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Bologna, Sansone a caccia della svolta col Napoli

Ai rossoblù servono i suoi colpi: momento difficile per l'attaccante che deve fare la differenza

Bologna, Sansone a caccia della svolta col Napoli
© FOTO SCHICCHI

BOLOGNA - La fotografia del momento di Nicola Sansone sta in un cinque a zero. E’ il numero di contrasti che ha perso contro il terzino del Parma, Iacoponi: per cinque volte Sansone si è fatto fermare dall’avversario senza riuscire a creare la superiorità numerica. Adesso vuole ritrovarsi e dare al Bologna di più, Sansone è in una fase calante che dura ormai da qualche partita, una parabola discendente che trova la sua epifania, il suo momento di inizio a Marassi contro il Genoa: un calcio di rigore sbagliato per superficialità o troppa sicurezza? Un errore figlio di scarsa concentrazione o eccesso di volontà nei propri mezzi? A lui, dopo quell’errore fatale, Mihajlovic riservò una strigliata. Furono in molti a dire che quel tipo di scelta, il cucchiaio, con Mihajlovic Sansone non l’avrebbe fatto mai. Facile parlare dopo. A oggi, però, quell’episodio è stato una sorta di oscuro presagio, uno spirito contro cui Sansone sta ancora combattendo. Non è più lui, o lo è solo in parte.

Il dialogo

Con Sansone, in queste ore, ha parlato anche Mihajlovic. Nei giorni del tutti sull’attenti Sinisa è riuscito a trovare anche il modo di rivedere insieme a qualcuno i concetti più importanti del suo gioco. Naturalmente Sansone è uno dei giocatori più importanti. Dà tutto, in campo, sempre guardando i numeri, è quello che si produce in più azioni. Ma nelle ultime gare il numero di dribbling riusciti è calato, il numero di cross a segno è sotto la media. Eppure quando non c’è si sente. Contro il Sassuolo, a Reggio Emilia, Mihajlovic gli aveva preferito Skov Olsen. Ancora troppo acerbo il danese, Sansone rimane l’uomo che può fare la differenza. Ma sta navigando in un limbo, in un’espressione di volontà forsennata che però lo porta a sbagliare. E certo non aiuta l’assenza di Roberto Soriano, gemellino di Nicola. I due dialogano, si conoscono, sanno come muoversi. Quando in campo ne manca uno, l’altro va un po’ in crisi. Ma è chiaro che Sansone dovrà ritrovare la giusta continuità, perché il suo contributo (a fronte poi del suo acquisto in estate) diventa decisivo.

Gli esterni

In generale è tutto il compartimento degli esterni a soffrire. Quella delle zone laterali di campo è una crisi. Motivazioni: tante. L’assenza di Dijks (quasi settanta giorni), la poca malleabilità di Krejcì, il mancato supporto di Mbaye: tutte cose che limitano la spinta in un gioco che richiede molto quel lavoro. Con il ritorno di Bani e Danilo, lo spostamento di Tomiyasu a terzino come a inizio stagione servirà a riequilibrare un po’ le cose. Ma tantissimo deve essere fatto dai due giocatori d’attacco, Sansone e Orsolini, pedine decisive per vincere le partite. Da loro Mihajlovic si aspetta un salto di qualità. Meglio se al San Paolo, lì ci sarà anche la componente simile all’impresa eroica.


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