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Berrettini: "Non si può giocare con i guanti. Djokovic avversario più ostico"

Il tennista numero 8 al mondo sulla ripresa: "Credo sia molto difficile permettere ad una nazione di ospitare un evento con 400-500 atleti che arrivano da 80 paesi diversi"

Berrettini:
© EPA

ROMA - Matteo Berrettini non è fiducioso sulla ripresa delle competizioni di tennis. Il tennista italiano in un'intervista a Rai Radio 1 ha dichiarato: "Credo sia molto difficile permettere ad una nazione di ospitare un evento con 400-500 atleti che arrivano da 80 paesi diversi, ma spero tanto di sbagliarmi e spero che in un futuro prossimo si possa giocare". Il numero 8 del tennis mondiale si è soffermato anche sui possibili cambiamenti che ci potrebbero essere quando le competizioni riprenderanno: "Le uniche condizioni che vedo possibili sono giocare a porte chiuse, evitare tutti i contatti non necessari a partire dalla stretta di mano fra gli atleti e con l'arbitro e gli asciugamani che non devono essere toccati dai raccattapalle. Un tennis diverso da quello al quale siamo abituati, ma senza stravolgere le basi: giocare con un guanto di lattice, ad esempio, non può essere la stessa cosa perché si perde completamente la sensibilità sulla racchetta". Poi ha raccontato la sua quarantena a Boca Raton, in Florida, a casa di Ajla Tomljanovi?, la tennista croata, naturalizzata australiana: "Non c'è stato un lockdown così restrittivo come in Italia, ma abbiamo comunque seguito delle regole abbastanza ferree. Siamo riusciti ad allenarci perché abbiamo una casa che ci consente di fare esercizio fisico e abbiamo avuto la possibilità di andare a giocare a tennis in una casa privata. Pochi giorni fa ho preso una storta alla caviglia, ma è una cosa leggera".

"Djokovic il più duro da affrontare"

Berrettini ha avuto modo di parlare anche di tennis giocato, partendo da un'analisi sulle sue qualità: "Mi sento completo su tutte le superfici, ma in questo momento se dovessi giocare la partita della vita la giocherei sul cemento all'aperto. Perchè è una superficie veloce che esalta le mie armi, servizio e dritto, ma non è così veloce come l'erba dove puoi cambiare un pochino meno la traiettoria e il gioco è più piatto e con meno variazioni". Quando invece gli è stato chiesto dell'avversario più ostico da affrontare la risposta è stata secca: "Djokovic, perché le sue caratteristiche migliori si incastrano bene con le mie. Ha una risposta sul servizio pazzesca e quindi riesce, la maggior parte delle volte, a neutralizzare la mia battuta. E poi quando tento di fare male con il dritto lui si muove molto molto bene e quindi fronteggia bene anche quella parte del mio gioco e per me diventa difficile costruire il punto e cercare di vincere la partita". Diverse le sensazioni quando aveva come sfidante Roger Federer, il suo idolo di sempre: "Per me giocare contro di lui è sempre stato un sogno e sono contentissimo di averlo realizzato. È stata un'emozione bellissima, soprattutto la prima volta che ci ho giocato, sul centrale di Wimbledon. Ero parecchio emozionato e non sono riuscito ad esprimere il mio miglior tennis".

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