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FCA e GM, Marchionne: «Non escludo niente»

FCA e GM, Marchionne: «Non escludo niente»
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Il manager torna a parlare del possibile accordo tra Fiat Chrysler e General Motors: "Ogni anno di ritardo costa al sistema auto 2 miliardi"

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lunedì 9 novembre 2015 09:04

Mentre Valentino Rossi tentava l'epica rimonta a Valencia, in un altro tempio del motorsport, il Mugello, andavavo in scena le Finali Mondiali Ferrari, classica "festa" di fine stagione del Cavallino. Non poteva mancare il Presidente di Maranello, Sergio Marchionne, che interrogato sul dossier General Motors, ha dichiarato: "GM è quella che dà più opportunità tra tutte quelle che ci sono e a cui guardiamo", tuttavia "decisioni e tempistica sono tutte da decidere, non escludo nulla". "Non esclude neanche operazioni ostili?", gli viene chiesto. Marchionne proseguendo un ragionamento a 360 gradi, ripete: "Non escludo niente".

Nella stessa conversazione Marchionne segnala due aspetti su un eventuale progetto Fca-Gm. Il primo - e lo dice scherzando - è il fatto che il ceo del Gruppo statunitense, Mary Barra non accetta da lui neppure inviti di cortesia, neanche per un caffè. "L'ho invitata a cena ma non ci è mai venuta, non è venuta neanche a prendere un caffè con me". Poi, riprendendo un discorso più generale ha detto: "Si può fare tutto nel mondo ma in Fca abbiamo un piano chiaro e dettagliato fino al 2018. Andarsi a creare un nuovo impegno richiede mesi di lavoro. È tutto da valutare, nel tempo. Ogni anno di ritardo costa al sistema 2 miliardi". E comunque, alla domanda se sarà deciso qualcosa con Gm entro il 2018, ha risposto: "Se succede dopo, lo farà qualcun altro". A questo punto a chi insisteva se avesse lasciato Fca nel 2018, ha risposto ancora: "Sono convinto perché sono stanco".

Su eventuali cessioni da parte del gruppo Volkswagen dopo il Dieselgate, il manager commenta: "Dipende da cosa vendono. Certo io come Fca la Ducati non l'avrei mai comprata, e certo non ho nessun interesse per una squadra di calcio". Secondo Marchionne la crisi della Volkswagen "non credo che modifichi niente. Dal punto di vista industriale la crisi ripropone l'esigenza di condividere le scelte in modo aggregato per evitare che si creino pressioni eccessive sulle aziende". Comunque "il loro problema non è sulla misura ma sulla cultura" e "non ha niente a che fare con il diesel", ha detto criticando le decisioni prese a livello centrale nel gruppo tedesco. "Io non avrei fatto così, come hanno fatto loro, cioè cercare di gestire un'azienda globale con la centralizzazione delle decisioni". "Noi in Fca abbiamo una gestione più distribuita. È vero, la mia ingerenza c'è, viaggio in continuazione. Ma sarebbe una cavolata bestiale pensare di centralizzare tutto su Torino o Detroit".

Sulla produzione industriale di Fca, Marchionne ha annunciato un rialzo, il prossimo gennaio, del target Jeep, che era fissato a 1,9 mln di veicoli al 2018 ma che verosimilmente aumenterà oltre i 2 mln grazie all'apertura di due stabilimenti in Cina. Un Paes, che influenza tutto il mercato globale automotive, quindi anche quello di Alfa Romeo. Marchionne ha confermato slittamenti nella produzione. Questione solo di mesi: "Le auto esportate in Cina potrebbero avere difficoltà e questo vale anche per l'Alfa Romeo - ha spiegato -. Dobbiamo riallineare la produzione, c'è uno slittamento di alcuni mesi" perché "quanto avviene in Cina sta cambiando le dinamiche dei mercati dell'auto in tutto il mondo". (fonte Ansa)

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