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Salone di Parigi
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Honda CR-V Ibrido: «La svolta giusta»

Intervista Simone Mattogno, direttore generale di Honda Motor Italia: «Una strada precisa a prescindere dal Diesel» 

Le coincidenze, a volte, sono benedette, proprio perchè arrivano quando servono, al momento giusto. Nel caos del braccio di ferro sul Diesel, in piena transizione energetica verso l’elettrificazione globale, al Salone di Parigi la Honda si presenta con la macchina ideale, nelle due versioni già avviate verso la direzione di marcia destinata - sembra - nel medio lungo termine a prendere il largo. Il Suv, più venduto del mondo, secondo il brand di Tokyo, il CR-V, alla rassegna francese si è infatti presentato con una motorizzazione a benzina, il turbo 1.5 VTEC e con l’evoluzione ibrida, in arrivo nel prossimo anno.

Simone Mattogno, direttore generale di Honda Motor Italia dallo scorso marzo, è reduce da una mezza delusione per l’eliminazione dell’Italia di volley dalla lotta per le medaglie del mondiale italiane di cui Honda è stato partner, ma in questo momento ha altre vicende per la testa.

Honda CR-V Ibrido: «La svolta giusta»

Che idea si è fatta della situazione generale sui Diesel? «Se vediamo quello che succede rispetto al grande rumore mediatico sul blocco per le macchine a gasolio nelle città del nord e i risultati del mercato di settembre - -24%, il mercato generale, - 38% per il Diesel - è evidente che dal punto di vista del cliente si vive una grande incertezza. Con Honda, per fortuna, siamo riusciti a centrare la tempistica della presentazione del nuovo CR-V, offerto a benzina e ibrido, prendendo una strada decisa, a prescindere dal Diesel»

Ma se fosse un cliente, che scelta farebbe? «Per l’automobilista che percorre 20-25 mila chilometri l’anno, ormai la differenza tra il costo alla pompa tra benzina e Diesel, è limitata. E quindi può anche scegliere un benzina. Per chi invece ne fa di più, un CR-V 1.5 Diesel è ancora conveniente. Ma noi cercheremo di togliere tutti dall’imbarazzo con l’ibrido che abbiamo appena presentato Parigi e arriverà a febbraio: una vettura valida da ogni punto di vista, come prestazioni e consumi»

Cosa si aspetta da questo doppio lancio sul mercato? «Mi farebbe molto piacere avere un buon ritorno in concessionaria per i prossimi sei mesi, perchè in effetti si tratta di un lancio prolungato, prima con il benzina poi con l’ibrido. Il target? Ci siamo posti di superare i 3.000 pezzi l’anno con l’ibrido, con una mix di 70% ibrido e 30% a benzina. Obiettivi basati su una certa razionalizzazione del mercato. Il nostro cliente è di tipologia medio alta e per l’anno prossimo ci aspettiamo che il calo del Diesel sia ancora più accentuato, il che renderebbe il nostro prodotto a benzina ancora più performante».

Che anno sarà il 2019 per Honda? «Oltre all’ibrido, nel 2019 arriverà anche il restyling dell’HR-V, presente sullo stand di Parigi. Una variante sportiva attesa per marzo con l’1.5 turbo da 185 cv, lo stesso nuovo motore del CR-V, con un diverso settaggio della centralina. Poi, entro fine anno, toccherà alla BIV, la nostra prima full electric. A Ginevra dovremmo portare il prototipo. In realtà coincide quasi con la macchina definitiva che poi vedremo sicuramente a Tokyo. Il lancio vero e proprio dovrebbe essere pianificato per l’estate del 2020, una macchina molto fashion e cool, decisamente hi-tech. Nel frattempo, stiamo lavorando molto, a livello centrale, per una nuova brand image». Mandiamo un messaggio Honda al mercato? «Magari. Oggi tutti parlano di nuove omologazioni, di WLTP approved, ecco: tutta la nostra gamma Honda Jazz, Civic, CR-V, è già in regola con la nuova normativa».

Come valuta la linea dell’UNRAE sulla questione Diesel? «Fino a luglio si è parlato di una demonizzazione troppo spinta del Diesel, e per quanto riguarda le emissioni di CO2 sono d’accordo, perché i motori a gasolio ne emettono meno dei benzina. Ma sul particolato la situazione è opposta. Concordo comunque sulla necessità di chiedere al Governo un impegno importante sulle infrastrutture per andare incontro alle esigenze di mercato che ora spingono verso l’ibrido e l’elettrico, e per il rinnovo del parco circolante. Del resto, se vogliamo cambiare questa filosofia una scelta bisogna farla».

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