Autogol paralimpico  

Leggi il commento in vista della cerimonia di presentazione dei Giochi Paralimpici
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6 marzo, cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici. Assisteremo a questo spettacolo: sfileranno Russia e Bielorussia con la loro bandiera ma non ci sarà l’Ucraina. Oltre ad altri Paesi che si stanno aggiungendo. Intanto bisogna distinguere gli attori: la paralimpiade riguarda il Comitato Internazionale Paralimpico (IPC) e non il CIO (Comitato Olimpico Internazionale). Sono due mondi paralleli, mai come ora distanti. La catena di sottovalutazioni nasce a settembre 2025, quando l’IPC decide di mettere ai voti la riammissione di russi e bielorussi.

Primo errore: prendere una strada diversa rispetto al CIO. Secondo errore: pensare a un risultato scontato che confermasse la presenza di russi e bielorussi in forma neutrale. Invece dal segreto dell’urna esce l’indicazione esattamente opposta. Terzo errore, pensare che russi e bielorussi non potessero qualificarsi, cosa di cui Parsons (presidente dell’IPC) si diceva certo. Ma quel voto di riammissione a settembre, ha permesso a russi e bielorussi di ricorrere al Tas. Vincendo. Risultato: alle Paralimpiadi ci saranno sei russi e quattro bielorussi con inno e bandiera. In tutto questo c’è l’Italia: il ministro degli esteri Tajani e il ministro dello sport Abodi si sono già espressi e non sono d’accordo. Ieri la nota ufficiale del nostro comitato paralimpico, guidato da Marco Giunio De Sanctis, per ricordare che abbiamo votato per la presenza di russi e biloerussi solo in forma neutrale. Anche se, a onor del vero, il 25 settembre scorso, dopo il voto sulla riammissione, lo stesso Cip auspicava che “il Cio seguisse la strada intrapresa dal Comitato Paralimpico Internazionale”.

Precisando comunque che “bandiere e inni appartengono a una dimensione più politica". Difficile trovare ora una soluzione: se il comitato internazionale paralimpico tornasse indietro, calpesterebbe se stesso. Se non lo facesse, nella sfilata della paralimpiade italiana ci sarebbe la Russia e non l’Ucraina. «Nulla rischia di uccidere la democrazia più dell’eccesso di democrazia» diceva Norberto Bobbio. Quel voto di settembre è stato fuori luogo. Su certe cose le sfumature di grigio stonano. C’è il bianco o il nero: o russi e bielorussi non dovevano mai essere esclusi perché lo sport unisce, tesi anche sostenibile, oppure bisognava mantenere la posizione di esclusione. La guerra non è finita.


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