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L'Unrae chiama, il Governo tace, l'auto fa da sola

L'Unrae chiama, il Governo tace, l'auto fa da sola

Al Convegno “Verso la mobilità 2.0” il n.1 dell’Associazione dei costruttori esteri Nordio propone la creazione del Mobility Champion che crei e coordini un’unica cabina di regia

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di Pasquale di Santillo

mercoledì 6 luglio 2016 10:22

L’auto cresce, si migliora, progredisce tecnologicamente, in termini di sicurezza ed emissioni - cioè salute e benessere (anche se la strada è ancora lunghissima) - fa anche proposte per alimentare un dialogo con le istituzioni, per trovare territori di interessi comuni oltre quelli del contribuito annuale in termini di IVA e tasse di proprietà, ma al momento dal Governo riceve poco o niente in cambio.

Più niente, che poco, visto che l’unica dichiarazione che il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Graziano Del Rio, rilasciate al Convegno dell’UNRAE (l’associazione dei costruttori esteri) “Verso una mobilità 2.0” sono state le seguenti: «La città non può essere pensata per l'auto. Servono piani di accessibilità, di mobilità collettiva. Quindi una profonda riforma del trasporto pubblico locale è una necessità in questo Paese. Serve anche una strategia industriale perché i pesanti investimenti necessari ci obbligheranno a scelte importanti. E’ vero che l'auto ha un ruolo centrale, ma è anche vero che nei grandi centri urbani dobbiamo fare scelte che orientino verso i mezzi pubblici. Altrimenti se si fa come a Roma, dove si consegna tutto alla mobilità privata, la vita peggiora».

L'Unrae chiama, il Governo tace, l'auto fa da sola

ZERO IMPEGNI. Il concetto in sé, non sarebbe sbagliato, anzi. Ma varrebbe solo se parlassimo di un Paese capace di esprimere un Trasporto pubblico di stampo europeo (Londra, Parigi, Madrid, la capitale che volete) e di macchine della vecchia generazione. Perché quelle nuove, tra ibride, elettriche e la nuova cultura delle emissioni in progressivo abbattimento, se solo fossero incentivate o avessero un minimo di infrastrutture sulle quali potersi sviluppare magari questa vita, la migliorerebbero. Nel frattempo e nel dubbio, non abbiamo né l’uno - un  trasporto pubblico degno di questo nome - né l’altro, cioè gli aiuti per far crescere una mobilità “pulita”. Insomma, da Del Rio zero impegni, che sottintende un “fate da soli” che è meglio. E in questo c’è un’indubbia coerenza di fondo con il passato, con buona pace degli sforzi dei costruttori speranzosi di ricevere un segnale positivo al posto del gelo assoluto. 

AMBASCIATORE. Così, a Massimo Nordio, presidente dell’UNRAE, non resta che consolarsi con la proposta di avere un ambasciatore, un “Mobility Champion” che viva in funzione di creare interesse condiviso riunendo in un'unica cabina di regia decisori pubblici e stakeholder privati. «Servono provvedimenti sulla mobilità non basati sull'emergenza come i blocchi del traffico o le targhe alterne - ha detto Nordio, definendo il tutto come una “balcanizzazione - ma condivisi ed ispirati ad una logica di sistema. Bisogna fissare dei paletti relativi a cosa si può fare nel breve periodo e cosa invece è opportuno programmare nel medio-lungo periodo per consentire un'adeguata programmazione di sviluppo industriale e infrastrutturale e per beneficiare dei cambiamenti in corso sul fronte tecnologico. Che presto ci porteranno ad avere concretamente le “emissioni zero” e “zero accident”, tra norme comunitarie e veicoli a guida autonoma. Ma lo stimolo all'acquisto di auto elettriche deve avvenire contemporaneamente all'adozione di un piano adeguato di installazione di punti di ricarica. Non avrebbero senso gli sforzi per lo sviluppo della guida assistita o autonoma senza un programma di rinnovamento delle infrastrutture orientato alla completa interoperabilità tra veicoli e infrastrutture». Giusto, ma per Del Rio questo forse equivarrebbe a pensare le città in funzione delle auto, quindi?

CRESCITA. Un autentico peccato visti i numeri che l’Automotive ha ricominciato a macinare: il 2016 dovrebbe chiudersi con 1.850.000 nuove auto immatricolate, in rialzo del 17,4% rispetto al 2015. E’ la previsione del direttore generale dell'UNRAE Romano Valente che, analizzando i 31 mesi consecutivi di crescita (maggio 2014 unica eccezione) dovuti per gran parte al grande impegno delle Case in termini di offerte sovrapposto al bisogno di sostituire l'auto in un momento di minima ripresa, ha tracciato una chiara radiografia deìl primo semestre. 1.041.826 autovetture immatricolate (+19,2% sul 2015) di cui 644.010 acquistate dai privati (+21,2% sul 2015), 240.758 dal noleggio (+13%) e 157.058 dalle società (+20,9%). I privati che hanno acquistato l'auto nei primi sei mesi dell'anno hanno preferito i modelli di segmento B, acquistandone 287.601, con una crescita del 13,9% sul 2015. Ma è ancora più alto l'incremento registrato dai modelli di segmento A (117.181, +32,3%) e da quelli di segmento C (178.750, +28,6%). La carrozzeria più amata invece rimane la berlina, con 374.997 unità (+20,9%), anche se la corsa dei Suv (fuoristrada + crossover) non accenna a diminuire e con 184.439 unità (+30,3%) raggiunge una quota di mercato del 28,6%. L'alimentazione preferita dai privati è sempre il diesel (324.106 unità, +25,3%), ma la benzina cresce di più (237.588, +36,8%), mentre i veicoli ibridi viaggiano con velocità doppia (12.785, +50,4%).

CENTRALITA’. E quanto sia “strategica” l’auto per gli italiani, a differenza dell’attenzione ricevuta da chi ci governa, lo dimostra una ricerca del Censis. Per il prossimo decennio infatti l’auto sarà ancora la soluzione ideale per la mobilità individuale. La usano in media il 60,8% dei pendolari del 90% delle provincie italiane, soprattutto nel Mezzogiorno. Inoltre, come ha spiegato Marco Baldi del Censis, uno dei fattori che rendono insostituibili l'automobile è la distribuzione della popolazione nello Stivale, con il 17,9% (circa 11 milioni) di italiani che abitano in zone montane e, quindi, inadatte ad altre soluzioni di mobilità e poco servite dai trasporti pubblici di linea. Problema, replicato anche negli hinterland dei grandi agglomerati urbani dove ovviamente il trasporto pubblico non è riuscito a strutturarsi. Morale che il PIL cresca o diminuisca nei prossimi due decenni, nel 2030 le auto verranno utilizzate in un range tra i 27,1 e i 28,2 milioni di persone (erano 26,2 nel 2010): «L’automobile ha dunque ancora un grande futuro - ha concluso Baldi - ma rispetto ad oggi cambieranno molte cose, come l'impatto ambientale, il livello di sicurezza e soprattutto le modalità di utilizzazione, con una proprietà individuale in calo per effetto della condivisione». Almeno ora non potranno dire di non essere stati informati.

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