Tennis, Barazzutti: “In Sinner rivedo Agassi, può diventare il numero uno”

L’ex azzurro e capitano di Davis: "Per tipologia mi ricorda l’americano, è un predestinato. Ha un gioco ricco e ordinato, ma può migliorare nel servizio e nel gioco a rete"
Tennis, Barazzutti: “In Sinner rivedo Agassi, può diventare il numero uno”© ANSA
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Giorgio Burreddu
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Quando Jannik Sinner dice di aver lavorato con impegno «per arrivare a essere un giocatore migliore» non sta dicendo tutto. Bisogna entrare nelle pieghe, nei dettagli, nelle piccole sfumature delle parole per saperne di più. Lente stroboscopica affidata a Corrado Barazzutti, che di talento e tenacia se ne intende. «Sinner è un ragazzo che ha le carte in regola per diventare uno dei più forti del mondo. Non solo. Per diventare il numero uno del mondo».

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Effetto Umago. Ma non solo. Il successo di Sinner contro Alcaraz al torneo croato è come una cartina tornasole. Tira fuori altro. Dice Barazzutti che «da Wimbledon ho trovato un Sinner molto migliorato, mi pare che abbia le idee molto più chiare, che abbia trovato il giusto equilibrio del suo gioco». Peccato che non giocherà a Washington (Atp 500): Sinner tornerà in campo a Montreal, per il primo dei due Masters 1000 di agosto che anticipano gli US Open. Orizzonti americani. Li può vincere? Barazzutti non ha dubbi, crede ai grandi sogni: «Un successo lì non è fantascienza. Ma dipenderà da tanti fattori».

Quali?

«Intanto capire cosa succede a Nadal e Djokovic, quando ci sono questi due in circolazione è complicato per tutti. Sono di un altro livello e lo rimaranno finché non decideranno di smettere. Ma se non giocano, o dovessero avere uno scivolone, beh allora gli Slam sono aperti a una pattuglia di giocatori. Anche gli US Open».

Non andiamo troppo lontano. Il Sinner di Umago che giocatore è?

«Un giocatore con un tennis più ricco, anche con soluzioni diverse da quelle che ha già nel suo bagaglio. E poi, come si dice, un tennis in ordine, un tennis ordinato e molto equilibrato».

Il fatto che abbia vinto sulla terra, per la prima volta, vuol dire qualcosa?

«Non credo. Vuol dire che ha una superficie in cui si sente a suo agio, ma questo non significa che non possa vincere sulle altre».

Il suo è un tennis al massimo delle potenzialità?

«Nella sua zona comfort, vicino alla riga di fondo, dritto e rovescio, ha meno margini di miglioramento perché è già tra i migliori del mondo. Dunque la cosa che può migliorare è sbagliare ancora meno. Veloce la mano, velocissimi i piedi, tennis buonissimo».

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E allora in cosa può migliorare?

«Può servire e giocare a rete meglio di come fa adesso. Sinner non è un giocatore di rete, ma deve andare a fare una volée comoda. Quello che può fare è migliorare le sfaccettature. Come? Provando e riprovando in allenamento e poi in partita. E’ quello, è lì che si ottengono i miglioramenti, provando senza paura di perdere un punto o un match in più. Lo ha detto lui: voglio provare provare provare. Sperimentare, così avvengono grandi miglioramenti»

Coach Cahill ha detto che per passione e fuoco gli ricorda l’australiano Hewitt. A lei ricorda qualcuno?

«Agassi. Come tipologia di gioco, non come movimenti né fisico. Sinner è un giocatore che in quella zona di comfort colpisce come non ho mai visto nessuno colpire».

E il cambio di team? Cosa spinge un giocatore a farlo?

«Una sensazione di malessere che viene da una situazione di sfiducia. Normalmente è così. Quando non si ha fiducia nel team non si può stare in campo con il giusto feeling. Ma non so se è lo stesso che è successo a Sinner».

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Lei Sinner lo conosce?

«Piatti me ne parlava: vieni a vedere questo ragazzo, gioca benissimo. Andai a Bergamo, lì ci siamo conosciuti. Mi impressionò. Mentre giocava scambiavo messaggi con Piatti. “Che ne pensi?”, chiedeva. “Ha un grande futuro”. Non ho sbagliato. Quando ero capitano, tentai di farlo giocare in Davis due volte. Ma non era disponibile, con mio dispiacere».

Che cosa ha in più Sinner?

«Grande determinazione, ma abbinata a una grande cultura del lavoro. Sa che se lavora raggiunge i risultati che vuole. Il suo è talento supportato da carattere e testa forte. L’ho detto altre volte: Sinner è un predestinato».

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In Italia ormai i predestinati sono diversi.

«Abbiamo avuto una nidiata di giovani che sono cresciuti molto bene: Sinner, Musetti, ma anche Zeppieri, che sta venendo fuori. L’Italia ha avuto la fortuna di intercettare il talento in qualche maniera, e di trovare i maestri giusti».

Lei chi preferisce: Berrettini, Sinner o Musetti?

«Sono giocatori con caratteristiche differenti l’uno dall’altro ma con un denominatore comune: il carattere da campioni, e la cosa mi piace per tutti e tre».

Speranze in vista della Davis, insomma.

«Come capitano sarei stato ben felice di avere una squadra come questa. Una squadra».

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