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Luca Carboni: «Higuain sarà decisivo nella corsa allo scudetto»

Luca Carboni: «Higuain sarà decisivo nella corsa allo scudetto»

Il Pop-Up Tour 2016 stasera è a Roma all'Atlantico: «Sono emozionato. Il locale è intimo: io vicino al pubblico. Il Bologna? Quest'anno è straordinario. Che bravo Donadoni!»

 Simone Zizzari

domenica 28 febbraio 2016 15:07

ROMA - La musica, certo. Ma anche il Bologna. Il cuore di Luca Carboni è diviso a metà. Da una parte c’è la sua carriera lunghissima e piena di riconoscimenti, soddisfazioni, applausi, dall’altra il calcio che lo ha sempre appassionato. Il cantautore bolognese ha cominciato lo scorso 18 febbraio a Milano il suo Pop-Up Tour 2016 che stasera arriverà a Roma, all’Atlantico. «Sarà un’emozione bellissima. Suonerò in un locale più intimo proprio per avere un contatto più diretto con il mio pubblico. Mi piaceva avere questa condivisione di sentimenti. Sarà un festa piena di colori, un concerto in linea con la musica elettronica presentata sul mio ultimo album Pop- Up». L’esperimento sembra essere riuscito visto che le prime date del tour hanno fatto registrare ovunque il tutto esaurito.

Qual è il segreto della sua longevità artistica?

«Cambiare è inevitabile. Il primo disco l’ho fatto a 21 anni, ora ne ho 53. Ho cominciato a scrivere da figlio ribelle, ora sono un padre. Però lo spirito con cui si affronta la musica è sempre lo stesso».

Nel suo ultimo album, Pop- Up, c’è un brano che si intitola “Bologna è una regola”. Come mai questo titolo?

«L’ho scritto a quattro mani insieme a un amico che non è bolognese. L’idea è quella di raccontare la magia di questa città per chi la vive da dentro e da fuori. Bologna è conosciuta in tutto il mondo nonostante non sia una metropoli».

Lei è un grande tifoso del Bologna, così grande che non si perde mai neanche una partita. E’ vero?

«Quando gli impegni me lo consentono, vado sempre allo stadio. Con il tour è più complicato ma in televisione non manco mai l’appuntamento. Io amo questo club anche per la sua storia. Noi tifosi rossoblù siamo abituati a tifare una società e una squadra in perenne lotta per la salvezza ma è bello anche così».

A quale calciatore della storia del Bologna si sente più affezionato?

«Sicuramente Giacomo Bulgarelli, poi Eraldo Pecci e Beppe Savoldi».

E della rosa attuale chi le piace in modo particolare?

«La squadra di quest’anno è straordinaria. C’è un perfetto mix di campioni (come Destro e Giaccherini) e giovani fortissimi dal futuro assicurato come Diawara, Ferrari e Masina. Mai come quest’anno il Bologna è un insieme di potenziali simboli futuri».

Qual è la partita del Bologna che le è piaciuta di più in questa stagione?

«Abbiamo vissuto molte belle partite ma forse la vittoria più eclatante è stata quella contro il Napoli in casa. Gli azzurri sono arrivati in gran forma e nonostante questo e un cammino casalingo fino ad allora piuttosto altalenante abbiamo dominato il match».

Si vede la mano di Donadoni?

«Lui sta facendo bene e ha avuto grandi intuizioni. Io però sono sempre stato fiducioso in chiave salvezza anche prima del suo arrivo perché la rosa della squadra è di un livello più che adeguato per la serie A».

Ha letto dei dissidi fra Totti e Spalletti? Da che parte sta?

«Io penso che Totti, oltre a essere il simbolo della Roma, è insieme a Baggio l’uomo immagine del calcio italiano all’estero. Credo che Francesco sia abbastanza intelligente da capire quando diventerà un peso per la squadra».

Corsa scudetto: Juve o Napoli?

«La Juventus è più abituata alla vittoria. Però sarebbe simpatico veder vincere il Napoli di Sarri. Per me Higuain sarà l’ago della bilancia: se non cala di rendimento, la squadra partenopea avrà grandi chance di prendersi il titolo».

Il calcio italiano sta faticosamente riprendendosi dopo un periodo di appannamento in termini di risultati. Quanto tempo dovrà passare prima di rivedere le squadre italiane dominare di nuovo in Europa?

«Ho conosciuto tanti tifosi che si sono disamorati di questo sport perché hanno capito di aver tifato per giocatori che magari si vendevano le partite. Bisogna ripulire l’immagine del calcio. Anche le televisioni non aiutano con tutti questi orari assurdi. Una volta la domenica pomeriggio era dedicata al calcio. Oggi non è più così. E poi gli stadi di proprietà: quando finalmente i club italiani potranno costruirli, allora il calcio nostrano potrà davvero risorgere.

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