Mosaner esclusivo: "Nel curling tanto sacrificio, ho perso 15 chili negli ultimi mesi"

Dal bronzo olimpico conquistato a Milano-Cortina in coppia con Constantini ai momenti passati con Mattarella: l'azzurro racconta i suoi Giochi
Erika Primavera
3 min

CORTINA - Papà Adolfo lo mette su una pista a 4 anni. «Ovviamente non riuscivo a spostare una stone neanche di 20 cm, la scopa era più alta di me». Poi calcio e pallavolo, soprattutto ciclismo, finché nel 2012 sboccia (letteralmente) un amore totale: oggi dici curling e pensi ad Amos Mosaner, l’altra metà del ghiaccio di quel doppio misto con Stefania Constantini.

Che effetto fa essere uno dei volti dell’Olimpiade?
«Sognavo e speravo di fare qualcosa di importante ma vincere un oro e un bronzo era inimmaginabile».

Vi hanno scelto per accompagnare il Presidente Mattarella durante la sua permanenza a Cortina.
«Che emozione stare seduto vicino a lui. È attentissimo e competente, non mi aspettavo notasse alcuni dettagli tecnici».

Tutti parlano di curling.
«L’importante per me è proprio questo, al di là del risultato: far appassionare tanti italiani a questo sport di nicchia. Vorrei che i giovani capissero che per ambire a qualcosa di grande ci siamo anche noi».

Da appassionati a praticanti, come si fa?
«Purtroppo mancano gli impianti. Tanta gente mi chiede dove può provare... Se lo segui in tv ma non giochi, il movimento non cresce».

Oro a Pechino 2022 e bronzo a Milano Cortina.
«Sono sincero: l’ultima medaglia vale di più e mi rende orgoglioso. Quattro anni fa eravamo gli underdog, stavolta ci davano per favoriti. Riconfermarsi non era facile. C’erano tante aspettative, siamo stati bravi a rimanere uniti nei momenti più difficili».

Quanta fatica c’è nel curling?
«L’impegno muscolare è gigantesco per spazzare, poi c’è la concentrazione mentale per indirizzare la stone. Serve molta preparazione fisica».

Dentro e fuori dal ghiaccio?
«Un esempio: negli ultimi sei mesi ho perso 15 chili per rendere al meglio».

Ecco perché ha dedicato la medaglia anche al suo preparatore atletico, Andrea Cardone.
«Non parliamo solo di allenamento ma di sostegno complessivo. L’altra sera a mezzanotte l’ho chiamato perché non avevo le tapparelle alla finestra della camera e non riuscivo a dormire. Lui è venuto con i cartoni e ha coperto i vetri. Auguro a tutti di avere vicino una persona come lui».

Ancora Milano Cortina, poi il futuro.
«Magari si apriranno nuove strade, chissà. Il mio grande sogno è allenare ma sono concentrato sull’Olimpiade e su questa stagione. Ne parleremo poi».

 

 

 


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