FCA-Renault, i retroscena: Senard accusa il Governo
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FCA-Renault, i retroscena: Senard accusa il Governo

Il Presidente del marchio francese all’Assemblea degli azionisti, ha difeso la trattativa raccontano agli azionisti la verità sul flop: “Progetto eccezionale per difendersi dal rischio tsunami dei cinesi. Mai visto sinergie così forti, senza conseguenze sociali. Con FCA identità culturale"

Parole pesanti e sincere. Jean Dominique Senard è una persona seria e non cambia idea. La fusione FCA-Renault si doveva fare perchè conveniva a tutti, era un progetto “eccezionale” che avrebbe consentito ai due gruppi di formare il terzo colosso automobilistico mondiale, rispondendo cosi' alla concorrenza internazionale e al “rischio "tsunami" rappresentato dallo sviluppo dei costruttori cinesi in piena espansione”. 

Più che una porta aperta alla possibilità della ripresa della trattativa, è una confessione a cuore aperto, che racconta i segreti di uno stop inaccettabile e definisce situazioni e responsabilità. E non è un’intervista ma uno sfogo “pubblico”, quello di Senard, fatto in occasione della sua prima Assemblea Generale da presidente di Renault. Quello che si è tolto, non è un semplice sassolino dalla scarpa, piuttosto un preciso atto di accusa. Nei confronti dello Stato francese, il suo Paese, nonché socio di maggioranza dell’azienda che presiede! Chapeu.

Flop ai tempi supplementari 

Senard si è detto anzitutto "dispiaciuto" e "deluso" per il flop delle trattative. Un fallimento dovuto alla richiesta di tempo supplementare formulata, appunto, dallo Stato francese, primo azionista di Renault con una quota del 15%, per rassicurare gli alleati di Nissan, ma che ha indotto Fca a gettare la spugna. Il racconto di quell’ultima notte di trattative nella notte tra mercoledì e giovedì della scorsa settimana durante l’ultimo CdA a Boulogne-Billancourt è preciso e puntuale e non lascia spazio ad equivoci, "I rappresentanti dello Stato non hanno condiviso la nostra analisi e il voto (che avrebbe dovuto dare un primo via libera al proseguimento dei negoziati,ndr.) non si è potuto fare, il che personalmente mi delude", ha dichiarato Sénard, rivolgendosi alla folta platea di azionisti - quest'anno particolarmente numerosi - riuniti dal primo pomeriggio al Palais des Congrès di Parigi. 

La sua conclusione è una speranza, lucida, razionale anche se decisamente oggettiva. Come già aveva detto nella giornata di ieri la ministra dei Trasporti, Elisabeth Borne ("il dossier non è chiuso") anche Senard ha lasciato aperto uno spiraglio ad una possibile ripresa delle trattative. "Non so cosa ci riserverà l'avvenire, quello che posso dire è che questo progetto resta nella mia mente come un tema assolutamente notevole ed eccezionale". Un'unione che a suo avviso sarebbe stata un "successo".

Progetto valido

Poi, durante la lunga arringa in difesa del progetto dinanzi agli azionisti, l'ex n.1 di Michelin passato al vertice di Renault dopo lo scandalo giudiziario che ha travolto l'ex a.d. Carlos Ghosn, ha anche svelato un piccolo retroscena. E cioè che fu proprio il ministro dell'Economia, Bruno Le Maire, a "suggerirgli", qualche mese fa, di "prendere contatto" con i vertici di FCA. Il paradosso perfetto considerando che è stato proprio l’atteggiamento del Governo di Macron a mandare tutto (?) a monte.  "Raramente ho visto un principio di fusione che poteva fornire sinergie cosi' forti, tra l'altro, non negative sul piano sociale e umano, ma che anzi avrebbero valorizzato le piattaforme Renault". Alla domanda se l'ingresso di FCA non equivalesse a far entrare il lupo nel pollaio, Sénard ha risposto piccato: "Come lupo ne ho conosciuti di peggiori.." Ed ha insistito sulla profonda prossimità "culturale" tra le due entità.

Le colpe di Nissan 

Per completare la…confessione, Senard ha anche sgombrato il campo dagli equivoci sul ruolo svolto da Nissan nella notte dello stop, minimizzando l'atteggiamento dei due amministratori di Nissan. Durante il CdA della settimana scorsa si sono astenuti, ma in realtà non avevano diritto di voto e comunque io loro atteggiamento era stato “molto positivo". Come a dire che la loro astensione si sarebbe potuta facilmente superare. E chi si aspettava, tra sussurri e grida, le dimissioni di Senard, proprio a causa del fallimento della trattativa con FCA è rimasto definitivamente deluso, perchè è stato confermato alla guida di Renault dalla stragrande maggioranza degli azionisti.Se questi sono i presupposti, forse davvero la fusione FCA-Renault può ancora riprendere vita.

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