Brignone è leggenda, regina delle Olimpiadi dopo l'infortunio. Ma il futuro è da valutare…
Quel tre aprile del 2025 Federica Brignone non lo dimenticherà mai. La gamba praticamente in pezzi in un campionato italiano di fine stagione, la diagnosi terribile: frattura scomposta del piatto tibiale, della testa del perone della gamba sinistra con rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Tempi di recupero, due anni. Giorni all’Olimpiade: 315. Non lo dimenticherà ma non chiedetele di parlarne: «Non l’ho visto, non voglio vederlo, non me lo postate sui social». Dal 4 aprile è cominciata la sua “pazzia olimpica”, per dirla con parole sue: Federica viene operata e comincia la riabilitazione al JMedical di Torino, casa Juve, dove c’è Federico Bristot, fisioterapista che la conosce da anni. Sette mesi di lavoro, sette ore al giorno. Per provare a esserci. In mezzo, la chiamata di Buonfiglio, presidente del Coni, che la vuole comunque portabandiera ai Giochi. Ulteriore benzina per i sogni di Federica, che continua a lavorare giorno dopo giorno. Zero programmi a lunga scadenza, zero sogni. Sola una gran voglia di provarci. «Perché era una sfida impossibile, altrimenti non l’avrei raccolta».
Che lei vince due volte: trionfando in superG e una manciata di giorni dopo nel gigante completando il tris di podi olimpici: bronzo nel 2018, argento nel 2022, oro a Milano Cortina 2026. Un miracolo sportivo di un’atleta che solo a fine novembre ha rimesso gli sci ai piedi e ormai da quasi un anno convive con il dolore e - come lei stessa ha raccontato - con gli antidolorifici. Federica ha dominato le due gare, dando anche la dimensione di cos’è un’Olimpiade: «Mai pensato di vincere, la mia vittoria era esserci. Volevo solo sciare bene». Le rivali, loro sì lì per vincere, sono via via evaporate, consumate dall’attesa e dalla tensione, che lei ha letteralmente azzerato. E alla fine non hanno potuto far altro che inchinarsi di fronte a tanta superiorità. Un giorno alla volta da quel maledetto tre aprile, un oro alla volta a Cortina. Ora si apre un nuovo capitolo per lei, fatto anche di cinema perché la sua storia diventerà un film: «Ma non sono un’attrice, è il racconto di tutto quello che ho passato. Volevamo parlare di una storia bella, invece vi farò vedere come... non ho preparato l’Olimpiade».
Ma il vero interrogativo è il futuro sportivo di Federica, che ondeggia tra la voglia di rimettersi subito in competizione, puntando alle gare finali della stagione, e il desiderio di prendersi cura del suo corpo che in tutti questi mesi ha spinto al limite. «Non sono abituata a prendere antidolorifici, ora l’ho fatto perché mi ero data questo grande obiettivo. Che era la presenza e non le vittorie. Ma voglio capire come sta la mia gamba e vorrei tornare a gareggiare senza sentire dolore. Se non fosse possibile potrei anche fermarmi e poi si vedrà». 35 anni, una carriera straordinaria, qualsiasi cosa faccia - compreso viaggiare, senza date di rientro - è nella storia dello sport italiano e anche delle emozioni, che valgono quanto le vittorie. Ad accompagnarla anche in questa seconda parte di vita, più che di carriera, ci sarà sempre il fratello-allenatore Davide che, dopo aver sbancato le Olimpiadi, le ha chiesto una sola cosa: «Vorrei solo che facesse la cosa che la fa stare meglio». In questo caso, molto fratello e poco allenatore.
