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Emissioni e diesel: cambia il test? Meglio tardi che mai

Emissioni e diesel: cambia il test? Meglio tardi che mai
© Reuters

Dopo lo scandalo che ha coinvolto Volkswagen, la UE ha deciso di cambiare i controlli sulle emissioni. Ecco perché non funzionavano e quanti danni hanno causato

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di Pasquale Di Santillo

venerdì 25 settembre 2015 16:21

Tutto il mondo è paese. Così, nella migliore delle tradizioni italiane, ma evidentemente anche europee, si cambia solo quando succede il danno grosso. Già, c’è voluto lo sconvolgente scandalo del dieselgate, dei motori diesel truccati dalla Volkswagen con un software nascosto in grado di ridurre le emissioni e gabbare i test, per indurre l’UE a cambiare regole e sistemi un po’ imbarazzanti per non dire obsoleti. Dall’1 gennaio 2016 i test di omologazione delle vetture, quindi anche quelli riguardanti le emissioni verranno realizzati rigorosamente su strada. Ma perché, vi domanderete voi, fino ad ora dove li facevano, in palestra? Risposta: quasi.
   
COME FUNZIONA - La legge in vigore che vale per i 50 Paesi aderenti consente il calcolo di consumi ed emissioni sulla base di un viaggio simulato di 1180 secondi (quasi 20 minuti) a bordo di semplici... rulli. 780 secondi di percorso urbano, 400 per quello extraurbano e appena 10 alla velocità di 120 km/h. E chissà in che condizioni quelle stesse macchine vengono testate. Se con l’aria condizionata o meno e con che tipo di accessori. Perché nel caso di assenza dell’una e degli altri, la valenza dei test sarebbe ancora più inutile di quanto già è. 
E se è vero che le auto ibride fanno quei test sempre in modalità elettrica e quelle di grande cilindrata a regimi molto bassi, ci sarà da sorridere a verificare la differenza dei risultati tra prima e dopo. E paradossalmente saranno i valori dei diesel ad essere i più vicini a quelli reali. Ma il dopo ancora non è stato definito con precisione dall’UE a parte il fatto di passare dai rulli alla strada. Che non è poco, per iniziare.
   
COINVOLGIMENTO - La decisione dell’UE è quanto mai opportuna dopo la pubblicazione dell’ultimo report da parte dell’ICCT (International Council on Clean Transportation), l’organizzazione no-profit americana che ha sollevato il coperchio sul vergognoso pentolone Volkswagen. «Dal 2001 nei test ufficiali - spiegano all'Icct capace di mettere sotto osservazione 600.000 veicoli di 6 Paesi dell’UE: Uk, Germania, Spagna, Olanda, Svezia e Svizzera - la media delle emissioni di CO2 delle vetture europee nuove è diminuita del 27%. Riduzione quadruplicata dal 2009, quando sono stati introdotti gli standard comunitari sulle emissioni». Questo mentre l’anali dei dati reali andava decisamente controcorrente. «C'è un gap - continua l’ICCT - tra i valori ufficiali e il mondo reale, che nel tempo si è amplificato dall'8% del 2001 al 38% del 2014». Rilevazione che tradotta in pratica significa che «meno della metà delle emissioni di CO2 risparmiate sulla carta è stato effettivamente messo in pratica. Anche perché dal 2010, praticamente nessuna riduzione di emissioni  stata messa in atto nel mondo reale». Secondo Repubblica.it, questa situazione configura un danno nei confronti del privato proprietario di uno dei mezzi in questione valutabile in 450 euro, necessarie per colmare il gap verificato. Insomma, il cambiamento imposto dall’UE è tardivo ma ugualmente indispensabile, a patto che venga operato in maniera corretta, da organismi indipendenti e non certo sottoposti a lobby politiche o commerciali.

NON SOLO VOLKSWAGEN? - Anche perché la sveglia per l’Europa orami suona senza soste. Se AutoBild ha scagionatola BMW dopo il coinvolgimento di ieri (secca, poi, la smentita della Casa bavarese), ieri è toccato al quotidiano spagnolo ElPais, scrivere di 500.000 Seat irregolari. Mentre analisti tedeschi valutano che solo in Germania circolino almeno 2,8 milioni di veicoli coinvolti nello scandalo, tra cui vetture di cilindrata 1.2 2 alcuni furgoni. 

Europa, stay tuned.

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