«Hyundai ha tutte le carte per affermarsi in Europa»

Il nuovo CEO e presidente di Hyundai Motor Europe Xavier Martinet delinea le strategie per rafforzare la crescita nel Vecchio Continente
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Dalla prima vettura lanciata 50 anni fa, il Gruppo Hyundai ne ha fatta di strada. Il brand coreano è cresciuto fino a diventare il terzo gruppo al mondo, consolidando performance di vendita importati sia in Asia, sia in America dove punta a crescere ancora di più grazie al piano che prevede di investire negli USA 21 miliardi di dollari fino al 2028. Basi sulle quali costruire la prossima ambizione di affermarsi anche in Europa con la stessa forza. È stato Xavier Martinet, che dal primo gennaio è il nuovo CEO e Presidente di Hyundai Motor Europe, ad averci raccontato come la Casa intende rafforzare la crescita nel Vecchio Continente.

Quali sono le sue priorità e principali osservazioni sul posizionamento di Hyundai in Europa?

«La priorità è stata capire quale era il nostro punto di partenza in Europa. Ho visitato le fabbriche, la rete di vendita e il quartier generale in Corea, per conoscere la gamma che presenteremo qui nei prossimi 3 anni e quali tipi di motorizzazioni avranno perché in Europa è importante avere il powertrain giusto per ogni modello. Siamo partiti da qui per sviluppare la strategia per crescere nei segmenti dove, al momento, non siamo presenti o dove non siamo al livello che dovremmo avere».

Su quali punti insistere di più?

«Hyundai ha tutte le carte in regola sia in fatto di brand identity che di tecnologia, di motorizzazioni, di dealer e di rete per poter affermarsi ancora di più in Europa. Per ottenere questo risultato sicuramente possiamo sviluppare meglio il mercato dei veicoli commerciali leggeri e quello delle flotte aziendali che è un settore dove finora siamo stati poco presenti. Dobbiamo anche crescere nel segmento delle utilitarie, strategico per l’Euorpa e per l’Italia, e per farlo nel prossimo futuro presenteremo tre nuovi modelli. Sappiamo di poter crescere perché le nostre vetture hanno un alto valore residuo e una gamma di powertrain adatta a tutte le esigenze con motori ibridi che spaziano dal mild al full hybrid, fino al plug-in, full electric e anche a idrogeno».

Per crescere in Europa punterete a sviluppare auto dal design specifico e che incontri i gusti del Vecchio Continente?

«Siamo un Marchio globale e il punto sta nel trovare il giusto equilibrio. Non vogliamo più copie della stessa auto, ma va trovato un punto di contatto tra la Inster e la Ioniq 9 che esalti le loro peculiarità e le renda riconoscibili come Hyundai. La prossima gamma sarà più coerente nel design. Le persone comprano l’auto per il prezzo e per l’estetica, il design resta un punto importantissimo per noi».

Allargate il mercato del brand premium Genesis anche in Italia. È una sfida ambiziosa.

«Vendiamo Genesis in Germania, Svizzera e Regno Unito e faremo le prime consegne in Italia, Francia, Spagna e Paesi Bassi a partire dal 2026. L’anno scorso abbiamo venduto in Europa 2.500 Genesis, mentre negli Stati Uniti 75 mila. Il rapporto di 1 a 30 di questi due mercati ci dice che il brand ha potenzialità di espandersi».

Il Green Deal e le multe per le emissioni di Co2 europee sono un problema per Hyundai?

«Hyundai non cambierà strategia rispetto a quanto previsto originariamente dall’Europa. Vogliamo essere in linea con il nostro obiettivo sfruttando il grosso know how che abbiamo nella propulsione elettrica e la gamma prodotti che si amplierà ancor più. Idealmente, vorremmo generare una quota di mercato in tutti i sotto segmenti per alimentazione analoga alla quota generata da Hyundai nella sua complessità». 


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