Arianna Fontana nella storia: "Non era scontato vincere altre medaglie". Il peso di una campionessa infinita

Le parole della numero uno azzurra dello short track: "Vi dico la medaglia più sofferta e cosa ho in mente per il futuro"
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Con quattordici medaglie olimpiche nel corso di una carriera intera Arianna Fontana ha segnato profondamente la storia dello sport italiano e, in particolare, dello short track. Nell'ultima edizione dei Giochi invernali di Milano Cortina Arianna ha aggiunto altre tre medaglie (oro nella staffetta mista, doppio argento nei 500 mt e nella staffetta femminile) alle 11 già conquistate arrivando, appunto, a 14 e superando il primato detenuto dall’ex e compianto schermidore Edoardo Mangiarotti. Fontana è attualmente l’unica italiana a livello invernale ed estivo che può vantare questo record. Proprio per questo, DAO Sport, che sostiene l’atleta dal 2012, ha celebrato gli ultimi podi dai cinque cerchi con alcuni scatti esclusivi.

Fontana: "Vi dico la medaglia più sofferta"

Quel pezzo di metallo, che sia d’oro, d’argento o di bronzo, è testimone della storia della pattinatrice. E così, a mente fredda, l’azzurra sta realizzando e cercando di godersi quanto conseguito. "Dopo tutto questo tempo - spiega, con addosso i 14 sigilli delle sue imprese, nelle foto realizzate in esclusiva da DAO Sport - non era scontato non solo gareggiare, ma conquistare tre medaglie. Questo dimostra che le scelte e la preparazione svolta in vista dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, mi hanno dato ragione. La medaglia più sofferta è stata quella nei 500 metri, da sempre la mia gara preferita. Quando ho tagliato il traguardo ero proprio felice ripensando al percorso fatto per arrivare lì: quel podio ha ripagato i miei sforzi, quelli di Anthony e di tutto lo staff".

Parla l'allenatore di Arianna Fontana

Dietro una grande atleta c’è infatti un team sempre pronto a lavorare per fare il massimo. Nel suo caso, si tratta di un allenatore, Anthony Lobello, che prima ancora è il compagno di vita e marito: "Nella stagione olimpica non conta quanto tu sia stanco, bisogna curare ogni singolo aspetto. Nel nostro rapporto - continua il tecnico - il lavoro in pista è forse la cosa più facile, alla fine abbiamo gli stessi obiettivi con una prospettiva diversa. Il più è l’organizzazione del resto, trovare del tempo per la componente personale ed adattarsi. Abbiamo lavorato tantissimo sulle lame dei pattini: è come la sensazione che provano i piloti in Formula Uno, è soggettivo e su misura. Otto anni fa, abbiamo ridisegnato le lame da zero e anche dopo Pechino abbiamo rivisto tutto, curando la manifattura e ogni elemento. Quello è il nostro punto di forza, la cosa importante è essere sicuri delle proprie attrezzature".

Fontana sul futuro

Ora, Fontana, che non prenderà parte ai Mondiali (in programma da oggi fino al 15 marzo), sta valutando ogni possibile scelta sul futuro. "Voglio lasciare tutte le porte aperte, inclusa l’ipotesi di continuare. Non mi sono data limiti di tempo: fisicamente so che potrei farcela, ma devo trovare la motivazione. Prima di Milano - Cortina volevo fare qualcosa di speciale per l’Italia e per lo sport, gareggiando nella doppia disciplina (pista lunga e short track, ndr). Poi, l’infortunio mi ha destabilizzato e non sono riuscita a ricalibrare tutto il lavoro. Se vado avanti deve esserci una forte spinta".
Più che pensare al domani, Fontana riprenderà in mano quel famoso filo e cercherà di viversi il momento, per una volta, senza inseguire nessuno.


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