Il caso Malagò, Milano-Cortina e il decreto sport: il governo corre ai ripari © LAPRESSE

Il caso Malagò, Milano-Cortina e il decreto sport: il governo corre ai ripari 

Varata una norma per evitare il caos, troppi mebri nella fondazione: c'è l'emendamento. Per l'ex n.1 Coni, la legge non cambiò
Giorgio Marota

Un anno fa, di questi tempi, chiedevamo ai 48 presidenti federali quale opinione avessero sul futuro di Giovanni Malagò. Tra chi si avvicinava alla scadenza del mandato senza velleità di conferma e chi ambiva a restare in sella, dal sondaggione uscì un movimento compatto: 32 intervistati, il 67% della platea, si schierarono a favore del quarto mandato del numero uno del Coni, o quanto meno a sostegno di una proroga fino ai Giochi di Milano Cortina, appuntamento in cui l’Italia si giocherà inevitabilmente la credibilità agli occhi del Comitato Olimpico Internazionale dopo la figuraccia di Roma 2024 (citofonare Virginia Raggi). Temevano forse che la nuova governance si ritrovasse, come in effetti sta capitando, con un fascicolo enorme da affrontare e pochissimi mesi per venirne a capo. Le Olimpiadi di febbraio sono davvero dietro l’angolo e i nuovi inquilini di Palazzo H hanno appena portato gli scatoloni. La politica, con il ministro Abodi in testa, ha però preferito voltare pagina, impedendo a Malagò di vestire i panni del timoniere fino al grande evento. Tajani e Salvini si sono sempre mostrati tra i possibilisti relativamente allo spostamento dei termini, a dimostrazione di quanto in seno alla maggioranza vi siano sensibilità e visioni difformi.

Troppi membri nella Fondazione Milano Cortina

Il Coni e il Cip, alla fine, sono andati al voto e nelle elezioni di fine giugno hanno scelto Buonfiglio da una parte e De Sanctis dall’altra. Sono due nuovi membri - di diritto - della Fondazione Milano Cortina. Il problema è che adesso i componenti sono troppi, 16 anziché 14. E il consiglio d’amministrazione non è convocabile, con il Cio allarmatissimo. Un bel pasticcio. Insomma, la stessa politica che non ha voluto modificare la legge sui mandati degli enti pubblici dopo averlo fatto per le federazioni, trasformando la battaglia anti-Malagò in una questione di principio, è dovuta ricorrere in fretta e furia a un emendamento del decreto sport che oggi verrà approvato alla Camera e poi passerà in Senato prima della pausa estiva di agosto.


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Un emendamento ad hoc

Per la legge, 7 membri del Cda devono provenire dallo sport e altri 7 dalla politica. Oggi lo sport ne conta 9: i tre membri Cio italiani (Malagò, Ferriani e Pellegrini), il presidente del Coni (Buonfiglio), il segretario generale (Mornati), il presidente del Cip e il membro del board internazionale paralimpico (De Sanctis e Pancalli) e i due rappresentanti degli atleti. Per la politica sono in campo l’ad Varnier e altri sei per i comuni, le province e le regioni coinvolti. Con Buonfiglio e De Sanctis ce ne sarebbero due di troppo. Senza entrare nelle valutazioni di merito e nel campo delle opinioni, resta l’evidenza: con la proroga a Malagò (e di conseguenza a Pancalli al Cip) non ci sarebbe stato bisogno di prevedere nelle “disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento dei Giochiun emendamento ad hoc, che da 14 estende il numero dei componenti «fino a un massimo di 18». D’ora in avanti, tra l’altro, due potranno essere nominati direttamente da Palazzo Chigi.


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Le altre novità contenute nell'emendamento

Nel testo sono presenti altre novità. Come la nomina del commissario che dovrà accelerare per gli stadi di Euro 2032 potendo contare su un “fondo italiano per lo sport” da quasi 600 milioni per i primi tre anni e sul supporto dei sindaci delle città coinvolte in qualità di vicecommissari. Sport e Salute entra infine nell’organizzazione degli eventi organizzati sul territorio con contributo pubblico superiore ai 5 milioni di euro. Su quest’ultimo punto, nei giorni scorsi, si era adirato il presidente della Federazione Tennis e Padel, Binaghi, che avendo già preso accordi con l’Atp per le Finals di Torino non intendeva apportare modifiche al suo comitato organizzatore. Così è stato trovato un compromesso: per accedere al contributo da 97,5 milioni dal 2026 al 2030, e in generale per qualsiasi risorsa superiore alla soglia base prevista che lo Stato destinerà a una manifestazione, è necessario che Sport e Salute abbia un ruolo attivo.

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Un anno fa, di questi tempi, chiedevamo ai 48 presidenti federali quale opinione avessero sul futuro di Giovanni Malagò. Tra chi si avvicinava alla scadenza del mandato senza velleità di conferma e chi ambiva a restare in sella, dal sondaggione uscì un movimento compatto: 32 intervistati, il 67% della platea, si schierarono a favore del quarto mandato del numero uno del Coni, o quanto meno a sostegno di una proroga fino ai Giochi di Milano Cortina, appuntamento in cui l’Italia si giocherà inevitabilmente la credibilità agli occhi del Comitato Olimpico Internazionale dopo la figuraccia di Roma 2024 (citofonare Virginia Raggi). Temevano forse che la nuova governance si ritrovasse, come in effetti sta capitando, con un fascicolo enorme da affrontare e pochissimi mesi per venirne a capo. Le Olimpiadi di febbraio sono davvero dietro l’angolo e i nuovi inquilini di Palazzo H hanno appena portato gli scatoloni. La politica, con il ministro Abodi in testa, ha però preferito voltare pagina, impedendo a Malagò di vestire i panni del timoniere fino al grande evento. Tajani e Salvini si sono sempre mostrati tra i possibilisti relativamente allo spostamento dei termini, a dimostrazione di quanto in seno alla maggioranza vi siano sensibilità e visioni difformi.

Troppi membri nella Fondazione Milano Cortina

Il Coni e il Cip, alla fine, sono andati al voto e nelle elezioni di fine giugno hanno scelto Buonfiglio da una parte e De Sanctis dall’altra. Sono due nuovi membri - di diritto - della Fondazione Milano Cortina. Il problema è che adesso i componenti sono troppi, 16 anziché 14. E il consiglio d’amministrazione non è convocabile, con il Cio allarmatissimo. Un bel pasticcio. Insomma, la stessa politica che non ha voluto modificare la legge sui mandati degli enti pubblici dopo averlo fatto per le federazioni, trasformando la battaglia anti-Malagò in una questione di principio, è dovuta ricorrere in fretta e furia a un emendamento del decreto sport che oggi verrà approvato alla Camera e poi passerà in Senato prima della pausa estiva di agosto.


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Le altre novità contenute nell'emendamento