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Rio2016: Don Lusek "La migliore gioventu' italiana e' qui"

Rio2016: Don Lusek

Il cappellano della squadra italiana ha raccontato la sua avventura in mezzo agli atleti.

 

domenica 21 agosto 2016 12:32


RIO DE JANEIRO (BRASILE) (ITALPRESS) - Non solo muscoli da allenare, ma anche un cuore e un'anima da curare. Il villaggio olimpico a Rio de Janeiro, sede delle Olimpiadi, e' anche un luogo in cui gli atleti italiani possono avvalersi delle "cure" di Don Mario Lusek, cappellano della squadra italiana, direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana. La sua presenza e' discreta, ma di solito non passa inosservata tra gli atleti che in tanti si avvicinano a lui per un consiglio, una parola di conforto, un incoraggiamento, qualcuno anche per confessarsi. "Ho avuto la fortuna di stare quasi gomito a gomito in questi giorni con diversi atleti, ogni esperienza olimpica e' sempre diversa dall'altra, sempre caratterizzata da stili e comportamenti diversi. Ma e' indubbio che qui confluisce la migliore gioventu' che abbiamo in Italia" le parole all'Italpress di Monsignor Lusek.
"Parto sempre dalla convinzione che i nostri ragazzi, soprattutto quando fanno sport, hanno anche una marcia in piu'. Nel senso che la bravura che noi richiediamo ai nostri giovani loro la manifestano anche con una preparazione atletica che a volta sa di ascesi, perche' fatta di fatica, di impegno, di rinunce, proprio per un obiettivo, una meta. Ci vedo anche un'immagine di quello che dovrebbe essere l'atteggiamento di un giovane d'oggi e Papa Francesco lo ripete spesso che lo sport e' importante per questo e a giocarsi la vita su qualcosa di solido e forte. Lo sport aiuta a questo, qui ho trovato persone di questo genere, non piu' di altre volte, ma certamente con una qualita' vera, di autenticita'".
I giovani atleti si avvicinano a Don Mario e lui vede questo enorme complesso che e' il villaggio olimpico come una sorta di maxi oratorio. "Il mio atteggiamento e' di collocarmi li' con una presenza mite, che non vuole invadere campi che non gli appartengono o assumere ruoli che non son propri, ma fare proprio il prete che e' a disposizione di tutti senza vincoli e senza atteggiamenti di proselitismo, ma di vicinanza, di prossimita', di amicizia e di condivisione. La confidenza nasce da questo stare vicino, che e' fatto di battute, di simpatie, di scambi anche di esperienze e che nello stesso tempo puo' dare il via anche a qualcosa di piu' profondo e con qualcuno questo avviene e si tramuta in un dialogo piu' profondo, in una esperienza di confessione e qualcuno anche di confidenze delle esperienze che stanno vivendo in uno stile di simpatia reciproca. La maggior parte richedono un dialogo, la presenza e' occasionata dall'evento e l'evento stesso favorisce questo tipo di rapporto e di familiarita'".
(ITALPRESS).

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