione paramilitare intenta a conquistare il mondo.

 

Ancora più leggero e spensierato è “Bakuon!!”, opera del 2016 dello studio TMS. Protagonista è Sakura, svampita liceale che grazie a un’amica si appassiona all’improvviso al mondo delle moto e fa di tutto per ottenere la patente. In sella alla sua Honda CB400 SF, ne vedremo delle belle. Nella serie compaiono anche la Suzuki GSX400S, la Yamaha Serow25W, la Ducati 750 Super Sport e la Kawasaki Ninja.

 

Chiudiamo con l’opera più famosa di tutte, “Akira”, tratta dal manga di Katsuhiro Otomo serializzato dal 1982 al 1990. Dal fumetto è stato tratto, nel 1988, uno dei film anime più popolari e amati di sempre, che ha fatto proseliti in tutto il mondo, anche in Italia - e Leonardo Di Caprio produrrà il remake hollywoodiano -. “Akira” inserisce le moto nel filone fantascientifico: la trama vede lo scontro fra Kaneda e Tetsuo, appartenenti a una gang di motociclisti, un tempo compagni, in seguito nemici. Rimase famosa, nella mente degli appassionati, il design dell’iconica moto rossa utilizzata dal protagonista: un look sportivo ed elegante, fornito di alcune caratteristiche tecnologiche di fantasia concepite dalla mente dello stesso Otomo, che è anche regista del film.

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