Sanguinetti sicuro: "Berrettini centra anche Wimbledon"

L'ex numero 42 del mondo, oggi allenatore, scommette sul romano dopo i due tornei vinti: "Sull’erba ha solo 4 ko in 4 anni. Io ho un presentimento. Dove migliorare? Deve stare più tranquillo in risposta"
Sanguinetti sicuro: "Berrettini centra anche Wimbledon"© EPA
4 min
Ronald Giammò

«Secondo me fa centro anche a Wimbledon, ho questo presentimento». Parla con cognizione di causa, Davide Sanguinetti, ex n.42 del mondo, 2 titoli ATP in carriera ritiratosi ormai 14 anni fa. Nel 1998, sui campi dell’All England Club, il viareggino riuscì infatti a spingersi fino ai quarti di finale dove fu battuto dall’olandese Richard Krijcek. Prima di lui, nell’era Open, solo Adriano Panatta nel 1979 era arrivato così lontano (nel 1960 Nicola Pietrangeli perse in semifinale contro Rod Laver, ndr): «Ho bei ricordi. Nessuno pensava che ce l'avrei fatta e invece ci riuscii ed è un risultato di cui sono ancora contento». L’azzurrò s’impose contro Squillari, Volckov – in quello che resta forse il suo match più bello del torneo – e Clavet. Se Panatta dovette aspettare 23 anni prima di venir affiancato, altri 23 ne sono serviti per trovare un italiano capace di far meglio di loro due, merito di Matteo Berrettini e della finale da lui giocata a Wimbledon l’anno scorso.

Con Berrettini l'Italia ha trovato uno specialista dell'erba? 
«Il suo è un tennis che si adatta a tutte le superfici altrimenti non riesci a restare al vertice nel tennis di oggi».

Si aspettava un ritorno così? 
«Non me l'aspettavo, sono sincero, ma decidere di tornare a giocare sull’erba è stata la scelta giusta: tutti partono da zero e lui negli ultimi quattro anni su questa superficie ha perso solo quattro partite».

Ha margini di miglioramento? 
«Sì, ad esempio provare a rimanere più tranquillo sulla risposta, ma tornare dopo esser stato fuori tre mesi e riuscire a fare quel che ha fatto è stato davvero incredibile. Non può che migliorare».

La transizione dalla terra all'erba è davvero la più complicata della stagione? 
«Sì, quando giocavo io era più brusca perché l'erba era ancora più veloce, mentre oggi è più facile: la palla rimbalza di più, gli slice non sono così veloci e c'è più probabilità di allungare lo scambio. Quando giocavo io si andava più spesso a rete mentre oggi dal fondo si riesce a giocare benissimo».

E lo trova giusto? 
«Dal punto di vista dello spettacolo sì, ai miei tempi si facevano tanti ace: Ivanisevic, Kraijcek o Becker ne servivano decine a partita. Lo spettacolo, l'intrattenimento, beneficiano di un gioco come quello di oggi».

Diceva dello slice, un colpo che Berrettini usa benissimo. 
«Non solo quello. Ha una forza impressionante, basta guardare il suo servizio: è sempre lì ed è molto più facile giocare così perché ci si sente più tranquilli e ci si concentra sui game in risposta».

Tornando alla transizione, quali gli accorgimenti da adottare per renderla meno brusca? 
All'inizio è un po' diverso e bisogna stare attenti. I piedi sono i primi ad accorgersi del cambiamento: ricordo la prima volta che giocai sull'erba, mi presentai senza le scarpe adatte, ero al Queen's e non riuscivo a stare neanche in piedi. Poi mi spiegarono che esistono anche scarpe da erba...».

E sui movimenti invece, cosa cambia? 
«Rispetto alla terra ci sono meno scambi. Sull'erba i dolori vengono alla parte bassa della schiena, sui lombari e più giù sui glutei. Non scivolando devi bloccare la corsa frenando e il giorno dopo queste fatiche si sentono».

Quella degli specialisti del verde è una categoria in via di estinzione. 
«C'è Federer che però ormai non gioca più, più in generale oggi non esiste più il giocatore da erba, sono spariti gli erbivori. Si gioca un tennis molto fisico basato sul servizio e la potenza». 

Berrettini, campione e gentiluomo
Guarda il video
Berrettini, campione e gentiluomo

Commenti