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I tweet anti Messico di Trump hanno già fruttato 4,2 mld di dollari

I tweet anti Messico di Trump hanno già fruttato 4,2 mld di dollari
© AP

FCA, Ford, GM e Hyundai-KIA hanno già promesso investimenti per circa 4.000 posti di lavoro negli Stati Uniti

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di Pasquale Di Santillo

mercoledì 18 gennaio 2017 16:48

E poi dicono che la politica non conta. Ancora non ha ricevuto l’investitura ufficiale alla Presidenza degli Stati Uniti (l’insediamento è previsto per venerdì 20 gennaio) e Donald Trump ha già fatto guadagnare qualche bel milioncino di dollari ai suoi prossimi contribuenti, nonché svariate migliaia di posti di lavoro. Tutto merito di qualche - forse 5? - tweet ben assestati nei confronti degli investimenti di quasi tutte le Case automobilistiche, colpevoli nella sua visione alquanto protezionistica, di aver spostato molti stabilimenti produttivi in Messico.

DELOCALIZZAZIONE - E di fatto “minacciati” del pagamento di alti dazi nel caso continuassero in questa politica di delocalizzazione della produzione. Un’operazione apparentemente rozza, banale, in realtà scientifica, sistematica, cominciata all’inizio del nuovo anno con una stoccatina a Ford e poi proseguita in un crescendo rossiniano il giorno della Befana, con l’attacco a G.M. e Toyota e chissà se conclusa tra lunedì e martedì con il coinvolgimento di BMW e Mercedes. Bene, in poco più di 15 giorni Trump ha incassato, in stretto ordine di tempo:

1. L’annullamento di un investimento Ford per uno stabilimento in Messico da 1.6 miliardi di dollari, convertito in uno da 700 milioni in un altro americano con 700 posti lavoro garantiti

2. La posizione “collaborazionista” di Carlo Ghosn, capo dell’Alleanza Nissan Renault, dichiaratosi pronto ad adeguarsi alle richieste presidenziali

3. Un investimento da un miliardo di dollari e 2000 posti di lavoro da parte di FCA, in un paio di stabilimenti americani, con tanto di tweet di ringraziamento che forse a Marchionne è costata l’esplosione dell’indagine EPA sui diesel di Dodge e Jeep..

4. Dopo l’iniziale ritrosia e le dichiarazioni di assoluta indipendenza rispetto all’annunciata nuova politica economica di Trump, martedì anche G.M. ha annunciato ufficialmente un investimento di un altro miliardo di dollari con 1000 posti di lavoro 

5. A sorpresa sempre martedì è arrivato il rilancio anche di Hyundai-Kia, il gruppo coreano che ha semplicemente dichiarato di voler raddoppiare gli investimenti (dicono già previsti…) del 50% portandoli a 3,1 miliardi di dollari. Quindi, diciamo altri 1,5 miliardi strappati da Trump.

MILIARDI - Ora calcolando che lunedì Trump ha tuonato contro BMW minacciando il solito rincaro dei dazi portandoli al 35% se Monaco non dovesse interrompere la produzione in Messico (e la risposta è stata negativa in questo senso) e che ieri il nuovo presidente Usa si è scagliato in un’intervista contro la Mercedes affermando che «Le società di auto e altre, se vogliono fare business nel nostro Paese, devono cominciare a produrre qui», il conteggio sarà sicuramente aggiornato nei prossimi giorni. Ma al momento possiamo dire che i tweet di Trump garantiranno alle casse americane nei prossimi anni qualcosa come 4,2 miliardi dollari (e quasi 4000 posti di lavoro). In definitiva praticamente la stessa somma dell’accordo con Volkswagen per il dieselgate. Mica male, no? Al prossimo tweet e al prossimo investimento.

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